Domina la Mercedes. La Rossa insegue anche nella nuova F1

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17 Marzo Mar 2014 17 marzo 2014

Rosberg 1° a Melbourne, Alonso 4° a mezzo minuto. È polemica: scoppia il caos sui sensori-benzina, Ricciardo da 2° a squalificato

Alonso quinto, anzi quarto, Raikkonen ottavo, anzi settimo. E la Ferrari che è tanto tanto affidabile ma non va. Questo detto e scritto senza anzi, senza se e senza ma. Perché il primo Gran premio dell'Era turbo-ibrida ha messo simpaticamente sul podio Rosberg e la Mercedes imprendibile (la sua, non quella di Hamilton ritirato subitissimo), e accanto al biondo, un'oretta circa dopo il fine gara, ha fatto salire l'inquietante Grande Fratello che purtroppo tanto e molto condizionerà questo mondiale. Grande Fratello inteso come sospetti, furberie, polemiche e controlli talvolta precisi e talvolta spannometrici. Insomma, tutto il non meglio precisato che da anni condiziona il Circus. Un Grande Fratello che ha sbrigativamente scacciato dal secondo gradino lo splendido e incolpevole Ricciardo al debutto sulla Red Bull trovata non a norma (la sua, non quella di Vettel ritirato subito). Così il prodigioso esordiente Magnussen da terzo si è ritrovato tre ore dopo secondo. È proprio vero: la McLaren, in quanto a baby talenti ci vede sempre bene. E la power unit (ex motore) über alles che porta sotto le sue forme ha aiutato parecchio in questo (con Button, anche lui graziato dalla squalifica di Ricciardo, due piloti a podio). Ma tant'è, sposta questo e sposta quell'altro, il Grande fratello dei sospetti e delle polemiche ha dato un contentino anche ai ferraristi, avanzandoli di due posticini.

Questo il sunto del podio-frullato. Il motivo di tutto sta nell'ormai famigerato sensore Fia introdotto per misurare il flusso di carburante. Viene dato in gestione ai team e monitorato dai giudici. Controlla che la benzina non superi mai i 100 kg l'ora. Fatto sta, in molti alla vigilia temevano che questo fosse il fianco scoperto dell'intera rivoluzione turbo-ibrida. E così è stato. La Red Bull «durante la corsa ha superato costantemente il flusso di carburante massimo ammesso...» sta scritto nelle motivazioni. Più benza, più potenza, più velocità. La vicenda, nel dettaglio, è complessa. Il maggior consumo era stato notato nelle libere. Oltre alla Red Bull pare anche sulle Mercedes. Solo che i tedeschi hanno ridotto il flusso a un livello di sicurezza e a scapito di potenza, la Red Bull ha preferito basarsi su un proprio sistema di misurazione calibrato sulle indicazioni Fia. Risultato: in gara, i giudici, dalla telemetria, hanno notato nuovamente un maggior consumo e chiesto al team di ridurlo, ma la squadra - questa è la tesi Horner - fidandosi dei propri calcoli non l'ha fatto. «Questi sensori forniti dalla Fia hanno dimostrato di essere problematici, inaffidabili e con discrepanze di misurazione». Risultato? Un casino. E il Grande Fratello gongola.

Flussometri o meno, le Ferrari devono lavorare da matti per recuperare. «35 secondi dal leader sono troppi e all'inizio ho avuto qualche problema con il motore elettrico» ha detto Alonso che ha pure subìto al via Hulkenberg; «alla prima curva sono stato toccato da una vettura che era dietro... ad un tratto ho iniziato a soffrire di graining» ha sussurrato un Kimi mai parso combattivo; «l'affidabilità c'è, ma è evidente che dobbiamo recuperare in fretta... Le informazioni raccolte nel weekend ci indicano con assoluta chiarezza qual è la strada da percorrere» ha sintetizzato Domenicali. Si spera, si vedrà. Quel che si è visto benissimo è che la Williams c'è per davvero. Soprattutto, si è scoperto che la F1 più nuova e rivoluzionaria e che richiede un tipo di condotta gara vecchia maniera (quando a tormentare i piloti erano i guasti e non gli show artificiali delle gomme), ecco, questa formula viene interpretata meglio dai ragazzini, debuttanti compresi. Vedi Magnussen, vedi il russo di Roma Kviat, che a 19 anni, sulla Toro Rosso, è andato a punti all'esordio. Già, la Toro Rosso. Vicina vicina alle Ferrari.

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