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Barbara Di

16 Maggio Mag 2017 16 maggio 2017

Mafia onlus

La mafia va dove c’è ampio margine di guadagno. Da sempre hanno un fiuto per gli affari impareggiabile. Che sia droga, prostituzione, usura, scommesse o pizzo, quando c’è da guadagnare tanto loro non mancano mai. D'altronde sono ambiti dove l’evasione fiscale è inevitabile e sistematica per cui il guadagno è triplo rispetto ai tartassati italiani. Non puoi mica far fattura per la cocaina. Ma di certo sono decenni che non si accontentano delle loro attività illecite tradizionali e spaziano dove possono trovare guadagni facili con la minima spesa. E guarda caso ci sta sempre di mezzo il denaro pubblico. Continuano ad analizzare il fenomeno dal punto di vista di Cantone e Travaglio, quello dei politici corrotti, della normativa sugli appalti sempre più folle che, nell'illusione di aggirare le infiltrazioni mafiose, serve solo a far impazzire gli imprenditori che vorrebbero lavorare onestamente e si trovano sommersi da mille scartoffie e controlli tanto asfissianti quanto inutili a combattere la mafia. E se invece lo analizzassimo per una volta dal lato dei mafiosi? Forse allora capiremmo che il problema non è la mafia che si infiltra, ma proprio l’appalto pubblico in sé. Il mafioso in fondo è un imprenditore, un soggetto che organizza un’attività per trarne un profitto, con la sostanziale differenza dell’assenza di morale legata allo sprezzo del pericolo di essere punito per le attività illecite. Da qui l’enorme avidità che lo porta a lucrare con ampi margini di profitto nel breve periodo, riducendo al minimo le spese, fornendo beni e servizi di pessima qualità e ottenendo così il massimo del guadagno, anche perché sa di farla per lo più franca in Italia. Quanto durerebbe sul libero mercato un imprenditore del genere? Lo spazio di un appalto privato. Per quel poco che ancora conta la reputazione nell'asfittica economia italiana, sarebbe ben difficile che un cliente privato non si accorgesse subito che lo stanno fregando con materiali scadenti o con lavoratori incapaci. Magari eviterebbe di fargli causa, che in Italia ormai non serve a nulla, ma quanto meno interromperebbe il rapporto, bloccherebbe i lavori e i pagamenti, eviterebbe di tornare a fornirsi da lui e spargerebbe la voce. Non sono mica fessi i mafiosi, non se la rischiano sul mercato. Ecco perché fanno affari con lo Stato e le amministrazioni pubbliche. Là c’è il più alto tasso di irresponsabilità di chi ha in mano il denaro, proprio perché non gestisce i suoi soldi, ma i nostri. Perciò il modo definitivo e più rapido di combattere le infiltrazioni mafiose sarebbe molto semplicemente quello di eliminare gli appalti pubblici. Tout court. Ma al di là di questa banale evidenza, che sfugge ai più, il dato più significativo degli arresti di ieri per il Cara di Crotone non è che fosse in mano alla ‘ndrangheta, ma che ci sia ancora qualcuno che si stupisce. Sono appalti pubblici, tanto quanto gli altri. Anzi, ancora più lucrosi, perché con la scusa dell’emergenza continua e sistematica vengono affidati con ancora più facilità, con meno finti controlli e soprattutto con ampi margini di guadagno facile. E se le mafie ci si infiltrano è una garanzia che i guadagni siano alti, altrimenti non ci perderebbero nemmeno tempo. Ecco, semmai io mi indignerei proprio di questo, non che i mafiosi si infiltrino, che in fondo fanno il loro sporco mestiere e non hanno mai avuto l’ipocrisia di negarlo, ma che lo stesso margine di guadagno lo abbiano le onlus, quelle organizzazioni che per statuto, per legge e per denominazione dovrebbero essere senza scopo di lucro. Ci hanno sfrantumato le orecchie con la loro carità pelosa, hanno un regime fiscale ridicolo, pontificano a destra e a manca, ci fanno la morale, ci tacciano di razzismo ogni minuto, demonizzano chiunque osi mettere in dubbio la loro attività che spacciano per beneficenza, pretendono di insegnarci la bontà, il disinteresse, l’altruismo, ma non sono altro che prenditori di denaro pubblico. Come mafiosi qualsiasi si infiltrano negli appalti per lucrare con il margine di guadagno maggiore possibile nell’ultima delle mangiatoie statali ancora disponibili. Che abbiano almeno la compiacenza di risparmiarci la loro ipocrisia smisurata.