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Luciano Fasano

29 Maggio Mag 2017 29 maggio 2017

Sveglia Europa! Pensa al tuo destino ... e lascia perdere Trump

Nel corso di una manifestazione elettorale che si è tenuta ieri in Baviera, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha fatto un'affermazione importante: "I tempi in cui potevamo fare pieno affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo l'ho capito negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani". Finalmente! Finalmente in Europa (anche se per il momento nell'Europa tedesca, che voglia il cielo non sia l'unica dei prossimi anni) ci si rende conto del fatto che è ormai giunto il tempo della maggiore età. La fine della Seconda guerra mondiale e il mondo di Yalta erano già finiti da un pezzo. Il crollo dell'universo comunista che gravitava intorno all'URSS pure. Poi ci sono state le Torri gemelle, che hanno inaugurato la lunga stagione di un terrorismo internazionale, di ispirazione fondamentalista, che tuttora ci accompagna. E infine, fra il 2097 e il 2008, è iniziata una crisi economica e finanziaria dalla quale ancora oggi, a distanza di circa dieci anni, fatichiamo ad uscire. Nel succedersi di questi eventi, e le parole della Cancelliera tedesca ne sono la più chiara dimostrazione, un'Europa senz'anima e sempre più ostaggio di movimenti nazionalisti e populisti di varia natura, non ha mai mostrato la maturità sufficiente per intendersi come una comunità politica dotata di una strategia e di un progetto. La difesa dell'Eurozona, sotto attacco di ripetute ondate speculative e vittima della perdurante crisi economico-finanziaria, non è stata di per sé sufficiente a rinsaldare l'identità e i confini di una complessa (e composita) democrazia sovra-nazionale senza popolo, che se da un lato si sforzava di adottare misure economiche comuni per restare a galla, dall'altro non era in grado di associare a una strategia di breve periodo ispirata al rigore economico una strategia di medio-lungo termine capace di individuare obiettivi comuni di crescita e sviluppo in una logica di reale integrazione. Certo, ci si poteva accorgere prima che i tempi dell'adolescenza, anche per l'Europa, erano finiti. E forse la leadership tedesca non ha agevolato questo processo di emancipazione. Non dobbiamo infatti dimenticare che ancora l'altro ieri, a unificazione tedesca compiuta, la Germania faticava a intendersi come protagonista autonomo di uno scenario internazionale in via di profonda trasformazione, restando ancora troppo condizionata da quella tutela americana che ne ha contraddistinto larga parte della storia post-bellica. Forse soltanto con il ruolo svolto in anni recenti nel negoziato iraniano sulle armi di distruzione di massa il Governo di Berlino è riuscito ad assumere una posizione di primo piano nel contesto internazionale. E di questo evidente deficit di leadership politica, ovviamente, ne ha risentito l'intero Vecchio continente, dall'Unione Europea ai singoli stati membri, che se trovavano nella Germania un rigido custode del rigore economico non potevano parimenti trovarvi una nazione in grado di guidare l'Europa verso un chiaro orizzonte politico comune. Il tutto avveniva mentre la Cina e la Russia incrementavano il loro peso e la loro influenza a livello globale e gli Stati Uniti sperimentavano la fine di un'egemonia che dopo il crollo del Muro di Berlino avevano a fatica cercato di esercitare. Il quadro internazionale che si staglia sullo sfondo dello sconsolato intervento di ieri di Angela Merkel, ovviamente condizionato anche dal punto di vista emotivo dallo scontro avuto a Taormina con Donald Trump, si era già chiaramente delineato qualche anno fa. E soltanto una Germania incapace di affermarsi in una riconosciuta leadership europea, al di là del rigorismo sui conti economici, poteva rallentare fino a questo punto quel processo di autonomizzazione dell'Unione Europea che da parecchio tempo è auspicato da molti, come unica strada che è possibile intraprendere per evitare il declino di un continente che sta sempre più invecchiando e ripiegando su se stesso. Ci voleva un Presidente degli Stati Uniti ispirato da una strategia vetero-ottocentesca, autoreferenzialmente piegato su un'immagine americana inadeguata alle sfide di oggi e privo delle competenze necessarie per guidare un paese complesso e articolato come gli USA, a destare la Merkel dal sonno di un'Europa assopita nel rigore dei conti economici. A questo punto, si tratta di vedere se la Germania insieme agli altri paesi membri dell'Unione Europea, saranno in grado di immaginare un futuro e ruolo per un continente che al momento appare "vecchio" non solo per storia ma anche per visione politica.