Gli scrittori dimenticati? Colpa anche della destra che non li ha difesi

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20 Settembre Set 2016 20 settembre 2016

Gianfranco de Turris

Se nel 2016 Alessandro Gnocchi e Nicola Porro scrivono quel che hanno scritto su Il Giornale di domenica, si deve dire che ahimè quarant'anni sono trascorsi invano. Se sono costretti a raccontare come gli autori ideologicamente scomodi siano ancora lì ad aspettare di essere «scoperti» dalla nostra cultura, editoria e giornalismo vuol dire che siamo bloccati alla mentalità faziosa del '68, al mito fasullo della superiorità antropologica dei comunisti. E tutto questo insieme vuol dire che la Destra politica non è riuscita a incidere sul piano culturale, e sì che è stata al potere a fasi alterne per un decennio dal 1994 in poi, pur possedendo case editrici, settimanali e tivù. Anzi, addirittura per un ventennio come alla regione Lombardia dove culturalmente non ha lasciato traccia dopo la prematura morte di Marzio Tremaglia Eppure dal 1968 al 1976, appunto 40 anni fa, era nata una efficace reazione contro il sinistrismo estremista della contestazione e l' egemonia comunista delle idee. C'erano case editrici storiche come Volpe e Il Borghese che stampavano quei libri controcorrente che oggi si scoprono, e pubblicavano riviste culturali con La Destra di Claudio Quarantotto e Intervento di Fausto Gianfranceschi. E c'erano settimanali battaglieri come quello di Mario Tedeschi e Lo Specchio di Giorgio Nelson Page. Ad essi si era affiancata una potenza come Rusconi che aveva affidato la casa editrice ad Alfredo Cattabiani. Poi l'accanimento giornalistico, il ricatto politico, il conformismo culturale rase al suolo tutto ciò a metà degli anni '60.

Anche allora ci si batteva contro il pensiero unico di sinistra, nonostante che la sponda politica (il MSI di Almirante) fosse quasi indifferente alla cultura (con debite eccezioni). Vent'anni dopo, crollati i partiti tradizionali sotto i colpi di Mani Pulite che salvò solo il Pci, emerse una nuova destra politica che andò al potere a fasi alternate, ma anch'essa ha presto dimenticato la cultura: che fine ha fatto la rivista Ideazione per esempio?

Era un centrodestra variegato: moderati, conservatori, liberali, postfascisti, addirittura radicali, ma tenuti insieme dall'opporsi alla egemonia di una sinistra che si stava avviando al declino. Oggi la sinistra dal punto di vista delle idee non ha più nulla da dire, se non aggrapparsi ad un isterico antifascismo parolaio, le rimane però il potere culturale che ancora gestisce l'appiattimento al nuovo conformismo, cioè il politicamente corretto di cui sono aedi i grandi organi di stampa. Siamo cos' tornati a quarant'anni fa - anche se alla tragedia si è sostituita la farsa - grazie all'insipienza, alla incoscienza e alla mancanza di lungimiranza della politica di centrodestra che non è riuscita a modificare o solo incidere a livello ideale per far accettare una visione del mondo diversa da quella agonizzante ma sempre egemone: editoria, cinematografia, televisione, università, accademie, teatri non hanno lasciato spazio a chi non è conforme. Per fortuna, a differenza degli anni '70, i nuovi media consentono di poter scavalcare almeno in parte certi ostacoli, se li si sa usare al meglio, come ha dimostrato su queste pagine l'inchiesta di Luigi Iannone. Ma non basta certo, una magra consolazione, avendo perduto venti 20 anni.

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