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Gaia Cesare

11 Aprile Apr 2019 11 aprile 2019

Brexit, comunque vada...è già un flop

vignetta.May.TrustComunque vada…sarà un insuccesso. Anzi un flop lo è già questa Brexit che avrebbe dovuto restituire sovranità e orgoglio al popolo britannico, gli ha tolto invece tutto quello che di più prezioso aveva, il fiore all’occhiello delle sue istituzioni: credibilità, stabilità, coerenza, coesione, reputazione. Il secondo rinvio è arrivato nella notte, un’altra di attesa e sofferenza per una questione che si è trasformata in un dramma nazionale a puntate, uno stillicidio quotidiano capace di annientare la nazione più temprata. Alla fine il risultato è una proroga di sei mesi, fino al 31 ottobre, ma flessibile: se ce la farà (come non gli è riuscito fino a ora), il Regno Unito potrà sempre uscire prima. È un rinvio che toglie ancora dignità ai britannici, costretti a giugno a una revisione “informativa” che sa di “controllo qualità”. Ed è un rinvio che promette invece di creare un altro grande caos – chiamatelo pure “circo”, come ha fatto la Confindustria britannica – se gli inglesi parteciperanno alle elezioni europee. Perché se il Parlamento non darà il via libera all’accordo May-Ue entro fine maggio, gli elettori britannici parteciperanno sicuramente alle Europee, le stesse che cinque anni fa regalarono lo scettro di primo classificato a Nigel Farage e che ora potrebbero garantirgli un nuovo palcoscenico con il suo neonato The Brexit Party. Lo spettacolo di Theresa May costretta a elemosinare una proroga senza certezze è desolante. Lo è ancora di più se si pensa che fra sei mesi (o addirittura il 1° giugno se Londra non riuscisse a organizzare le elezioni europee) il Regno Unito rischia ancora il No Deal, un’uscita senza accordo, un disastro secondo le previsioni economiche della Banca d’Inghilterra e una Halloween da urlo vista la curiosa coincidenza con la notte delle streghe. Neanche i sondaggi riescono a fotografare con certezza gli umori del Paese. Una rilevazione ComRes sostiene che gli inglesi siano più spaccati che mai a quasi tre anni dal referendum: il 38%  vorrebbe il No deal, il 40% la revoca dell’articolo 50, cioè nessuna Brexit. Un sondaggio Bmg dice invece che il sostegno per l'Europa è cresciuto e il Remain sarebbe avanti di 10 punti percentuali (un record dal 2016) se si votasse in un secondo referendum, che però necessita di almeno sei mesi per la sua preparazione, il che richiederebbe un secondo rinvio (di cui già si parla). vignetta may crocifissaIn mezzo c’è Theresa May, che porta il peso dei peccati nazionali. Crocifissa quotidianamente (non senza colpe sue) dalla maggioranza di governo (fragile), dal suo stesso Gabinetto (diviso anch'esso) e dall’opposizione con cui pure deve trovare un’intesa in un Parlamento lacerato, finora capace di dire solo No, con i partiti alla guerra civile (Labour incluso). Una premier pronta in ogni momento alla sua morte annunciata. Nella speranza che il Regno Unito risorga dalle ceneri della sua Brexit. (Vignetta in alto di Bob Moran per il Daily Telegraph, in basso di Peter Brookes per The Times)