"Ecco come vengono reclutati i jihadisti francesi"

Ecco come vengono reclutati i jihadisti francesi
19 Luglio Lug 2016 19 luglio 2016

Decadenza della società occidentale, assenza di virilità, mancanza di una guerra, ricerca di un mondo migliore. Un'associazione che si occupa di combattere la radicalizzazione dei giovani francesi racconta quali sono le ragioni comuni a tutti i foreign fighters

Nizza è la capitale europea dei jihadisti. Negli ultimi anni sono oltre cento le persone che sono partite dalla città costiera francese per raggiungere la Siria ed unirsi ai gruppi islamisti, soprattutto l'Isis, per combattere il jihad. "Tutti coloro che sono partiti condividono alcuni obiettivi comuni". A speigarlo a Il Giornale è Benjamin Erbibou, membro dell'asscoiazione Entr'Autres, che da oltre 10 anni si occupa di monitorare e prevenire la radicalizzazione in senso islamista dei giovani francesi. A spingere tutti loro verso la guerra sarebbe la percepita decadenza della società occidentale.

"I problemi legati all’immigrazione non sono naturalmente una novità né per la Francia né per Nizza. Già nel 2005 il Paese era stato scosso da una serie di proteste violente nelle banlieue di tutte le principali città francesi. Tutti i protagonisti di quei moti si ponevano le stesse domande? Chi siano? A cosa apparteniamo? Qual è la nostra identità? Fin da subito fu evidente che a spingere queste persone alla violenza fosse un problema di integrazione che interessava anche e soprattutto le seconde generazioni. Era in corso una riaffermazione identitaria di persone che non si identificavano con la Francia ma con qualcosa di cui erano alla ricerca e di cui la maggior parte di loro non aveva alcuna idea precisa. Quasi tutti i problemi irrisolti di allora sono però gli stessi che hanno portato all’odierna esplosione dell’islamismo: ricerca di identità, ricerca di comunità, ricerca di fede, ricerca di uno scopo da dare alla propria vita".

Già al tempo osservavate la radicalizzazione religiosa di queste persone?

"Solo in misura minore. La reislamizzazione delle nuove generazioni è un fenomeno che abbiamo iniziato ad osservare sempre più frequentemente a partire dal 2008. Se il problema identitario è qualcosa condiviso da tutte le minoranze etniche in Francia, per esempio anche da quelle provenienti dall’Est Europa, la radicalizzazione religiosa ha interessato quasi esclusivamente le comunità islamiche. Nessuna altra comunità ha infatti alcun polo di attrazione identitario e spirituale così forte come quello rappresentato da quella che viene vista come la guerra dell’Islam. Nessun altro ha un territorio preciso in cui recarsi per combattere una guerra così totalizzante. Nessuno ha organizzazioni terroristiche tali da avere ramificazioni in Europa e reclutatori in grado di convincere i giovani a partire per il combattimento e di finanziarne e organizzarne il viaggio".

Da Nizza sono partite oltre 100 persone per il jihad. Come e quando è iniziato questo fenomeno?

"E’ iniziato con lo scoppio della guerra in Siria nel 2011. Al tempo l’Isis non esiteva ancora, esistevano invece gruppi di ribelli che denunciavano di essere repressi dalle truppe di Assad e richiedevano aiuti umanitari. Questi gruppi erano gli stessi che poi sarebbero diventati Isis e Nusra, al tempo non venivano però considerati come tali in Europa. Molte persone hanno iniziato a partire per la Siria per portare loro gli aiuti umanitari. Tra chi partiva c’erano persone già radicalizzate ma anche semplici attivisti per i diritti umani che una volta arrivati sul posto si rendevano conto che la situazione non era la stessa che era stata loro raccontata. Alcuni sono tornati indietro, altri si sono radicalizzati in loco, ad altri ancora non è stato consentito il ritorno e sono morti sul posto".

Dal 2011 l’Isis ha iniziato a mostrare il suo vero volto. Cose è cambiato rispetto a prima?

"Da quando è diventato evidente che l’Isis non è una organizzazione umanitaria è parzialmente cambiato il profilo delle persone che partono. Non ci sono più convinti sostenitori dei diritti umani, ma esclusivamente persone già radicalizzate che partono per combattere. Il numero dei foreign fighters non è però diminuito, al contrario ha continuato a coinvolgere un persone molto diverse tra loro, seppur tutte radicali. Uomini, come donne, poveri e benestanti, immigrati e francesi convertiti".

Quali sono le caratteristiche comuni a tutti coloro che decidono di partire?

