Addio al Salone di Torino. Gli editori scelgono Milano

Addio al Salone di Torino. Gli editori scelgono Milano
28 Luglio Lug 2016 28 luglio 2016

Nuova Fiera del libro dopo 29 anni di «esclusiva» piemontese. Ma sotto la Mole non si arrendono...

A un anno dai trenta, a due mesi dall'ultima edizione, a un mese dall'inizio di un'inchiesta che ne ha affossato i vertici, si chiude un'epoca: quella del Salone del Libro di Torino. L'Associazione Italiana Editori, che copre il 90% del mercato librario italiano, ieri ha deciso: si dia il via a un nuovo progetto in partnership con Fiera Milano, un progetto nazionale. Con una Fiera, evento cardine, a Milano in maggio. Poi un seguito a Roma, per ampliare Più libri, più liberi. Poi al Sud, dove libri e lettura sono un miraggio. Salone di Torino? Addio. Fondazione per il Libro? Addio con riserva: forse si collaborerà per la promozione della lettura (al momento nemmeno si sa se Aie ci sarà, domani, all'assemblea dei soci della Fondazione a Torino, in cui verrà presentato il nuovo Presidente, Massimo Bray). La domanda precisa che è stata posta ieri mattina ai 32 membri votanti del Consiglio Generale (sarebbero 39, ma 7 non sono nemmeno intervenuti) è stata: "Vogliamo costituire una New company per sviluppare il progetto promozione del libro e continuare il dialogo con Torino sui temi della promozione della lettura?". Risultato: 17 favorevoli, 8 astenuti e 7 contrari (tra loro Feltrinelli e marcos y marcos, dicono le indiscrezioni, e, tra gli astenuti, nottetempo). Da quel momento, il diluvio, soprattutto a livello istituzionale: dentro la Fondazione per il Libro ci sono infatti due ministeri, Mibact e Miur, e Regione Piemonte, oltre a Intesa San Paolo. Ma andiamo con ordine.

Gli obiettivi di Aie con questa decisione sono tre. Il primo è la scelta di un progetto, il più efficace "per valorizzare l'attività imprenditoriale degli editori", ci spiega il presidente Federico Motta. "Aie ha trovato in Fiera Milano le condizioni da sposare. Non cambiamo cavallo, ma sposiamo un progetto, in completa autonomia, responsabilità e oneri, magari collaborando con il Centro per il libro". E nella comparazione dei modelli Torino-Milano che i soci Aie hanno valutato ieri, Torino risulta perdente o assente da troppi punti di vista: economico (i costi di partecipazione per gli editori sono ancora indeterminati, perché la Fondazione dovrebbe lanciare un bando), logistico (senza Lingotto, dove si va?), territoriale (una realtà locale contro due grandi realtà nazionali e un ipotesi di sviluppo della lettura al Sud), promozionale e creativa. Ma soprattutto gestionale, e qui si rivela il secondo obiettivo di Aie: negli ultimi anni i tempi burocratico-istituzionali di Torino hanno fatto perdere le staffe a Motta, che a febbraio 2016 è uscito dalla Fondazione, lamentando il ruolo troppo marginale degli editori nel Consiglio. Il terzo? Sfuggire alle sabbie mobili di un'inchiesta che, dicono le voci, ne genererà altre.

E da ieri, gli editori si dividono. Molto soddisfatti: "Si è arrivati a questa decisione dopo un lavoro attento e approfondito durato mesi, svolto da una commissione trasversale nella quale tutte le parti dell'associazione hanno valutato fianco a fianco una molteplicità di proposte", dichiara Selva Coddè, Ad Mondadori Libri. E molto ribelli, specie se piccoli: "Questa decisione rivela la subalternità dell'associazione alle strategie dei grandi gruppi editoriali milanesi", dice una nota di e/o. "L'Aie perde così un'occasione per una politica di maggiore equità ed equilibrio. Per questo motivo usciamo dall'Associazione". E anche Lindau si dissocia. Per Torino la perdita è secca, intollerabile: "I vertici dell'Aie avevano deciso fin dall'inizio di voler organizzare un Salone a Milano. Sarebbe stato più sincero da parte dell'Aie non far credere che avrebbe esaminato più proposte, cosa che in realtà non è mai avvenuta". Così l'ex sindaco Piero Fassino. "Noi andiamo avanti per la nostra strada. L'edizione 2017 si farà". Così la neosindaca Chiara Appendino. "Guai a dare vita a due saloncini", ha commentato Sergio Chiamparino, che oggi incontrerà il ministro Franceschini e intanto dilaziona ancora: "Meglio andare dopo agosto per definire progetto e nomine". Proprio la dilazione ha reso Torino perdente, anche se pare che fino a ieri notte siano arrivate briciole creative all'Aie dalla Fondazione per coprire un buco di proposte che dura da mesi. E infatti Fiera Milano ha già tutto pronto: "Non è un trasferimento da Torino, ma un progetto nuovo, dopo una lunga anomalia, che mira a correggere una carenza di promozione della lettura. A settembre faremo la presentazione ufficiale, con contenuti, immagine e nome, che certamente non sarà MiBook perché vorrei un nome italiano" ci anticipa l'Ad Corrado Peraboni. "In questi giorni ci impegneremo su tre fronti: tranquillizzare i piccoli editori (specie i sette contrari) preoccupati di essere fagocitati dai grandi; coordinare e creare la sinergia ottimale con BookCity; mettere in piedi la squadra. Anticipazioni sul curatore? Abbiamo ricevuto autocandidature, ma deve sceglierlo l'Aie. Posso dire che sarà un esterno a Fiera Milano, di riconoscibilità nazionale, in grado di allargare il pubblico". E sulle polemiche istituzionali, Peraboni risponde che "Nella migliore tradizione ambrosiana, non cerchiamo contributi ma idee. Questo progetto non prevede soldi pubblici". E quelle di sindaci e presidenti rimangono parole, per una SpA quotata in Borsa.

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