Ecco le 14 aziende favorite ​dai finanziamenti dell'Etruria

Ecco le 14 aziende favorite ​dai finanziamenti dell'Etruria
18 Dicembre Dic 2015 18 dicembre 2015

Un reticolo di spa e coop collegate ai vertici della banca. E spuntano anche i genitori di Renzi

Riceviamo e pubblichiamo.

Egregio Direttore,

in nome e per conto del dottor Nataloni, si chiede la seguente rettifica ai sensi dell’articolo 8 legge n. 47/1948.

Sono stati riportati fatti non veri, di particolare gravità ove si afferma che Banca Etruria avrebbe autorizzato finanziamenti ad aziende in difficoltà, chiedendo loro in cambio di avvalersi della consulenza finanziaria del Dottor Nataloni. Si menziona espressamente la Td Group Spa.

La Td Group Spa ha avuto rapporti con Banca Etruria dal 1985; i finanziamenti sono stato erogati fino al 2009; il Dottor Nataloni è entrato a far parte del CdA di Banca Etruria solo il 15.12.2011.

La fattura riportata non è dunque prova di “ambiguità” alcuna, ma semplice conseguenza di un rapporto professionale triennale avente ad oggetto l’assistenza per la presentazione di un piano di risanamento che interessa ben undici banche: incarico, questo, ovviamente noto alla banca e formalmente segnalato dal Dottor Nataloni quale potenziale conflitto d’interesse, come rilevato dallo stesso verbale ispettivo di Banca d’Italia.

Analoghe considerazioni in merito all’anteriorità delle delibere e dell’erogazione dei finanziamenti rispetto alla presenza in CdA del Dottor Nataloni possono essere verificate anche in relazione alle altre posizioni segnalate.

In ogni caso le delibere in materia di erogazione del credito, salvo le sole posizioni ex 136 TUB da approvarsi all’unanimità, non erano di competenza del CdA ma del Comitato Esecutivo, del quale il Dottor Nataloni non ha mai fatto parte.

Avvocato Gaetano Viciconte – Avvocato Filippo Busoni

Un lungo elenco di finanziamenti in pieno conflitto di interessi. Al centro c'è Banca Etruria. E tutto intorno un fitto reticolo di spa e cooperative collegate all'ex presidente dell'istituto, Lorenzo Rosi, e a esponenti di spicco del governo. Nel lungo elenco di nomi, che a primo impatto potrebbero non voler dire nulla e che la Guardia di Finanza sta cercando di ordinare, non spunta soltanto Pier Luigi Boschi, papà di Maria Elena e fino a qualche mese fa vice ministro di Banca Etruria. Tiziano Renzi, padre del premier Matteo, detiene insieme a Rosi la Party Srl. Della stessa società Laura Bovoli, madre del presidente del Consiglio, è amministratore unico.

La Banca d'Italia sta cercando di far luce sui presiti della Banca Etruria in conflitto di interessi. Prestito che sono costati ai risparmiatori la bellezza di 18 milioni di euro. Nel mirino sono finite ben 198 posizioni del valore di 185 milioni di euro. E non è finita qui. Altri 90 milioni sarebbero, poi, stati infognati tra le posizioni in sofferenza. Un brutto pasticcio, insomma, che riconduce direttamente a spa e cooperative vicine a Rosi. Tra queste, come ricostruisce il Messaggero, spiccano (non certo positivamente) il Consorzio Etruria srl, l'Etruria Investimenti srl, l'Immofin srl e la Città Sant'Angelo Sviluppo spa. C'è poi la Città Sant'Angelo Outlet Village nel cui cda sedevano sia Rosi sia l'ex componente del cda di Banca Etruria Lorenzo Nataloni. Il 40% della Città Sant'Angelo Outlet Village è controllato dalla Castelnuovese, cooperativa presieduta da Rosi fino al 2014. Per costruire un outlet alle porte di Pescara la Castelnuovese avrebbe ricevuto finanziamenti sospetti. Nel mirino delle Fiamme Gialle ci sono poi la Td Group spa, la Casprini Holding spa, la Cd Holding spa, la Cdg srl, la Praha Invest srl, la Casprini Gruppo Industriale spa, la Naos srl e la Gianosa srl.

Il lavoro dei finanzieri ora sta nel rintracciare i reali proprietari di questo immondo groviglio. Alcuni nomi sono già venuti fuori. E non fanno certo dormire sonni tranquilli. Perché, come ricostruisce Valentina Errante sul Messaggero, Rosi è "amministratore anche della Egnazia Shopping Mall, controllata al 12% dalla Castelnuovese e al 31% dalla Nikila Invest, che, a sua volta, insieme a Tiziano Renzi, padre del premier Matteo, detiene il 40% della Party srl, mentre Laura Bovoli, madre del presidente del Consiglio, è l'amministratore unico della società".

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