Il piano d'emergenza?
"State tutti a casa"
A Roma spalano i veneti

Il piano d'emergenza?<br />State tutti a casa<br />A Roma spalano i veneti
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10 Febbraio Feb 2012 10 febbraio 2012

Alemanno fa la pace con Gabrielli, che invia rinforzi dal Nordest. Dimenticata la polemica sui complotti anti-Olimpiadi del Settentrione

Mai più come nei giorni scorsi. Gianni Alemanno è più rigoroso e definitivo che mai: «Ora conoscia­mo le previsioni e siamo pronti». Insomma, sarebbe bastato il co­lonnello Bernacca o magari an­che Giuliacci o una delle signori­ne che vanno per la maggiore fra un tempo e l’altro dei film in tivù e ci saremmo evitati una settimana di polemiche, di Capitale blocca­t­a e di racconti di Monte Mario co­me il K2, solo un po’ più irraggiun­gibile. Stavolta, invece, fa capire il sinda­co di Roma, si fa sul serio. E la fra­se chiave è una e una sola: «Evita­r­e spostamenti non necessari do­mani e sabato.

Per evitare blocchi e ingorghi invito i cittadini a non spostarsi domani e dopodoma­ni ». Il che, tradotto, significa: «Sta­te a casa mentre nevica». Ma se, anziché chiamarlo «piano neve», l’avessero chiamato buonsenso, l’effetto sarebbe stato lo stesso. Ora, è ben chiaro che Roma non è Aosta e che pochi centimetri di manto bianco sulle strade della Capitale sono più pericolosi e in­gestibili di due metri in un paesi­no appenninico o alpino. Far fin­ta di non capire questo sarebbe ipocritica e confrontare il bolletti­no di via del Corso con quello del­la pista delle Tofane a Cortina, non è propriamente un’operazio­ne di onestà intellettuale. Ma il fat­to che, oltre alle scuole (il che è sa­crosanto) chiudano tutti gli uffici pubblici per due giorni, qualche dubbio lo lascia.

I dipendenti pri­vati possono arrivare tranquilla­mente al loro posto di lavoro e gli statali, i ministeriali e i comunali no? Eppure, il piano di Alemanno (e non solo il suo, visto che lo «state a casa» vale in tutta Italia), stavol­ta, assomiglia a una vera organiz­zazione bellica. La pace con Ga­br­ielli e il senso militaresco lascia­to in eredità da Bertolaso alla Pro­tezione Civile, devono avere fatto effetto: il sindaco di Roma addirit­tura chiede una deroga speciale al patto di stabilità per poter af­frontare l’emergenza. E mette avanti le mani prima ancora di varcare il portone di Palazzo Chi­gi: «Il governo ci ha garantito il rimborso delle spese che avremo con i privati».

Da sindaco bombardato, Ale­manno si trasforma in generale in prima linea e chiama in trincea anche i soldati: «È stato mobilita­to anche l’Esercito », salvo poi ag­giungere un «quello che potran­no fare faranno» che sa molto di maresciallo di fureria. Ma, insom­ma, a Roma non nevica tutti i gior­ni e, in tempi di gelo, anche un ab­bassamento del livello termico delle dichiarazioni può starci. Il meglio, però, soprattutto consi­derando la settimana da cui sia­mo reduci, viene dal ritrovato fee­ling fra Gabrielli e Alemanno e, addirittura, fra il sindaco e il Nord del Paese. Il prefetto e il primo cittadino sembrano festeggiare un San Va­lentino in anticipo: «Noi come Co­mune di Roma abbiamo chiesto alla Protezione civile nazionale di inviarci altri volontari dal Nord Est,ovvero dalle zone italiane me­no colpite dall’ondata di maltem­po » e sono stati arruolati anche «i rifugiati politici e i volontari di nu­merose associazioni che si sono detti disponibili a liberare le stra­de ».

Il che è tutto molto bello ed edifi­cante. E, francamente, fa più uni­tà d’Italia rispetto alla mangiata davanti a Montecitorio quando Renata Polverini imboccò Um­berto Bossi e Alemanno fece pace con la Lega, con romani e leghisti che si abbuffarono di polenta al ragù e rigatoni con pajata e coda alla vaccinara. Contorno di cico­rie ripassate. Ecco, rispetto a quella roba lì, l’idea che baldi veneti e friulani scendano dal Nord Est con le pale in spalla per levare la neve dalle strade di Roma, è certamente molto bella. Ma, anche qui, viene un dubbio: la Capitale ha tre mi­lioni di abitanti, servono proprio i rinforzi dal Nord Est? Fra l’altro, non certo per sminuire l’impor­tanza strategica del ruolo degli spalatori, ma siamo proprio sicu­ri che farli arrivare da Veneto e dintorni sia la soluzione più eco­nomica? E, soprattutto, per spala­re ci vuole una professionalità ta­le che può essere esercitata solo dai foresti?

E nel frattempo cosa fanno tutti i dipendenti statali la­sciati liberi per la chiusura degli uffici? A scanso di equivoci, preciso che si tratta di domande, non polemi­che preventive o attacchi etnici a Roma. Anzi, preciso pure che so­no bergamasco, ma ho vissuto dieci anni nella Capitale, mi sono trovato benissimo, amo Roma e i romani. Fine dei fatti miei. Per di più,c’è anche un lato positi­vo.

«La strategia nordista per met­tere in discussione Roma » evoca­ta due giorni fa dal primo cittadi­no del Campidoglio è spalata via anch’essa. Dai nerboruti spalato­ri del Nord Est, ça va sans dire.

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