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Barbara Di

26 Novembre Nov 2017 18 giorni fa

Acchiappa click politicamente corretto

Faccio mea culpa. Ci sono cascata spesso anch’io in questa nuova forma di acchiappagonzi, (clickbait, per chi mastica pane e marketing). No, non si tratta delle solite bufale (fake news, per chi mastica pane e censura) di cui va tanto di moda parlare oggi. Quelle ormai le sappiamo riconoscere, ci stiamo attenti, cerchiamo di evitarle, anche se a volte capita di cascarci, ma non fanno certo tanti danni quanto le falsità propagandate dal governo (dati Istat in crescita, per chi mastica pane e Pravda). C’è una forma più subdola che ormai ha preso piede e che sta riscuotendo un notevole successo virale, soprattutto tra gli esasperati, tra quelli che non ce la fanno più a reggere la propaganda politicamente corretta. Perché è proprio su questo che fanno leva. Tutti i media ormai sono a caccia di chi spara la più grossa idiozia politicamente corretta del giorno, è un gioco al rialzo, un susseguirsi continuo di follie che ci lasciano esterrefatti, indignati, persino spaventati dalla piega orwelliana che sta prendendo il mondo (una volta) civile. Questo non si dice, quello non si fa, questa è molestia, quello è razzismo, questa è violenza psicologica, quello è diseducativo, e avanti così di idiozie politicamente corrette che superano ogni giorno la barriera dell’assurdo. E da lì è un attimo che la fesseria diventi virale, abbiamo partecipato tutti a questo gioco al bersaglio, la battuta sarcastica, la condivisione immediata, discussioni sul tema, esaurimento degli insulti in breve tempo, dibattiti sul tema “possibile che l’abbia detto davvero?”, articolesse filosofiche sul reale significato, il solito bastian contrario che apprezza e tenta di giustificare, per il puro masochismo di distinguersi ad ogni costo. Per carità, è una forma di lotta politica vecchia come il potere quella di denigrare gli avversari, stigmatizzare le idiozie che dicono per convincere a non votarli, ma ormai si sta andando oltre la mera politica, perché si dà voce a chiunque. Cioè, un conto è se una certa fesseria la dice la terza carica dello Stato, che di perle virali ce ne ha fornite a bizzeffe, un conto è se la dice la prima carica dello Stato Vaticano, che ce ne fornisce anche di peggiori, un conto se la dice Piero Angela, un conto è se la dice una sconosciuta e disadattata mamma inglese. Tutti e quattro stanno partecipando alla lotta per la sopravvivenza dei loro memi, delle idee che vogliono propagandare per imporre il loro pensiero, e la critica è una forma essenziale di lotta per far sì che sopravvivano invece i memi, le idee contrastanti. Non è altro che egoismo esteriore psicologico per tentare di renderci immortali attraverso le idee in un mondo con risorse di memoria limitate. La fesseria della Boldrini la critichi perché ha l’autorità per metterla in pratica e promuovere l’ennesima legge dannosa. Oddio, in realtà le diamo molta più importanza di quella che ha istituzionalmente, ma tant’è. La stupidaggine del Papa la critichi perché ha l’influenza e può ancora inculcarla in innumerevoli fedeli che non hanno ancora capito che non parla certo per voce del suo Capo lassù. La scempiaggine di Piero Angela, prima ti riprendi dallo choc, poi la critichi perché lui ha l’autorevolezza, acquisita proprio perché non ne dice mai, e rischia di farla diventare perciò un assioma. Ma della cretinata detta dalla mamma inglese sinceramente chi se ne frega? Che serve criticare una anonima disadattata che vuole denunciare per molestie il principe azzurro? Serve ad acchiappare i gonzi, e per questo rifaccio mea culpa. Guardate tutti i social network e i giornali di ieri, non si parlava d’altro, Gramellini gli ha persino dedicato il suo editoriale. A una emerita sconosciuta che improvvisamente è salita agli onori della cronaca per aver detto la scemenza più grossa del giorno. E i media lo sanno, Twitter lo sa, Facebook lo sa e il più grosso spacciatore di notizie planetario ci va a nozze con tutti questi click. Sono soldi, sono tanti soldi, più l’idiozia è virale più guadagnano. Qui siamo oltre la bufala, siamo alla realtà che diventa notizia, ma notizia non è perché è del tutto priva di interesse, una frase assurda uscita da una fonte inutile ed ininfluente che fa guadagnare tanti tanti soldi solo diventando virale. Ecco cosa è diventata la rete ormai, una gigantesca macchina da click, perché la pubblicità non fa distinzioni, non importa che la notizia abbia qualche rilevanza, l’importante è che ci caschi e vai ad aprirla. I media online ormai le notizie non le danno più, le prendono dai social e le rilanciano. Lo so, nel mio piccolo cerco di evitarlo con le bufale, ma fino a ieri questa tecnica subdola non l’avevo analizzata a dovere. Ed è pericolosa, anche più delle bufale se ci pensate, perché criticando le reali idiozie politicamente corrette contribuiamo a diffonderle, spostiamo noi il dibattito su cosa sia razzismo, violenza, molestia. La vecchia regola dei media è sempre attuale: bene o male, purché se ne parli. E così questi memi si diffondono, fanno presa, ci abituiamo a sentirli, subentra l’assuefazione, evitiamo di usare certe parole più per stanchezza che per convinzione, e così facciamo vincere la lotta per la sopravvivenza agli idioti, anche se le loro idee sono e restano delle idiozie. Fate caso all’escalation di idioti che imperversano sul web. In fondo siamo stati proprio noi che li critichiamo ad aver fatto alzare l’asticella sempre più in alto. È un circolo vizioso, più li critichi, più la sparano grossa per far diventare notizia ciò che notizia non è, più la follia politicamente corretta dilaga, più la censura aumenta. Ma se tutto questo ha un solo motore, il clickbait e gli introiti pubblicitari che genera, lo si può combattere solo inceppando quel motore: ignorando le idiozie. Meno click, meno cash, meno idiozie. Lo so che non è facile, a volte ti si chiude la vena a leggere certe assurdità, ma almeno ci si può limitare a criticare solo chi ha davvero autorità, autorevolezza o influenza. I mentecatti, le mamme inglesi, le quartultime leve di un partito, i portaborse degli spazzini di Montecitorio, gli inservienti della Commissione Europea li possiamo anche lasciare nell’oblio. Tutti questi esseri inutili hanno la stessa capacità di influenzare le sorti dell’umanità degli uomini sandwich, quei matti che decenni fa, prima che inventassero la rete, giravano per le strade con addosso due cartelloni in cui scrivevano le loro assurde teorie su alieni, servizi segreti deviati, massoneria e corbellerie varie. Criticarli è inutile oltre che controproducente. E il potere del nostro mouse è enorme, i colossi della rete lo sanno, chi paga loro la pubblicità lo sa. È il momento che cominciamo a capirlo anche noi tenendoci lontani da certi link.