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Alberto Bagnai

24 Marzo Mar 2015 24 marzo 2015

Comunicazione di servizio

Scusate, mi rendo conto che questo a qualcuno potrà sembrare un uso un po' irrituale del blog, ma, come dire, essendomi consegnato in giovane età alla missione di educatore, mi tocca bere l'amaro calice fino in fondo, e spiegare (o meglio: mettere agli atti) alcune cose. Dico "mettere agli atti" perché a quanto sto per dirvi temo si applichi quella che ho battezzato "prima legge della termodidattica":   CI SONO COSE CHE SE POTESSERO ESSERE CAPITE NON ANDREBBERO SPIEGATE   Qualcuno (una minoranza rumorosa) continua a non capire cos'è un blog. Incredibile dictu! Mi scuso quindi con la maggioranza silenziosa se perdo un attimo di tempo a dire l'ovvio. Un blog è un posto dove una persona si esprime. Punto. Non vuole convincere nessuno (almeno, non io), non vuole necessariamente essere letto, non vuole far proselitismo, non vuole battibecchi. Se chi scrive dice cose interessanti, sarà letto da molti, susciterà dibattito, reazioni, ecc. Se invece è mediocre, non se lo filerà nessuno, e nel caso avesse voluto essere letto, si rammaricherà. È il mercato, bellezza! Questo è un blog, è il mio blog, è il posto dove mi esprimo io, io me, ego, Ich, moi. Sì, certo, è egotismo. D'altra parte, è un blog: non è un libretto di istruzioni, non è un call center, non è il bugiardino di un farmaco, non è una perizia giurata, non è un manuale universitario, non è un decreto legge: un po' di personalità ce la si può mettere. Dopo di che, siccome forse sarò un mòna, ma (purtroppo) non una monade, va da sé che anche questo blog, come tanti altri, è aperto alla possibilità di lasciare una riflessione o un commento. Commenti che però non possono essere tutti "Americano facce Tarzan" o "professorechennepenza"! Amici, scusate, io voglio bene a tutti (a me un po' di più): posso sommessamente farvi notare che da più di tre anni ogni giorno dico quello che penso? Ce l'avrete Google a tiro, se mi state leggendo, no? "Bagnai dimmi questo, Bagnai dimmi quello, Bagnai qui, Bagnai lì..." La risposta spontanea non la riferisco, ma credo ve la immaginiate. Se qualcuno venisse da voi, nel vostro negozio, o nel vostro ufficio, o sul vostro camion, o dov'è, a dirvi: "Fai così, no, fai così, e poi devi fare così, perché te lo chiedo io", voi come reagireste? Forse sfugge un dettaglio: le idee per voi saranno un passatempo. Per me sono anche un lavoro. E esattamente come se fra voi c'è un dentista non accetterebbe (per fortuna) da me che gli dicessi come fare una cura canalare, alla stessa stessissima identica stregua io non accetto (per fortuna) di essere guidato in discussioni sterili e sepolte dalla storia. Vi piacciono i pezzettoni di metallo giallo? Mangiateveli! Odiate lo Stato? Andatevene in Somalia! Pensate che tutti i vostri connazionali siano dei cialtroni corrotti e neghittosi? Andate a dirglielo in faccia! Insomma: fate come vi pare, basta che lo facciate fare pure a me. Io dico quello che mi pare, quando mi pare e se ho tempo. Alcune riflessioni sono interessanti, altre meno, alcuni sinceramente inutili (comprese le mie!), e se io rispondo con tre righe a uno che ha scritto una cartella di "lievi imprecisioni", e quello rincara con tre cartelle, bè, amici, sapete che c'è? Il discorso finisce lì. Eh già! Perché forse c'è una cosa che non sapete (ma non credo sia un segreto). Siccome io, come tanti altri blogger di questo giornale, ho una certa visibilità (nel mio caso del tutto immeritata), questo blog è una vetrina, e, come dire, non si può lasciare che chiunque passi vi deponga in bella vista il dolce