Che vergogna la «quota cicciottella» a Miss Italia

Che vergogna la «quota cicciottella» a Miss Italia
12 Settembre Set 2016 12 settembre 2016

Al secondo posto una "taglia 46". Ma dividere tra "curvy" e "magre" è una barbarie

Eccovi servita la Miss Italia all'insegna del politicamente corretto. La rete di Urbano Cairo, che ha avuto il merito di salvare il format dopo lo sfratto Rai per consentire che pure l'Italia avesse il suo concorso di bellezza come tutti i paesi liberi occidentali, ha trasmesso uno show timido e incerto. Del resto, è difficile che la celebrazione della bellezza possa risultare convincente se della bellezza ci si vergogna.

Il Grande Pedagogo, ben interpretato dal conduttore Francesco Facchinetti, ha spiegato alla plebe degli spettatori che la nuova Miss Italia «deve celebrare la bellezza a 360 gradi, inclusa quella delle curve, perchè non esistono canoni da rispettare»,e via con il festival delle banalità. La bellezza, in ogni epoca storica, ha i suoi canoni e le sue regole che non si decidono a tavolino, secondo un piano di ingegneria sociale, ma promanano dal costume, dalla società spontaneamente organizzata. Moda e pubblicità ne sono i massimi interpreti.

Allora, se consentite, l'immagine delle finaliste, con la concorrente «curvy», come si dice, orgogliosamente taglia 46, compressa in un improbabile body inguinale, è sgradevole agli occhi. Ci dispiace deludere Mr. Facchinetti (se fosse tua sorella, le suggeriresti di indossare quel body?), ma la pedagogia d'accatto, l'ipocrisia di chi promuove un concorso di bellezza vergognandosi della bellezza, sono destinati a fallire. Da una parte, abbiamo assistito all'eterno tentativo di far apparire intelligenti e colte ragazze che partecipano a un concorso di bellezza, non al certamen di latino classico. Con questo non s'intende dire che non possano essere pure intelligenti e colte, ma rivolgere loro sciocche domande, mentre indossano un costume da bagno e un numero sul petto, è il modo perfetto per farle apparire delle utili idiote.

Invece sono donne determinate che cercano di farsi strada nel mondo dello spettacolo. Lasciate che si esibiscano nell'effimero, lasciate che mettano in mostra la loro esteriorità, Miss Italia è questo, show dell'apparenza e apoteosi estetica. Dall'altra parte, avendo degradato la magrezza a indice di malattia, Miss Italia ha deciso che le curvy, taglia 46, debbano piacere al pubblico e ai mass media. Come se fosse possibile, con un atto d'imperio, spostare indietro le lancette dell'orologio per tornare a quel fatidico 1950 quando lo stesso concorso incoronava la formosa Sophia Loren Miss Eleganza. A quel tempo le curve andavano di moda, si usciva dalla guerra e dalla fame, pulsava il desiderio di opulenza e fecondità, indizio di ripresa.

Oggi la donna è filiforme, proiettata verso la carriera, leggera e autosufficiente, il suo dovere è vivere, non procreare. Si può essere belle e seducenti anche con qualche chilo in eccesso, certamente, ma Miss Italia non è la ragazza della porta accanto. Miss Italia deve far sognare, la più bella dello stivale incarna un ideale estetico nell'immaginario nazionalpopolare. Il sindacalismo pro curvy, che ha indotto alla diabolica scelta di far sfilare corpi longilinei accanto a graziose ragazze con coscione e rotolini di ciccia, soddisfa forse l'istinto pedagogico di qualcuno, ma lascia lo spettatore con un enorme, irrisolvibile, interrogativo: se quei glutei debordanti in un body troppo succinto non mi piacciono, devo confessarlo allo psicologo? O magari al prete? L'ipocrisia genera il ridicolo. Perciò giù le mani da Miss Italia: le vogliamo belle da impazzire, e senza sensi di colpa.

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