L'uomo dalle tremila chiavi che apre le porte vaticane

L'uomo dalle tremila chiavi che apre le porte vaticane
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21 Luglio Lug 2016 21 luglio 2016

Gianni Crea è il clavigero, custode di tutte le serrature dei Sacri Palazzi. La più segreta? Quella senza numero

Potremmo definirlo il San Pietro dei giorni nostri, colui che possiede tutte le chiavi dei Musei Vaticani e della Cappella Sistina. Custodisce 2.797 chiavi preziose e storiche che da secoli consentono l'accesso alle stanze affrescate dei musei del Papa. Lui è il «clavigero», dal latino colui che ha in consegna le chiavi, personaggio che rimane spesso nell'ombra perché poco conosciuto, ma che svolge un ruolo fondamentale, ovvero consentire a oltre 6 milioni di visitatori ogni anno di accedere alle meraviglie di Michelangelo e Raffaello, fino agli affreschi della Cappella Sistina e al Giudizio Universale.

Gianni Crea è di Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria), ha 43 anni, e da cinque è a capo dei clavigeri, una figura che esiste da sempre, erede del maresciallo del Conclave. Delle quasi tremila chiavi che custodisce, 300 sono quelle che utilizza ogni giorno per l'apertura e la chiusura dei Musei Vaticani, attraverso le sale che ospitano i capolavori rinascimentali esposti in un percorso lungo sette chilometri. Un iter che si ripete da decenni: tutte le mattine, alle 5.45, Crea si reca negli uffici della Gendarmeria Vaticana per ritirare le centinaia di chiavi che consentono l'apertura degli storici appartamenti papali affrescati. «Conosco le chiavi come le mie tasche racconta al Giornale Gianni Crea ripeto questa sequenza da cinque anni. I Musei sono divisi in quattro settori e ogni giorno ci sono cinque clavigeri in apertura per spalancare le porte delle diverse zone del museo. Fino a qualche anno fa i clavigeri erano solamente tre, poi con l'ampliamento del polo museale siamo diventati dieci, oltre a tre sostituti. L'odore che mi attende quando spalanco la prima porta è quella della storia».

Le altre 2.400 chiavi vengono invece custodite in un luogo segreto, una sorta di «bunker delle chiavi», che si trova nel Cortile della Pigna in Vaticano, ma vengono comunque utilizzate settimanalmente per verificare il funzionamento delle serrature e accertarne la loro integrità. «Il bunker spiega Crea prevede un sistema di condizionamento speciale per impedire che le chiavi si arrugginiscano».

Le chiavi più antiche e più preziose sono tre: la numero 1 è quella che apre il portone monumentale, che attualmente corrisponde all'uscita dei Musei Vaticani; la chiave numero 401, dal peso di mezzo chilo, apre invece il Portone di Ingresso del Museo Pio Clementino. C'è poi la chiave più grande e quella più importante di tutte, la chiave senza numero, che apre il portone della Cappella Sistina, sede dal 1492 del Conclave che elegge il Successore di Pietro. È questa la chiave più preziosa di tutte; viene custodita nel bunker in una busta chiusa, sigillata e controfirmata dalla direzione e ogni suo utilizzo deve essere autorizzato e protocollato su un antico registro, dove è necessario scrivere anche il motivo di ogni suo utilizzo. Qui vengono registrati gli orari di ritiro della chiave e l'orario di riconsegna. C'è poi un registro dove vengono annotate le anomalie riscontrate in apertura o in chiusura, l'orario di inserimento degli allarmi e il nome del caposettore che ritira i mazzi, oltre alle visite istituzionali di capi di Stato. E in caso di Conclave cosa accade? «Io sono l'erede del maresciallo del Conclave spiega Crea ovvero colui che sigillava tutte le porte intorno alla Cappella Sistina per far sì che restasse il segreto per l'intero periodo della riunione dei cardinali elettori, fino alla fumata bianca. Il compito del clavigero è proprio questo».

Negli ultimi anni, per i nuovi settori, sono arrivate anche delle chiavi elettroniche. Niente a che vedere con le pesanti chiavi di ferro. Ogni reparto dei Musei, infatti, ha una numerazione sequenziale: ad esempio, il mazzo che apre il museo gregoriano va dalla chiave numero 200 alla 300; quello che apre la Pinacoteca dalla numero 300 alla 400; il Museo etrusco, invece, viene aperto dalle chiavi da 500 a 600, e così via per i dodici reparti. E se il clavigero si ammala? «Ci sono i sostituti, ma è successo rarissimamente sorride Crea sono affezionato alle mie chiavi».

La storia del clavigero, insieme curiosità e aneddoti sulla Cappella Sistina, è così particolare da meritarsi l'inchiostro di un libro, il volume realizzato da Sandro Barbagallo, curatore del Reparto collezioni storiche dei Musei Vaticani e noto critico d'arte, e presentato a Reggio Calabria, durante un incontro per raccontare i musei del Papa in un viaggio virtuale in giro per l'Italia.

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