Disastro di Mestre? Colpa di chi blocca i cantieri
A Fiumicino l'Alitalia va in tilt per l'overbooking

Disastro di Mestre? Colpa di chi blocca i cantieri
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3 Agosto Ago 2009 03 agosto 2009

L’opera c’è e funziona, ma ambientalisti ed enti locali ostacolano l’ampliamento della A4 e la creazione di aree di servizio. E chi gestisce le autostrade non dice di prendere vie alternative. Alitalia, Fiumicino in tilt per l'overbooking

Ora il Passante c’è, ma gli ingorghi sono rimasti, anzi sono peggiorati; ergo, il Passante non funziona. Questo, in sintesi, il ragionamento dietro a tanti titoli di giornale e commenti dal mondo politico (nonché agli improperi di migliaia di automobilisti imbottigliati per ore sotto il sole). Dunque il Passante non funziona? No, il Passante, di per sé, funziona benissimo. È tutto quello che dovrebbe ruotare attorno al Passante stesso ad avere fatto cilecca, per cattiva gestione (servizi di assistenza, segnaletica) o, semplicemente, perché non c’è, come la terza corsia tra Venezia e Trieste.

Sulla bolgia di trenta chilometri che ha stritolato la grande opera che doveva segnare l’addio ai rallentamenti nell’area di Mestre l’Anas ha aperto un’indagine. Un’inchiesta definita «un atto dovuto». «Non colgo il senso dell’inchiesta, perché è evidente che il problema sta nella terza corsia della A4». Questo il commento di Renzo Tondo, presidente del Friuli Venezia Giulia e commissario straordinario per la terza corsia della A4. «Patetica sceneggiata» è invece il commento al riguardo di Giancarlo Galan, presidente della regione Veneto, al quale i toni più aspri possono essere perdonati, visto che lui è da anni che si batte perché il Passante e quella benedetta terza corsia vengano realizzati.

In effetti che cinque corsie (le tre del Passante e le due della vecchia tangenziale) possano confluire senza problemi nelle due dall’A4 è ben difficile da credere. E del resto era il 2002 - all’epoca si credeva ancora che l’opera potesse seguire un iter normale e non fosse necessario un commissario straordinario - quando l’allora presidente di Autovie Venete Dario Melò dichiarava che «la realizzazione del Passante è una priorità per il sistema Paese, alla quale noi abbiamo aggiunto però la terza corsia sull’A4, perché ci sembrava un’assurdità avere il passante senza la terza corsia». Un’assurdità. Un’assurdità che nell’Italia dei cantieri bloccati ha attraversato indenne gli anni, fino ad arrivare a sabato scorso. E quello è stato il risultato.

Ma sono diverse le situazioni fuori dalla logica che hanno accompagnato il mega-imbottigliamento: la prima, e più paradossale, è nel deserto che regnava sulla tangenziale. Forse sarebbe stato il caso di segnalare sui pannelli luminosi la congestione del traffico sul passante e convogliare le macchine in arrivo da Ovest sulla vecchia bretella a due corsie, ma evidentemente era più utile lanciare messaggi che consigliavano di «consultare il sito della società autostrade». E come, dall’auto? Nella classifica dell’assurdo al secondo posto si piazza la stessa Anas, che ha attribuito parte della colpa della coda all’«effetto novità» sulla nuova strada che «ha confuso molti turisti non abituati ad utilizzarla». Serve esperienza per non restare imbottigliati nel traffico? Nell’ingorgo di sabato anche il più navigato tassista non avrebbe potuto fare altro che fermare l’auto e sperare in bene. E forse più che indicazioni su come guidare sul Passante gli italiani ieri avrebbero preferito potersi fermare in un’area di servizio e bersi un po’ d’acqua. Ma su tutto il Passante purtroppo di autogrill non ce n’è neanche uno. «Perché a suo tempo - tuona Galan - la Commissione nazionale di valutazione di impatto ambientale bocciò quanto era stato progettato». Come dire: otto corsie d’asfalto per 32 chilometri vanno bene, ma un gabbiotto con due bagni e un paio di fontanelle no. Deturperebbero l’ambiente. E ora la vera emergenza è rappresentata dal prossimo week end, un «bollino nero» indicato come il peggiore dell’anno, quando all’ulteriore ondata di partenze si affiancheranno i primi rientri vacanzieri.

Quanto successo sabato scorso fa tremare i polsi ad Anas e alla Cav Spa, la società (partecipata al 50% tra Anas e Regione Veneto) che gestisce il Passante: le premesse per un ulteriore disastro ci sono tutte. Intanto l’Anas ha chiesto alle società concessionarie di predisporre un piano che preveda la «ripartizione del traffico tra Passante e tangenziale» e di «migliorare le indicazioni per gli utenti». Per canto suo Galan pensa al futuro, e ai prossimi nodi infrastrutturali da sciogliere. E sogna un po’ di solitudine: «Voglio chiedere al Parlamento italiano di lasciare che il Veneto faccia da solo: per esempio concedendoci la possibilità di realizzare l’alta velocità e la capacità ferroviaria tra Verona e Trieste con il project financing».

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