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Alessandro Bertirotti

9 Agosto Ago 2018 7 giorni fa

La Taverna e l'osteria italiane

È tutta questione di… ignoranza. Dai centri vaccinali che sono "simulabili a quelli dove si fanno i marchi pe 'e bestie!", per arrivare all’ameno aneddoto "quando ero piccola facevamo la processione a casa de mi cuggino, perché così la zia se sgrugnava tutti i nipoti, così tutti c’avevano la patologia e se l’erano levata dalle palle". Ascoltando queste frasi potremmo pensare che a pronunciarle sia stato Gasperino, il famoso carbonaio de “Il Marchese Del Grillo”. Oppure che sia l’estratto di una barzelletta. Invece no. L’autrice di tante esternazioni è Paola Taverna, ex segretaria di poliambulatorio ed oggi quarta carica dello Stato italiano. Sì, avete letto bene. Del nostro Stato, o meglio, quello che rimane dello Stato. Ad oggi, come quarta carica dello Stato Italiano, vantiamo una persona capace di numerose sfaccettature. Non sa parlare la lingua italiana. Certo, considerato il suo status istituzionale è una pecca di non poco conto, ma, in fondo, volendo rimanere aderenti alla specificità dell’esemplare umano in questione, la non conoscenza della nostra lingua non è il più grave dei suoi (e dei nostri) problemi. Ogni volta che la Taverna apre bocca ed esterna, un manoscritto cade da un archivio di Stato e arranca verso una finestra per uccidersi con dignità. Insomma, è responsabile di quella moria suicida di molti libri in biblioteche e nelle librerie. Dovremmo pensare ad una nuova legge e domandarci se tutto questo non sia un vero e proprio attentato alla Costituzione. Ma va bene anche questo punto sul quale possiamo sorvolare. La vera caratteristica di questo parlamentare è che il suo dire sta rendendo dominante l’idea secondo cui chiunque può parlare di tutto, un po’ come accade nei social. Ogni individuo può parlare senza la benché minima competenza tecnica riguardo l’argomento trattato, infarcendo il tutto con giacobinismo di bassissima lega. Ognuno di noi è libero di pensarla come vuole riguardo ai vaccini, ma una cosa è certa. Considerare la vaccinazione nell’ambito degli adempimenti soggetti a liberissimo arbitrio rischia di far regredire l’umanità ad uno stato sanitario pubblico di almeno trecento anni or sono. Quando decido di non vaccinare mio figlio non espongo solo lui al rischio di malattie (anche mortali), ma espongo un’intera comunità. Ho già trattato questo argomento, proprio qui, nel blog, parlando della necessità di una maggiore compartecipazione dello Stato alle scelte genitoriali. Che poi, gli attuali vaccini siano contaminati e non affatto “puliti” è un’altra questione, ossia, dal mio punto di vista, è la vera questione che non vogliamo affrontare. E qui, potete leggere la ricerca di riferimento. Abbiamo vaccini sporchi, non tutti, ma alcuni certamente lo sono. Beninteso, come ho sempre  sostenuto, tutti abbiamo libertà di opinione, ma deve trattarsi di una libertà che non prenda le sembianze del pensiero unico demonizzante il sapere scientifico in toto. Le ricerche in materia sono molte e spesso in contraddizione. Ecco perché mi sento di dare un timido consiglio: per il nostro futuro, cerchiamo di attribuire ruoli istituzionali a qualcuno che non sia la parodia, fatta carne ed ossa, di un personaggio di Guzzanti!