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Fabrizio Boschi

13 Luglio Lug 2018 13 luglio 2018

Pellegrinaggio in Val d’Orcia

Da oggi basta parlare di politica. Almeno in questo blog. Diciamo che sono così saturo di tutti i nostri governanti da averne la nausea, dunque, quando scrivo qui preferisco, da ora in poi, dedicarmi alle cose più frivole ma non meno importanti della vita, come viaggi e vacanze. Luoghi del cuore o posti da scoprire e poi consigliare. Provo a distrarmi così dall'argomento che da anni angoscia le mie giornate, scrivendo e riflettendo sulla storia e le bellezze delle nostre terre, troppo spesso ignorate. Oggi il Viandante Fiorentino muove i primi passi dalla mia terra d’origine, la Toscana, e si dirige in uno dei luoghi più belli di quella straordinaria terra. Il magnifico paesaggio della Val d’Orcia, tra le colline toscane, è stato inserito nella World Heritage List dall'Unesco nel 2004. Si dice che se passi dalla Val d’Orcia va a finire che ci compri casa. Ed è vero, perché un così perfetto connubio tra arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema, non esiste in tutto il mondo. Secondo l’Unesco questa valle è un eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel Rinascimento e rispecchi gli ideali del “buon governo" (XIV e XV sec.) tipici della città-stato italiana, i cui splendidi luoghi sono stati celebrati dai pittori della scuola senese, fiorita tra il XIII ed il XV secolo. Le immagini della Val d'Orcia ed in particolar modo le riproduzioni dei suoi paesaggi, in cui si raffigura la gente vivere in armonia con la natura, sono così divenute icone dell’epoca rinascimentale. Ne è un esempio perfetto il ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti “Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo” (1338-1339), conservato nel Palazzo Pubblico di Siena. Dolci colline ricoperte da una fitta vegetazione di vigneti, oliveti, cipressi, faggeti e castagneti, interrotta da antichi abitati di origine medievale, case rurali e rocche con torri impervie che si disperdono nell'isolata e tranquilla natura dei luoghi: è questo lo scenario che si presenta agli occhi del visitatore della Val d’Orcia. Cinque milioni di anni di storia geologica hanno lasciato il segno su questo territorio che oggi presenta una peculiare varietà di specie vegetali ed animali. Anche i depositi di lava dei vulcani ormai spenti di Radicofani e dell’Amiata hanno contribuito a delineare le forme di quest’area; la lava, induritasi, ha dato vita alle pietre scure conosciute come trachiti. Le rocce laviche si susseguono accompagnando il corso del fiume Orcia che taglia la valle e ne esce attraverso una profonda spaccatura. La Val d’Orcia ha legato i suoi destini alla via Cassia, la grande strada romana che metteva in comunicazione Roma col nord Italia e che attraversa per intero la valle. Una strada che, per gran parte del suo percorso, ricalca la storica via Francigena, dove il senso del viaggio ha lo spirito del pellegrinaggio. Il transito continuo di uomini e merci lungo tale fondamentale via di collegamento decretò l’importanza di alcuni centri abitati dell’area fino a suscitare l’interesse della Repubblica di Siena nel XV secolo. Castiglione d'Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d'Orcia sono i cinque splendidi comuni che hanno scelto di dare vita al Parco della Val D’Orcia per tutelarne l’ambiente e il territorio e per promuoverne il marchio. Contignano, Monticchiello, Bagno Vignoni, Rocca d'Orcia, Campiglia d'Orcia, Bagni San Filippo, Vivo d'Orcia, sono altre magnifiche località che in questa zona costituiscono anche un tuffo in un passato affascinante e ricco di suggestioni. La ricchezza e la varietà del paesaggio non sono gli unici elementi che caratterizzano questo territorio incontaminato, anche la produzione enogastronomica è infatti uno dei punti di forza della Val d'Orcia: il cacio pecorino di Pienza, il miele della Val d'Orcia, l'olio extra-vergine di oliva di Castiglione d'Orcia, i salumi di Cinta Senese. E ancora funghi e tartufi, e uno dei vini più famosi al mondo: il Brunello di Montalcino. Tutto l’occorrente per metterci le radici.