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Sebastiano Caputo

10 Ottobre Ott 2017 10 ottobre 2017

Geopolitica dell'idiozia

Una giornata surreale. Ero stato invitato da un'associazione studentesca per intervenire sul tema della guerra in Siria all'università di Bologna. Improvvisamente, la mattina stessa, diversi collettivi hanno alzato le barricate occupando l'aula in cui doveva svolgersi la conferenza convincendo alla fine il Rettore ad annullare l'incontro. L'argomento di questi individui? "Se si deve parlare di Siria si deve parlare della rivoluzione in Rojava" (fonte: pagina Facebook del Collettivo Autonomo Universitario Bologna). Arrivato in stazione ho chiesto agli organizzatori di accompagnarmi fuori dall'università per vedere coi miei occhi questi "squadristi della subcultura" col rischio di farmi linciare, io, un giornalista sottopagato che fa con passione un mestiere in via d'estinzione, quello del reporter in zone poco raccomandabili, accusato di essere un sostenitore del "fascista" Bashar al Assad. Dopo essere stato ad Aleppo nel momento più caldo della guerra, coi cecchini disseminati in tutta la città e i bombardamenti a pochi metri di distanza, posso avere paura di giovanotti che non hanno mai lavorato un giorno della loro vita? Piccoli occidentalisti borghesi, a differenza vostra che impedite il dibattito, vi rispondo con gli argomenti di chi è stato davvero in quei luoghi senza farne una battaglia ideologica (con categorie politiche occidentali!). Primo. Il partito comunista siriano è alleato con Assad, io ho intervistato il segretario a Damasco, mentre tu sventolavi bandiere con la falce e il martello fuori dall'università. Secondo. In alcune zone l'esercito siriano collabora con i combattenti curdi contro i gruppi jihadisti. Terzo. Il Rojava, che idealizzi esoticamente ma non sai che è conteso da diversi clan, non vuole essere indipendente bensì una regione autonoma all'interno della nazione siriana. Quarto. Per non parlare delle basi americane sul territorio costruite dopo lo scoppio della guerra. Quinto. Leggetevi “Alle porte di Damasco” del sottoscritto invece di “Kobane Calling” di Zerocalcare. Grande disegnatore per carità, ma sul piano della narrativa siamo nell’ideologismo puro e duro. Ho sollevato argomentazioni geopolitiche per cui nessuno si azzardi ad infilarmi nella guerra degli ultimi: quella tra nostalgici del fascismo e antifascisti. E se proprio volete attaccarmi fatelo rispondendomi punto per punto. Nel Ventunesimo secolo preferisco guardare la realtà invece di giocare a guardie e ladri.  Insomma dopo essermi preso un treno da Roma, sottraendo dai miei programmi un intero pomeriggio lavorativo, così come gli organizzatori, non potevamo tirarci indietro, e abbiamo fatto lo stesso il nostro incontro in una sala trovata all’ultimo. E nonostante il trasferimento in un altro luogo comunicato pochi minuti prima dell'inizio, col passa parola, eravamo tutto sommato una quarantina. Un pubblico curioso, educato e appassionato. Tre caratteristiche rivoluzionarie in questa epoca di arroganti e narcisisti.