peso della sua anima (o del suo corpo) in assenza di qualsiasi controllo. E se passa un matto che comincia a vomitare ingiurie? Succede, succede: anche qui, oggi... Quindi il blog va moderato, cioè tutti i commenti devono essere approvati da qualcuno. Sul Fatto Quotidiano questo lavoro lo fa una redazione particolarmente amica dei troll (così sostengono quelle malelingue dei miei lettori, che si lamentano sempre: io sono in ottimi rapporti). Ne sono lieto e soddisfatto: più scemenze si dicono in coda a un mio articolo, e più la panna monta. No problem. Anzi, no, scusate, un problem c'è, ed è questo. Quando ho chiesto ad Andrea Pontini di esprimermi su questo Giornale, nella certezza poi pienamente soddisfatta di trovare un pubblico interessante e stimolante (nota: qui interagisco, sul Fatto no, il livello è veramente troppo basso), non sapevo che la moderazione l'avrei dovuta fare io. Va benissimo, sono solo una trentina di email al giorno in più, e che ci vuole? D'altra parte, un blog è anche un modo per avere firme di richiamo senza pagarle, no? Ah, non lo sapevate? Bè, ora lo sapete! Per cui, quando arriva un commento tipo questo: Un nuovo commento all'articolo "La rivincita del comunismo" è in attesa della tua approvazione http://blog.ilgiornale.it/bagnai/2015/03/21/la-rivincita-del-comunismo/ Autore: LordBB E-mail: URL : Whois : Commento: ...Bagnai poi mi spiegherá perché vado in moderazione... senza nessun problema posso anche nn scrivere se non gradisce i miei interventi) Approvalo: Cestinare: Marca come spam: Attualmente sono presenti 3 commenti in attesa di approvazione. Visitare il pannello di moderazione: ...ecco, quando arriva un commento da fidanzatina delle medie gelosa come questo, a me verrebbe spontaneo fare una precisazione che non faccio perché l'ho già fatta sul mio blog, e chi vuole può andare a vederla lì. I motivi per i quali potrei non avere tempo di sbloccare immediatamente i vostri commenti possono essere i più svariati (oggi sto preparando il mio discorso per questa conferenza, poi ne darò qualche anticipazione sul mio altro blog), ma hanno tutti una cosa in comune: non sono fatti vostri, e io non sono la vostra segretaria. Considero "Bagnai fai questo..." o "Bagnai perché non mi sblocchi..." due profonde mancanze di rispetto, e come tali le tratterò: con la più profonda indifferenza. C'è un bel "Cestinare" che aspetta! Io desidero avere un rapporto con voi, sono qui apposta, e rispondervi nella misura del possibile (il che non significa intavolare discussioni chilometriche), ma non accetto questi toni ultimativi. Se altri miei colleghi blogger li accettano, fatti loro: è un problema di sensibilità individuali. Caro LordBB, mi eri molto simpatico, ma hai fatto un errore e la nostra strada comune finisce qui. Quando farò un errore io, vedrai che non me lo perdoneranno, anche perché io, rispetto a te, ho una differenza non trascurabile: ci metto la faccia, e lo faccio per dire cose che nella mia professione non sono esattamente accettate da tutti (cosa della quale mi infischio, ma che non è così usuale). Quindi, carissimi, visto che ora mi accingo a passare qualche giorno in Romania (dove fra l'altro dovrò organizzare quest'altra conferenza con i miei tanti amici di tutta Europa - e oltre), voglio sperare che non vi offendiate se la vostra segretaria non sarà sollecita come al solito nel prendersi cura delle vostre missive. Niente è per sempre. Se vi sta bene, è così. Altrimenti, vuol dire che non siete poi così tanto liberali, e i liberali me li andrò a cercare da un'altra parte. O meglio, andrò a cercarci la libertà, della quale non so fare a meno. Dei liberali, in fondo, sì!