Femen contro Trump: l’osceno siparietto

Femen contro Trump: l’osceno siparietto
17 Gennaio Gen 2017 17 gennaio 2017

Al grido di «prendiamo il patriarcato per le p…» una Femen irrompe nel Museo delle Cere di Madrid e palpeggia, a petto nudo, la statua di Donald Trump

Nella lista degli “haters” del neopresidente americano non potevano mancare le Femen. Il movimento di protesta anti-sessista ed anti-razzista oggi si è reso protagonista dell’ennesimo siparietto osceno. E’ successo nel Museo delle Cere di Madrid, dove una di loro ha fatto irruzione a petto nudo ed ha provocatoriamente palpeggiato la statua del 45esimo presidente americano al grido di «prendiamo il patriarcato per le p…».

La reazione del portavoce del Museo, Gonzalo Presa, è stata insolitamente morbida. L’uomo, infatti, ha suggerito alle attiviste di manifestare «quando il presidente nordamericano verrà in Spagna».

L’antipatia delle Femen per Donald Trump non è una novità. Lo scorso 8 novembre due attiviste del collettivo femminista ucraino – nato nel 2008 a Kiev e cresciuto sino a diventare una realtà internazionale – si erano già introdotte nel seggio dove, di lì a poco, avrebbe dovuto votare l’allora candidato repubblicano per contestarlo. In quell’occasione, sul seno nudo, si erano dipinte la frase: «Fuori l’odio dai seggi».

L’organizzazione, che si prefigge l’obiettivo di «incrementare le capacità intellettuali e morali delle giovani donne in Ucraina» e nel mondo (e, allo scopo, manda le attiviste a manifestare in topless), anni fa fece tappa anche in Italia. In due occasioni diverse, infatti, le attiviste avevano dato spettacolo in piazza San Pietro profanando il presepe natalizio e simulando una masturbazione di gruppo con dei crocefissi per ribadire la «laicità e separazione tra Stato e Chiesa». Bravata che gli costò un invito in prima serata alla trasmissione AnnoUno di Giulia Innocenzi.

Adesso, però, le loro attenzioni sono tutte concentrate sul nuovo inquilino della Casa Bianca. D’altronde non è certo un mistero che le ragazze sono state profumatamente e lungamente finanziate da un acerrimo nemico di Donald Trump: il finanziere americano di origini ungheresi George Soros. Quello che, per intenderci, è stato definito dal sito DcLeaks «l’artefice di tutte le rivoluzioni degli ultimi 25 anni». Soros, che ha donato all’ex candidata democratica Hillary Clinton circa 8 milioni di dollari attraverso il Super Pac, ha giocato un ruolo chiave nell’arruolare manifestanti per accendere le proteste anti-Trump che hanno interessato almeno 24 città statunitensi all’indomani dell’Election Day.

Insomma, sembra che anche le Femen stiano scaldando i motori in attesa della mega contestazione in agenda per il post-Inauguration Day del 20 gennaio. Anche perchè se la piazza di Washington sarà un “nuovo Maidan”, loro, non possono proprio mancare.

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