Per onorare un morto di destra serve il permesso dell'Anpi

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6 Novembre Nov 2016 06 novembre 2016

A Pavia il corteo autorizzato dalla questura è stato ostacolato da antifascisti e Anpi. Le trattative con la polizia sono finite con alcuni tafferugli

Chi ha avuto l’ardire di affrontare la pioggia che ieri sera si è abbattuta su Pavia avrà visto due realtà diverse. Anzi: opposte. Da una parte la destra militante, schierata militarmente in silenzio, fiaccole in mano e una corona di fiori da deporre sulla lapide “del nostro martire”; dall’altra l’Anpi, l’Arci, la Rete Antifascista, ex partigiani, ex e nuovi sessantottini e via dicendo decisi a “impedire la marcia nazifascista”. A Nord l’ordine, a Sud il disordine. E non è una presa di posizione, ma il dato di fatto raccontato da cronista (GUARDA IL VIDEO).

Il corteo per Emanuele Zilli

Da giorni a Pavia si discute della commemorazione di Emanuele Zilli, militante del Msi morto nel 1973 in circostanze poco chiare. L’Anpi e il Pd si erano mobilitati per impedirla, sebbene il questore - legge alla mano - non avesse potuto far altro che autorizzarla. I “democratici” antifascisti avrebbero voluto manifestare il loro dissenso in una piazza nel bel mezzo del corteo della destra (piazza Ghinaglia), ma per ovvi motivi di ordine pubblico il questore lo ha impedito, mettendo a disposizione la più distante piazza Italia. Tuttavia i "democratici" non hanno voluto sentir ragioni.

Il sit-in illegale dell'Anpi

Nell'area interdetta si sono allora radunate (illegalmente) un centinaio di persone ed è iniziata una lunga, estenuante trattativa con le forze dell’ordine. Sia chiaro: partigiani, studenti, l’assessore alle Politiche Sociali Alice Moggi e pure l’on. Chiara Scuvera erano lì contro la legge, perché non autorizzati. Eppure si sono impuntati per “impedire ai fascisti di passare da qui”. “Ci piacciono appesi per i piedi”, urlava qualcuno. “Facciamo saltare il ponte mentre ci son sopra i fasci”, ribadiva qualcun altro. E poi ancora “Bella ciao”, “Fischia il vento” e tanti pugni chiusi.

Nel frattempo alcune delegazioni improvvisate hanno provato a trattare con la polizia qualcosa di intrattabile. Nel senso che gli antifascisti avrebbero voluto imporre agli agenti la loro volontà: rimanere sul posto e bloccare il (legittimo) corteo della destra. La polizia ha chiesto di spostarsi solo di pochi metri, ricevendo più volte un secco no: "Se dovete far spostare qualcuno, quelli sono i fascisti”. E così sono nati tafferugli provocati dai manifestanti: un agente ferito con cinque giorni di prognosi e un attivista ferito alla testa. “Noi siamo i democratici - urlava un signore senza sosta - Dovete manganellare i fasci”.

Il fatto è che dall’altro lato, sotto una pioggia battente, CasaPound e Forza Nuova attendevano ordinatamente che chi di dovere gli dicesse quando poter partire. L’avvio del corteo è slittato di un paio di ore senza che si levassero proteste. Poi a ritmo di tamburi, “camerati...alt!” e “camerati...avanti, march!”, hanno attraversato la città con le fiaccole accese. Nessuna protesta nemmeno quando è stato necessario fare una piccola deviazione al percorso per aggirare il raggruppamento antifascista. Bollettino finale: nessun problema di ordine pubblico.

Gli scontri tra manifestanti e polizia

Quei problemi, invece, volutamente provocati dall’alveare di sigle della Rete antifascista. Che pur di rivendicare il diritto (?) di impedire il corteo della fazione contrapposta, hanno obbligato le forze dell’ordine agli straordinari. “Adesso potrai tornare in Parlamento e dire che anche tu sei indagata per manifestazione non autorizzata”, scherzava l’assessore Alice Moggi con l’on. Scuvera (Pd). Rideva senza pensare che così facendo stava tenendo sotto scacco la città. Quando sarebbe bastato manifestare il proprio dissenso nella piazza indicata dalla questura. Di certo avrebbe fatto meno scena. Ma almeno sarebbe stato realmente “democratico”.

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