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Gaia Cesare

9 Giugno Giu 2017 09 giugno 2017

May, Cameron, Renzi, Clinton e il sadismo degli elettori

Barcollanti come birilli alla prova decisiva. Indeboliti o umiliati in cabina elettorale dopo aver invocato le urne per rafforzarsi. Incapaci di cogliere il mood popolare tanto da sposare battaglie le cui prime vittime sono proprio loro. In poco meno di un anno, da giugno 2016 a oggi, la Gran Bretagna schiaffeggia con una X sulla scheda elettorale due primi ministri che volevano entrare nella storia e che sono finiti invece nel girone della pubblica derisione, uno perdendo il governo, l'altra perdendo la possibilità di governare da sola, senza insidiose coalizioni. David Cameron e Theresa May hanno scommesso convinti di vincere o stravincere e hanno perso la sfida. Il primo convocando un referendum sulla Ue che mai credeva si sarebbe risolto nell’addio all’Unione Europea. La seconda chiamando a elezioni anticipate il Paese per rafforzare la sua maggioranza (assoluta) e finendo invece per perderla ed essere costretta a formare un governo di minoranza. Potremmo chiamarla maledizione Brexit e in un anno, lungo la strada, ha già provocato tradimenti e cospirazioni memorabili che hanno toccato diversi pesi massimi in campo conservatore. Michael Gove, l’uomo che avrebbe voluto prendere le redini del partito subito dopo il referendum, è stato prima spiazzato dalla candidatura di Theresa May, per rientrare in queste ore nel suo nuovo governo come ministro dell’Ambiente. Poi c’è Boris Johnson, l’attuale ministro degli Esteri - ora in quota per succedere a Theresa May - un anno fa era considerato il possibile successore di Cameron al 10 di Downing Street ma fu tradito dal fronte euroscettico, che lo costrinse a rinunciare alla corsa per la leadership dei Conservatori preferendogli Gove. Adesso entrambi potrebbero succedere a May se il suo governo andasse in fumo. Chi tocca la Brexit muore, verrebbe da pensare. Ma dalla Gran Bretagna alla Francia passando per gli Stati Uniti e fino all’Italia, in meno di un anno i principali leader dei principali partiti sono passati dalla gloria alla polvere o addirittura all’oblio anche grazie a un pizzico di sadismo degli elettori, a volte proprio dei loro stessi elettori. È successo a Matteo Renzi, che con la sconfitta al referendum costituzionale si è giocato la poltrona a Palazzo Chigi, chissà se solo temporaneamente. È successo nel circuito più limitato delle primarie della destra francese, con Nicolas Sarkozy che sperava di giocarsi una nuova partita per rientrare all’Eliseo. Battuto invece da François Fillon e Alain Juppé, quest’ultimo anche lui prima favorito e poi sconfitto alle primarie da quello stesso Fillon che alle ultime presidenziali non è nemmeno arrivato al ballottaggio, sbaragliato dall’astro nascente, ora presidente, Emmanuel Macron. Nell’annus horribilis dei big della politica, il voto per l’Eliseo ha umiliato i partiti tradizionali e soprattutto il leader a cui la Francia aveva affidato le speranze di una rinascita, quel François Hollande costretto a sparire dalla scheda elettorale per sfuggire a un’umiliazione annunciata e poi subita dal candidato socialista Hamon, agnello sacrificale del Ps in cui invece è cresciuto l’asso pigliatutto Macron. Stessa sorte per l’ex primo ministro socialista Manuel Valls, passato in pochi mesi da aspirante presidente a candidato in cerca di partito (perché quello di Macron no, non lo ha voluto tra le proprie fila). Infine lei, Hillary Clinton. La più clamorosa discesa agli inferi era toccata qualche mese prima alla favorita per la Casa Bianca, la donna che tutti i sondaggi davano in testa, prima che l’improbabile Donald Trump stupisse il mondo prendendo il posto di Barack Obama. Di lei si dice abbia addirittura avuto una crisi di nervi dopo il voto. E non è difficile da credere. Anche questo, in fondo, il segno che la vecchia politica non è più in sintonia con gli elettori. Oppure che gli elettori provano ormai un gusto sadico nel sovvertire i pronostici e scrivere loro il corso della Storia (compresa quella italiana, condizionata dall’esito dell’ultimo referendum costituzionale). Per gettare dalla rupe chi pensa di avere la vittoria - o la gloria - in tasca. E che al massimo, come nel caso di May, porta a casa una vittoria di Pirro. Twitter @gaiacesare