Tremonti: via gli aerei di Stato e le auto blu
Il piano del ministro per rilanciare l'Italia

Tremonti: via gli aerei di Stato e le auto blu<br />
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25 Giugno Giu 2011 25 giugno 2011

Aboliti anche vitalizi e benefit dei politici trombati o a riposo, stretta sui rimborsi elettorali e sulle spese di Camera e Senato. Le consultazioni elettorali e referendarie verranno accorpate per legge in un unico fine settimana. Alla scadenza dell'incarico pubblico nessuno potrà continuare a fruire di benefici come pensioni, vitalizi, locali per ufficio, telefoni...

Roma - Politici in auto di piccola cilindrata, «aereo blu» solo per i quattro vertici dello Stato, abolizione dei vitalizi e di tutti i benefit per gran commis in pensione, ex ministri e parlamentari a riposo. Poi una sforbiciata ai finanziamenti dei partiti e alle spese di Camera e Senato.

Il segnale che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti voleva mandare agli italiani in contemporanea con la manovra è racchiuso in un provvedimento di sette articoli. E questa volta nessuno dirà che il ministro dell’Economia vuole fare cassa. Intanto perché i destinatari della stretta - i politici - non godono di grande popolarità. Poi perché la stretta anti casta incide su poste che non pesano molto nel bilancio pubblico. L’obiettivo è semmai rassicurare chi, in un modo o nell’altro, si ritroverà a fare i conti con la stretta e non è un caso che i primi a chiedere la sforbiciata nei giorni scorsi siano stati i sindacati (la Cisl vorrebbe un taglio del 40 per cento mentre la Uil ha fatto una campagna sui costi della politica) e che la bozza sia uscita proprio nel giorno dell’incontro tra Tremonti (insieme ai ministri Maurizio Sacconi e Renato Brunetta), Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti su manovra e riforma fiscale.

Le sette sforbiciate toccano tutti i temi classici di Sprecopoli. A partire dai compensi pubblici che - se la bozza arriverà integra al Consiglio dei ministri di giovedì che discuterà la manovra e la delega sul fisco - «non potranno superare quelli erogati per i corrispondenti titoli europei». A fare la media sarà una «alta commissione» presieduta dal presidente dell’Istat e da esperti.

Confermato il capitolo delle auto blu. Solo che la strada per ridurre il più possibile il fenomeno delle quattro ruote di Stato, questa volta non sarà un taglio alle previsioni di spesa. Non ci sarà un taglio lineare alle somme destinate alle auto blu, ma alla potenza dei veicoli. Fatta eccezione per quella del presidente della Repubblica, dei presidenti di Camera e Senato e chiaramente quelle blindate, le auto di servizio dovranno avere una cilindrata inferiore ai 1.600 cc. Per fare un esempio limitato alle auto italiane (che sono mediamente meno potenti rispetto a quelle estere), i politici potranno avere l’Alfa Romeo 147, ma non la 159. Quelle ancora in uso, potranno essere usate fino alla rottamazione, poi i politici nazionali e locali (che rappresentano la gran parte dei fruitori delle auto pagate dai contribuenti) dovranno accontentarsi di un’utilitaria o poco più. Quelle in uso alla maggioranza degli italiani. Nella bozza non si parla delle auto noleggiate dalle istituzioni.

Voli di Stato quasi sempre a terra, se è vero che potranno utilizzarli i presidenti della Repubblica, di Camera e Senato e il premier. Le eccezioni dovranno essere motivate «soprattutto con riferimento agli impegni internazionali» e «rese pubbliche».

Pesante il capitolo dei vitalizi. Sempre escludendo il Quirinale, «dopo la scadenza dell’incarico nessun titolare di incarichi pubblici, anche elettivi, può continuare a fruire di benefici come pensioni, vitalizi, auto di servizio, locali per ufficio, telefoni». Se fosse applicato integralmente, scomparirebbero, gradualmente anche le pensioni degli ex parlamentari che costano circa 200 milioni all’anno.
La bozza ha poi due articoli che non indicano il taglio, ma individuano il bersaglio: le dotazioni finanziarie per gli organi costituzionali, escluso il Quirinale e i rimborsi ai partiti, che saranno ridotti di una percentuale da definire. Nel caso dei finanziamenti ai partiti, la spesa totale è di circa 290 milioni di euro. Se il taglio fosse di 10 punti, il risparmio sarebbe di 29 milioni all’anno.

Infine i risparmi da voto. Tremonti vuole istituire per legge l’election day: se sono in programma, in tempi ravvicinati, elezioni e referendum, le due votazioni si devono tenere nello stesso giorno. Il risparmio, per ogni tornata elettorale, dovrebbe essere, di circa 300 milioni di euro. Una misura che piacerà anche ai promotori dei referendum che avrebbero così più possibilità di fare passare il quorum. A questi tagli si aggiungeranno quelli, più pesanti, ai ministeri e agli enti locali. Tra le ipotesi circolate nelle ultime ore anche una stretta sulla giustizia e sulle prefetture.

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