"Ci sono degli elementi che sono riscontrabili in tutti i soggetti partiti. Chiunque abbia tentato di raggiungere le zone del jihad prima della partenza aveva fatto discorsi che toccavano sempre i seguenti cinque argomenti: vittimismo, comunitarismo, identitarismo, complottismo e antisemitismo. Queste caratteristiche fanno ben capire come il raggio di coinvolgimento sia ampissimo e che possa coinvolgere la quasi totalità di chi vive in Francia. Quelli toccati sono argomenti che si possono affrontare pubblicamente e che ottengono il riscontro della maggior parte dei cittadini".

Che ruolo hanno i reclutatori nel convincere alla partenza?

"Hanno un ruolo di prim’ordine. I reclutatori carismatici agiscono all’interno di un contesto sociale, quello dei quartieri ad altra presenza islamica, molto fertile per le loro attività. Quelli con cui ci siamo confrontati erano spesso degli Imam che predicavano nelle moschee, ma non solo. Anche gestori di negozi di kebab o di altre attività commerciali. E’ il caso di Omar Omsen, reclutatore di origini africane che faceva propaganda terroristica all’interno del suo fast food nella periferia di Nizza. Omsen è riuscito a fare partire per la Siria ben 50 ragazzi, alcuni dei quali minorenni. Quando sul suo capo è stato emesso un mandato di cattura era ormai troppo tardi, perché era già fuggito. Oggi ci risulta che sia In Siria a combattere tra le fila di Jabhat al Nusra".

Lei ha detto che a partire ci sono anche delle donne. Quante sono in proporzione agli uomini?

"Circa il 15per cento. Alcune partono per seguire i mariti che vanno a combattere, generalmente portando con sé anche i figli. E’ però in crescita il numero di ragazze che parte autonomamente per aggregarsi all’Isis o a Nusra. Perché lo fanno? Nella maggior parte dei casi perché sono alla ricerca di un compagno, di un uomo vero che in Francia non riescono a trovare. In tantissime dicono che i ragazzi francesi non sono veri uomini e li accusano di non essere virili. Li accusano di passare tanto tempo attaccati ai videogiochi e ai social network al posto di impegnarsi in qualcosa di forte, al posto di combattere una guerra. Il sociologo Fahrad Koshrokavar ha individuato quattro caratteristiche comuni in tutte le donne che partono per il jihad: cercano uomini stabili, seri, sinceri e che trasmettano sicurezza. Tutte cercano l’immagine virile di un guerriero che assomigli il più possibile all’idea che hanno di Dio. Il loro non è jihadismo vero e proprio, ma la ricerca di un marito che ritengono la società occidentale non sia in grado di dare loro. Queste ragazze, come anche i ragazzi, ritengono che la società occidentale stia vivendo una fase di profonda decadenza".

Come funziona lo spostamento dalla Francia verso le zone controllate dall’Isis e dai ribelli?

"Tutto avviene tramite bi reclutatori, che creano o si affidano a organizzazioni in contatto con la casa madre del gruppo terroristico in questione che si trova in Siria. Queste organizzazioni si occupano degli spostamenti come anche del finanziamento del viaggio. I soldi vengono raccolto generalmente tramite la creazione di fittizie associazioni sportive o culturali che raccolgono fondi per finte attività che in realtà servono a pagare il viaggio dei jihadisti. Queste organizzazioni si occupano anche di creare il contatto con chi accoglierà i foreign fighters. L’Isis, per esempio, ha una organizzazione capillare nell’accoglienza di chi viene dall’Europa. Hanno vere e proprie strutture di accoglienza in cui requisiscono i documenti ai nuovi arrivati. effettuano i controlli e selezionano quali competenze a seconda del diverso tipo di persona che si trovano di fronte. Solo una parte di chi arriva viene mandato a combattere. A molti altri viene richiesto di valorizzare le proprie competenze acquisite in Europa: medici, infermieri, e professionisti nel campo della comunicazione. I loro videomaker sono professionisti che con tutta probabilità sono stati formati in Europa. Ciò testimonia una questione centrale: tra chi si unisce ai terroristi non ci sono solo persone ignoranti e emarginati, ma anche ricche e con una istruzione di primo livello".

In che direzione si dovrebbe agire per scoraggiare queste persone dalla partenza?

"La risposta è innanzitutto di tipo identitaria, comunitaria e culturale. Chiunque parta è alla ricerca di un mondo migliore ed è deluso dalla decadenza dell’occidente. Un occidente considerato debole e devirilizzato, in cui la figura maschile è considerata totalmente assente".

@luca_steinmann1

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