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Roberto Appetiti

1 Febbraio Feb 2019 01 febbraio 2019

Vieni avanti, “decretino”.

In ogni campagna elettorale che non si rispetti, c’è sempre chi vuol strafare e l’Abruzzo non è sfuggito a questa prassi. Dalle epiche battaglie politiche di un tempo lontano, purtroppo, ci si è ritrovati nel ring triviale di facebook, dove anche chi ricopre ruoli istituzionali non si fa scrupolo di tirare colpi sotto la cinta. L’intelligence di un tempo, la gloriosa scuola del KGB, hanno lasciato il passo al pettegolezzo gettato in pasto al popolo dei social nella scomposta speranza che qualche sprovveduto possa abboccare. È il “caso” denunciato dall’onorevole pidiessino Camillo D’Alessandro, già consigliere regionale d’Abruzzo, braccio destro e poi sinistro dell’ex presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, attualmente senatore della Repubblica. L’imperdonabile “colpa” di Marco Marsilio, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione, sarebbe di essersi astenuto sulla conversione del decreto legge ereditato dal governo Gentiloni sul terremoto del Centro Italia. Così parlò, tuonando con toni con stadio (virtuale) il D’Alessandro. Il decreto, peraltro, ebbe a passare alle cronache come decretino, proprio perché non recepì molte delle legittime richieste avanzate dai sindaci abruzzesi. Richieste che Marsilio ha sostenuto presentando emendamenti, facendo sì che trovassero spazio in altri provvedimenti. Chi di decreto ferisce, però, di decreto perisce, perché chiunque mastichi di dinamiche parlamentari sa che l’astensione spesso è motivata quanto necessaria. Il doppiopesismo non paga. Lo stesso Giovanni Legnini, candidato alla presidenza, esponente del Pd ma che non si sappia in giro, si è astenuto, come qualcuno ha tempestivamente segnalato, sulla legge 77/2009 relativa al sisma di L'Aquila, che stanziava una pioggia di miliardi per il cratere 2009. Ora tace per procurato imbarazzo, l’ex vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, dopo mesi spesi a tenere più lontano possibile da sé ogni ombra di dalfonsismo. I 5 stelle, tanto per allargare il quadro, respinsero paradossalmente l’emendamento che prevedeva, guarda un po’, l’istituzione del reddito di cratere a favore di chi, a causa del sisma, si ritrovava senza lavoro. Il tempo passa, i ruoli cambiano, i parlamentari, in particolar modo i peones di opposizione, cercano di ritagliarsi un ruolo. Se non nell’Aula, almeno sui social. Mi si nota di più se posto o non posto, se twitto o non twitto? Il dilemma è più morettiano che shakespeariano e smarrito il pathos della drammaticità si ripropone col tono della commedia. In Abruzzo, per non crear danni, il Pd sinora è rimasto, per usare un eufemismo, defilato. Intendiamoci, sono tutti lì: ex assessori regionali, ex consiglieri regionali, quadri e quadrucci, in seconda e terza fila, mescolati tra le civiche, camuffati dietro sigle improbabili, col berretto ben calato sulla fronte. Low profile, era la raccomandazione degli strateghi della comunicazione nel disperato tentativo di marcare la discontinuità con la disastrosa gestione precedente. Poi, inevitabile, la caduta – la rovinosa caduta – di stile. E il decretino si fece avanti.