"Vi racconto cosa è successo la notte di Capodanno a Colonia "

Vi racconto cosa è successo la notte di Capodanno a Colonia
26 Maggio Mag 2016 26 maggio 2016

Parla Peter Kurth, l'ex candidato sindaco per la Cdu nella città che è stata teatro di una violenza di massa contro le donne senza precedenti. Quanto avvenuto ha segnato una svolta nella società tedesca che cambierà gli equilibri politici

Peter Kurth, 56 anni, giurista e una lunga carriera all'interno della Cdu, il partito di Angela Merkel. Per il quale nel 2009 si è candidato come sindaco a Colonia, la sua città. Sconfitto dal rivale della Spd, il partito socialdemocratico che oggi amministra la città, ha continuato la sua attività politica. Prima come Ministro delle Finanze della città di Berlino, poi rivestendo altri incarichi istituzionali di prim'ordine. In questi ultimi mesi dice di avere assistito ad un rapido cambiamento della Germania e della sensibilità dell'opinione pubblcia tedesca. Ad essere decisive in questo senso racconta essere stati i fatti della notte di Capodanno, quando "centinaia di persone prevalentemente di origine nordafricane presero possesso di una parte della città e si lasciarono andare a ripetute violenze sulle donne". Le mutazioni sociali che sono in corso, racconta a IlGiornale, stanno generando uno spostamento a destra sia dell'opinione pubblica che del suo partito.

"I fatti di Colonia sono stati una chiave di volta per la Germania. Prima di tutto rappresentano la prima volta dal 1945 che lo Stato tedesco perde il controllo fisico di un’ampia fetta del suo territorio. Centinaia di ragazzi nordafricani hanno trasformato la celebrazione di una festa in una violenza di massa contro le donne per le strade. Molestandole, derubandole e in alcuni casi stuprandole. La Polizia era presente, ma non è intervenuta perché si trovava in una condizione di debolezza militare rispetto a questi gruppi di persone che, per ore, sono andate avanti ad agire impunite consapevoli di avere il controllo della zona".

Non era però la prima volta che si manifestavano delle aggressioni, anche brutali, a sfondo sessuale.

Nei casi precedenti si trattava però di singole persone che ne aggredivano un’altra. A capodanno gruppi di numerosi uomini accerchiavano una o due donne e le importunavano in tutti i modi. Per la prima volta la stampa ha documentato i fatti, descrivendo come responsabili delle “persone di origine nordafricana”. In precedenza non si indicava la nazionalità o il colore della pelle dell’aggressore, per paura di dare credito all’estrema destra. Da capodanno in poi i media hanno invece iniziato a riportare continuamente degli stupri o delle violenze di gruppo che da allora si stanno ripetendo in tutto il Paese. E che sicuramente avvenivano anche prima, senza però fare notizia.

Lei è attivo politicamente a Colonia da tanti anni e avrà potuto notare come progressivamente si sia giunti a questa situazione. Ce lo racconti.

Da una lato c’è un problema locale, dall’altro una questione nazionale legata al fenomeno dell’immigrazione. Colonia è una città che ha grossi problemi di amministrazione e di controllo del territorio e molte responsabilità sono personali. Il capo della polizia si è dimesso e il processo di allontanamento dei vari funzionari incompetenti è tutt’ora in corso. D’altro canto Colonia manifesta quanto delicato siano gli equilibri generati dall’immigrazione di massa degli ultimi anni. La quasi totalità degli aggressori è di origine nordafricana, prevalentemente da Tunisia e Marocco. Non si tratta dunque dei profughi siriani arrivati con le ondate dell’ultimo anno, ma di persone che erano in Germania illegalmente da almeno due o tre anni. Persone approdate illegalmente soprattutto in Francia, dove l’arrivo è più facile, che si sono poi spostate senza restrizione all’interno dello spazio unico europeo fino ad arrivare in Germania.

Cosa ritiene che abbia spinto queste persone a comportarsi in quel modo? Perchè tali comportamenti non si sono estesi ai profughi siriani?

