Lombalgie: fondamentale la gestione del dolore

5 Febbraio Feb 2017 05 febbraio 2017

Luisa Romagnoni

L'84 per cento della popolazione l'ha sperimentata almeno una volta nella vita. La lombalgia o mal di schiena. Una condizione dolorosa e invalidante. Nel 23 per cento dei casi progredisce nella forma cronica ed ha una sintomatologia ancora più lancinante, se è presente anche una componente neuropatica (nel 20-35 per cento dei casi). Possibile intervenire in modo efficace, su un dolore decisamente più intenso e di natura più complessa? Indicazioni arrivano da uno studio di confronto (Oxynta), pubblicato di recente sul Journal of Pain Research, condotto in real life, su una casistica di pazienti sovrapponibile a quella tipica di un ambulatorio di medicina generale. Il lavoro ha valutato efficacia e sicurezza di farmaci appartenenti alla classe degli oppioidi (ossicodone/naloxone e tapentadolo), nel trattamento della lombalgia cronica con componente neuropatica. «Nella gestione della lombalgia, un adeguato sollievo dal dolore è fondamentale per poter intraprendere un precoce ed efficace programma riabilitativo», spiega Stefano Masiero, ordinario di medicina fisica e riabilitativa, università degli studi di Padova. «La ricerca scientifica è sempre più rivolta all'identificazione di molecole che permettano un controllo soddisfacente della sintomatologia dolorosa, garantendo al contempo un buon profilo di sicurezza. Ne è un esempio lo studio tedesco Oxynta». I pazienti affetti da lombalgia cronica con componente neuropatica presentano elevato dolore, solitamente poco responsivo alle cure tradizionali. «Per tali motivi, spesso è necessario ricorrere a terapie con oppioidi. Molecole dotate di un ottimo effetto analgesico ma che talvolta hanno effetti collaterali (come stipsi, nausea o sonnolenza), che ne riducono l'utilizzo nella pratica clinic». Più in particolare, i risultati dello studio, hanno evidenziato che l'associazione ossicodone - naloxone non solo si è dimostrata non inferiore a tapentadolo e ben tollerata, ma ha avuto un'efficacia analgesica superiore (del 55 per cento), nel procurare sollievo dal dolore, ridurre disabilità e migliorare la qualità di vita. Le abitudini poco corrette vanno sempre contrastate e ridotte.

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