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Alessandro Bertirotti

12 Marzo Mar 2018 12 marzo 2018

Non siamo la Germania

E’ tutta questione di… onestà intellettuale. Carissimi lettori, grazie alla collaborazione della cara amica e collega Katia Bovani, ritorno anche il lunedì con un ulteriore articolo, dedicato prevalentemente a temi di attualità politica. Il giovedì, gli argomenti potranno vertere invece su temi diversi da quelli strettamente politici. Ecco quindi le prime considerazioni. Il Presidente della Repubblica ha chiesto che i partiti agiscano con senso di responsabilità. Nessuno potrà sottrarsi a questo mònito e non solo per un senso del dovere verso gli italiani che hanno democraticamente espresso la propria volontà, ma anche (e, forse, soprattutto) per ragioni di opportunità politica. La Germania ha impiegato sei mesi per realizzare la Große Koalition: un tempo lungo (potremmo dire proficuamente lungo) e l'Europa tutta ha atteso, non soltanto che le forze in campo trovassero un piano di convergenza, ma, addirittura, che gli iscritti alla SPD esprimessero in via referendaria il consenso o meno alla Grande Coalizione. Tuttavia come recentemente ha  fatto puntualmente notare Giletti nella trasmissione Otto e mezzo (La7), i mercati non ci daranno sei mesi di tempo per formare il Governo. Lo stesso tempo non sarà concesso all'Italia. È inutile chiedersi il perché. In effetti, la percezione che l’Europa possiede della nostra classe politica e del “modo di fare” del tutto italiano non garantisce che il tempo porti davvero consigli maturi. In un certo senso, penso che l’Europa veda l’Italia come una meraviglia artistico-culturale e al tempo stesso la recepisca come una spina nel fianco. Infatti, in nome delle garanzie per il contenimento del nostro debito pubblico, l'Europa esigerà da noi, quanto prima possibile, quella stabilità di governo che in queste ore si trova in altissimo mare ma che, responsabilmente, i partiti  dovranno sforzarsi di raggiungere. Dunque, i vincitori del 4 marzo sono chiamati sia a giocare il ruolo dei vincitori sia ad offrire ai vinti un trattamento niente affatto vendicativo ma di auspicabile e possibile dialogo. Che sia la volta buona in cui si potrà assistere ad una crescita etica e intellettuale di questo nuovo Parlamento, di questa già definita Terza Repubblica?