Lotta al tumore polmonare

12 Febbraio Feb 2017 12 febbraio 2017

In un paziente su tre si ottiene la riduzione della neoplasia

Luigi Cucchi

Il cancro polmonare va combattuto soprattutto con la prevenzione e le diagnosi precoci. Questa neoplasia colpisce molti pazienti anziani con sintomi quali tosse, affanno, dolore e astenia. La terapia comporta un miglioramento dei sintomi. Alla World Conference on Lung Cancer sono stati presentati i dati del programma di studi clinici Abound. Chiediamo quali sono le evidenze emerse dalle più avanzate ricerche al professor Cesare Gridelli, direttore di onco-ematologia all'ospedale Moscati di Avellino e presidente dell'Associazione italiana di Oncologia toracica (AIOT).

«I primi dati relativi all'attività antitumorale di carboplatino - ab-paclitaxel confermano la riduzione del tumore in un paziente su tre, la buona tollerabilità del farmaco, la riduzione dei sintomi e il miglioramento della qualità di vita dei pazienti trattati. I dati riguardanti la sopravvivenza sono attesi entro la prima metà del 2017. Le prospettive future vedono proprio per questi pazienti trattamenti meglio tollerati e che potranno allungare la sopravvivenza. In futuro a questa associazione di farmaci si aggiungerà un immunoterapico come atezolizumab. Al momento è molto importante l'evidenza che questa associazione di farmaci rappresenta uno dei principali schemi chemioterapici in associazione all'immunoterapia consentendo di trattare pazienti difficili e di sviluppare terapie efficaci e tollerate». Dal punto di vista clinico si è soliti distinguere due tipologie principali di tumore del polmone che insieme rappresentano oltre il 95% di tutte le neoplasie che colpiscono questi organi: il tumore polmonare a piccole cellule (detto anche microcitoma, 10-15%) e il tumore polmonare non a piccole cellule (il restante 85% circa), entrambi originati dal tessuto epiteliale che riveste le strutture.

Il tumore a piccole cellule prende origine dai bronchi di diametro maggiore, è costituito da cellule di piccole dimensioni e si presenta in genere nei fumatori, mentre è molto raro in chi non ha mai fumato. La sua prognosi è peggiore rispetto a quella del tumore non a piccole cellule anche perché la malattia si diffonde molto rapidamente anche in altri organi.

Il tumore non a piccole cellule è a sua volta suddiviso in tre principali tipologie: il carcinoma spinocellulare (detto anche squamocellulare o a cellule squamose) rappresenta il 25-30% dei tumori del polmone e nasce nelle vie aeree di medio-grosso calibro dalla trasformazione dell'epitelio che riveste i bronchi provocata dal fumo di sigaretta. È questo il tumore polmonare con la prognosi migliore. L'adenocarcinoma si presenta invece in circa il 35-40% dei casi e si localizza, al contrario dei precedenti, in sede più periferica e cioè a livello dei bronchi di calibro minore. È il tumore polmonare più frequente tra chi non ha mai fumato e talvolta è dovuto alla presenza di cicatrici polmonari, dovute sovente a vecchie infezioni tubercolari o a pleuriti.

Il carcinoma a grandi cellule è meno frequente (10-15%) e può comparire in diverse aree del polmone. In genere tende a crescere e a diffondersi piuttosto rapidamente. Nel restante 5% dei casi il tumore non prende origine dall'epitelio, ma da tessuti diversi come, per esempio i tessuti nervoso ed endocrino (in questo caso si parla di carcinoide polmonare di origine neuroendocrina) o linfatico (in questo caso si tratta di linfoma polmonare). La diagnosi precoce di questa neoplasia rende più efficaci le cure.

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