Mentre i siriani che arrivano sono spesso degli interi nuclei famigliari, i nordafricani sono dei ragazzi giovani che arrivano da soli, mandati dalla famiglia con la missione di fare soldi. Soltanto che, una volta arrivati, si rendono conto che la Germania non è il Paese della cuccagna che è stato loro raccontato e che senza sapere la lingua non si va da nessuna parte. Allora, per non disattendere le aspettative famigliari, iniziano a commettere piccoli crimini ai quali lo Stato non risponde in modo deciso. In questo modo si è diffusa un’idea di impunità che trasmette l’idea che tutto sia lecito e che comunque quasi nessun crimine porterà ad una pena severa. La presenza di migliaia di adolescenti che si sentono impuniti, che non hanno famiglia e che hanno una concezione della donna rispetto alla nostra si è drammaticamente evoluta in quanto abbiamo assistito.

Angela Merkel è accusata di avere sbagliato ad invitare i migranti a venire in Germania, perchè avrebbe indotto alla violazione delle regole internazionali e contribuito a generare un clima di impunità…

Potrebbe essere vero. La Germania però si trova impreparata ad affrontare questo fenomeno, non solo dal punto di vista politico, ma anche giuridico e sociale. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno di massa nuovo: persone di una cultura radicalmente diversa, che hanno una concezione della donna completamente differente, che non accettano la parità dei sessi né il rispetto per le minoranze sessuali. Di fronte a un immigrazione di questo tipo, che non è un fenomeno nuovo ma nuova è la mole di persone arrivate negli ultimi anni, il governo ha risposto con la seguente strategia: proponendo una società multiculturale in cui ognuno è libero di mantenere la propria cultura purché impari il tedesco, accetti le regole democratiche e rispetti i diritti umani. Chi non accetta queste regole è però comunque accettato, tale modello non viene imposto a nessuno. Chi commetta un crimine verrà poi eventualmente punito.

Secondo Ministro per le Politiche Europee Michael Roth la Germania non vuole offrire ai migranti alcuna identità. Molti profughi, soprattutto se giovani uomini, dicono invece di essere alla ricerca di una battaglia nella quale identificarsi…

Il governo sta puntando tutto sull’aspetto lavorativo. Permette ai migranti di seguire dei corsi di lingua, che è l’elemento di partenza e indispensabile per trovare un’occupazione. L’obiettivo è quello di permettere a queste persone di essere competitive sul mercato entro un periodo di circa 20 o 25 anni. E’ una sfida. Un esperimento, come dice Lei.

Il governo ritiene che l’integrazione passi unicamente attraverso il lavoro e lo stipendio. Ma se queste persone cercassero anche altro?

Certamente stiamo affrontando una sfida prima di tutto culturale. Il lavoro da solo non basta. Ci sono migliaia di casi di persone, soprattutto donne, che pur essendosi trasferite in Germania da 25 anni non parlano la lingua perché sono sempre state tra le mura domestiche o all’interno della propria comunità di immigrati. E’ evidente infatti come nella quasi totalità dei casi i migranti che arrivano si riuniscano al proprio gruppo etnico già presente sul territorio. In molti casi ciò genera una segregazione spontanea che dobbiamo evitare. Dobbiamo invece spingere queste persone, soprattutto le donne, a conoscere la cultura tedesca, a frequentare persone tedesche, a rendersi conto che vivono in Germania e non nella patria d’origine.

Il governo non finora ha intrapreso questa strada, preferendo non imporre alcuna cultura a chi arriva. E’ dunque giunto il momento di un grande cambiamento?

La Cdu ha sempre sintetizzato al suo interno sia elementi di centro che conservatori. Negli ultimi mesi l’atmosfera è però molto cambiata. I sondaggi dicono che l’80 per cento dei tedeschi, sia di destra che di sinistra, sia insoddisfatto delle decisioni che sono state prese in materia migratoria. Lo status quo si sta spostando verso destra e la Cdu dovrà adottare posizioni più critiche rispetto all’immigrazione. Altrimenti rischia concretamente di generare una fuga di voti verso i partiti alla sua destra".

@luca_steinmann1

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