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Barbara Di

13 Febbraio Feb 2018 9 giorni fa

Presuntuosi che votano per lo sfacelo. No, grazie.

Se c’è qualcuno peggiore dei grillini/comunisti 2.0 sono i presuntuosi che ne contrastano le idee, ma consigliano di votarli o di astenersi per portare l’Italia finalmente al declino, che prima volevano fermare e ora vogliono così agevolare. E perché lo fanno? Che senso ha visto che si spacciano per liberali? Se credono che l’unica soluzione ai mali dell’Italia sia il libero mercato perché vogliono consegnare l’Italia al peggior statalismo? Solo per dimostrare di aver ragione. Nella loro immensa presunzione, visto che non sono riusciti a cambiare loro l’Italia, vogliono far toccare il fondo agli italiani così che finalmente, dopo aver scavato, capiscano che solo loro possono salvarli. Questo perché ovviamente ritengono che gli italiani siano tutti ignoranti, che tutti indistintamente coloro che non li seguono come guru siano dei parassiti che votano sinistra o M5S solo per mungere alla mammella statale e allora l’unica soluzione per farli rinsavire sia uccidere la mucca e farli morire di fame. Abbiamo sempre accusato gli intellettuali di sinistra per la loro spocchia, per il loro disgusto per il suffragio universale, ma tanti sedicenti liberali non è che siano da meno. Anzi. Io non ci sto. È lo stesso giochetto ignobile che ha fatto Renzi sulla pelle dei romani quando ha fatto di tutto per far vincere la Raggi. Voleva dimostrare che avrebbero fatto un disastro per sfruttarlo come cattivo esempio alle politiche. E non c’erano dubbi, lo sapevamo tutti che sarebbe andata così, ma siamo noi che paghiamo le conseguenze di questo cinico calcolo politico. Che cosa ha ottenuto? Non solo non ha funzionato, tanto che il PD è ai minimi storici, ma quelli non si schiodano dalla poltrona, continuano a far danni, i loro elettori fingono di non vedere i disastri, la propaganda non viene scalfita, ma sono i romani che se la dovranno tenere fino al 2021 e ne pagheranno le conseguenze per anni. Ora troppi sperano di ripetere questo fallimentare esperimento a livello nazionale, consegnare l’Italia a Di Maio, fargliela distruggere e poi arrivare fra 5 anni a fare i salvatori della Patria, lancia liberale in resta. Non lo accetto. 5 anni sono eterni perché ci si mette molto meno tempo a distruggere che a costruire e quel poco che è rimasto di buono in Italia non avrebbe scampo. Facile dire che il popolo alla fame si ribellerà. Dimenticano, però, un particolare non trascurabile: chi governa ha in mano le forze dell’ordine e l’esercito. E il Venezuela è lì a dimostrarci non solo che le idee dei grillini (sono le stesse di Chavez) portano alla miseria più nera, ma che una volta arrivati al governo questi invasati non lo mollano facilmente. Per le rivoluzioni ci vuole una forza che a pancia vuota e senza medicinali ti manca. Già la magistratura è dalla loro parte, la pseudo-cultura non aspetta altro che salire sul carro dell’ennesimo vincitore comunista 2.0, affidiamogli pure il governo e addio Italia. Ma il problema di troppi sedicenti liberali è sempre stato quello, l’individualismo esasperato, non accettano il compromesso, non sanno cosa sia il dialogo o il confronto di idee, o si fa come dicono loro (rectius: ognuno di loro) oppure non se ne fa niente. E avanti di scissioni e litigi e arroccamenti, che manco a sinistra se le sognano tante divisioni. Nessun programma di governo conterrà mai tutto quello che vorremmo che ci fosse. Esattamente come non esiste la donna perfetta. Ma questi presuntuosi mi sembrano quelli che, visto che non la trovano o non ci sta, allora vanno con le meretrici, a rischio di beccarsi pure una malattia. Se non contano niente i liberali in Italia, e se oggi ce ne sono pochissimi tra i candidati, è proprio per questo motivo: la loro cronica incapacità di stare all’interno di un partito con idee parzialmente simili, cercando di influenzarne dall’interno le decisioni, cercando di proporre idee alternative, accettando che inevitabilmente siano accolte anche idee diverse, lavorando per arrivare al miglior compromesso possibile, in quell’arte che si chiama democrazia, ma che a loro sta troppo stretta. Lo so, neanche a me piace tutto il programma della coalizione di destra, ma guai a dire che magari qualcosa di buono qualcuno potrebbe trovarcela. Ci si concentra solo su quello che non piace, sulle ricette che non si considerano valide e si butta tutto nell’indifferenziata. Però, dopo un deserto di statalismo applicato in questi anni, anche solo la flat tax è un’oasi. Il bello è che tutti i liberali la invocano da decenni, ma pur di tenere il punto della loro presunzione la sbeffeggiano. Può darsi che non la riuscirebbero ad introdurre, può anche darsi che se la rimangerebbero dopo le elezioni, tutto può darsi. Ma una cosa è certa, tra chi mi promette delle ricette che so già che sono totalmente disastrose, come fanno i grillini, e chi mi propone qualcosa che ritengo l’unica soluzione al nostro deserto economico e produttivo, io non ho dubbi sulla scelta. Tra la certezza del disastro e l’incertezza della soluzione, scelgo ancora la speranza.