"Mantengo vivo il jazz con la spiritualità"

Mantengo vivo il jazz con la spiritualità
28 Ottobre Ott 2015 28 ottobre 2015

Il grande pianista racconta come nascono le sue geniali improvvisazioni

È un artista talmente eclettico da sfuggire ad ogni definizione. Anche se è conosciuto per il suo jazz rock (uno dei veri interpreti di quello stile) Chick Corea ha suonato musica d'avanguardia col gruppo Circle, ha scritto opere per orchestra, ha creato album come Piano Improvisations Vol.1 e come il recente Piano Solo: Portraits, dove improvvisa dal vivo guardando le persone che lo circondano. Ora è alla guida di The Vigil per scandagliare ulteriormente le strade del jazz come ha fatto in due serate al Blue Note di Milano, locale che inaugurò nel lontano 2003.

Dopo tutti questi anni di successi qual è il suo obiettivo?

«Non credo si possano porre limiti alla creatività musicale. Ci sono sempre nuovi territori da esplorare. La musica è un fenomeno sociale, lo è sempre stata e lo spirito della creatività è sempre vivo nei veri artisti».

Cosa significa jazz oggi?

«Io uso il mio senso estetico per mantenerlo vivo. Non importa ciò che pensano molti giovani oggi: il jazz non ha smesso di evolversi nel 1955. Io sono un eterno studente che cerca di comunicare al pubblico le cose che più mi eccitano, e anche oggi ce ne sono tante».

Come si trova con The Vigil?

«Vigil significa vigilare sulla musica che mi è cara, quella afroamericana, unita a numerose altre fonti come la musica spagnola, sudamericana, di Porto Rico o di Cuba».

Quali sono gli artisti che più l'hanno influenzata?

«Quando cominciai a suonare il piano ero innamorato di Horace Silver. Dal '51 ho seguito tutto il lavoro di Miles Davis. Poi più tardi ho trascritto l'opera di Bud Powell, Wynton Kelly, Red Garland. E infine non posso dimenticare Bill Evans, McCoy Tyner e il mio amico Herbie Hancock».

Lei segue Dianetics, cosa pensa della spiritualità?

«La spiritualità è tutto. Se intendi spiritualità come celebrazione della vita allora sì, io celebro la vita. Ma penso che sia l'obiettivo di molti musicisti, comunque si definiscano, perché il jazz è gioia di vivere».

Cosa pensa del mondo della musica oggi?

«È cambiato il modo di vendere dischi, oggi è tutto digitale. Ma nei piccoli club, nelle cantine e negli studios ci sono sempre nuovi musicisti che portano avanti i suoni delle radici».

Come si definisce?

«Difficile dirlo. Ogni artista e ogni ascoltatore dovrebbe essere fedele al suo gusto e alla sua voglia di sperimentare. Non so definirmi perché non esiste una Authority nell'arte. L'arte è libera, è il mondo delle scelte infinite e delle infinite capacità dell'immaginazione».

Lei ha sempre nuovi progetti...

«L'anno prossimo festeggerò i 75 anni e farò un sacco di concerti speciali in tutto il mondo. Uscirà anche un documentario da me prodotto sulla mia vita, e voglio mettere online alcune mie esibizioni rare e qualche master class».

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