Germania-Italia anche in F1. "Ferrari, che macchina di m..."

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21 Luglio Lug 2014 21 luglio 2014

Polemiche a margine del Gp di Germania, dominato da Rosberg. Bottas 2°. Exploit di Hamilton: da 20° a terzo. Alonso 5°

Nostro inviato a Hockenheim

Ha vinto la Mercedes di Nico, davanti alla Williams Mercedes di Bottas e all'altra Mercedes gemella di un super Hamilton scattato 20°. Dominio uber alles. Alonso solo 5° dopo stoico duello prima con Vettel e poi al fotofinish con Ricciardo. Raikkonen disperso e 11°. Per la Ferrari niente da fare. Anche perché «la Ferrari è una macchina di merda».
Così. Detto e scritto in modo brutale. Parole e pensieri didascalici e impietosi firmati da Niki Lauda. Un mito, fra le altre molte cose, anche presidente onorario del team Mercedes F1 e amico personale di Montezemolo. Quest'ultimo, fra le altre e molte cose, anche presidente della Ferrari. Sì, della macchina di…...

Ha vinto Rosberg, ha vinto per la quarta volta quest'anno, ha vinto il Gp di casa, ha vinto in terra prussiana dopo 60 anni dall'ultima volta di una Mercedes regina in patria firmata Juan Manuel Fangio. Però…
Però «la Ferrari è una macchina di merda». Così non va. Bisogna che le truppe di rosso vestite escogitino qualcosa, che gli uomini del team principal Marco Mattiacci riescano a uscire dal tunnel. Prima ne andava dell'onore sportivo, ora siamo passati all'onor patrio. L'incidente diplomatico è vistoso anche mettendo la tara alle parole usate da Lauda nell'intervista al País. Tara nel senso che Niki ama usare termini coloriti nell'eloquio. Però questo ha detto. Abbiamo ascoltato anche la registrazione. Macchina di emme. Concetto corporale esteso pure alla McLaren mentre l'ex campione austriaco spiegava di come queste due squadre avessero lavorato male durante l'inverno.
Non se ne può più. Ma non della crudele schiettezza di Lauda, non se ne può del clima in F1 che inizia a rispecchiare quello macroeconomico e politico in Europa. Esempio: sabato sulla Mercedes di Hamilton si rompe un disco dei freni dell'italianissima Brembo, Toto Wolff, boss della squadra, avverte che, in attesa di verifiche, in gara useranno quelli di un'altra azienda già loro fornitrice. E' una prassi, ma in sala stampa ecco il bontempone uber alles, tra l'altro firma di una rivista specializzata teutonica, che scherzando e non scherzando se ne esce con «prodotto italiano… prodotto italiano…». Avanti così. Poco importa che nel gp di ieri, delle 12 monoposto scattate con i freni italiani, tutte abbiano finito la corsa e due si siano ritirate per ben altri problemi. Conta solo «prodotto italiano… prodotto italiano».

Informata dell'uscita del proprio presidente onorario, la Mercedes ha però subito preso le distanze: «Niki è una leggenda della F1 e un esperto televisivo indipendente per Rtl. Per cui libero di esprimere le sue opinioni personali». Curiosa interpretazione, però, di ciò che possa o meno dire un presidente onorario. Quanto alla macchina di emme, Mattiacci, anziché prendere la pala e rispedire tutto di là, ha precisato: «Niki resta un'icona dello sport, non commento un titolo sensazionalistico estrapolato da un'intervista che parla di tutt'altro». Forse sarebbe stato meglio farlo. Per onor patrio.

Quanto alla gara, a parte il dominio germanico, da segnalare Massa che si capotta al via e la safety car che non entra a 19 giri dalla fine per far spostare la Sauber di Sutil in mezzo alla pista. Avrebbe riaperto la corsa. «A volte entra per consentire ai commissari di togliere un pezzetto, oggi c'era tutta una macchina e invece…», così Alonso. E Hamilton, che così avrebbe addirittura potuto insidiare Rosberg: «Credo sappiate perché non è entrata…». C'era un tedesco al comando.

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