Termoablazione innovativa per sconfiggere le cellule tumorali

12 Febbraio Feb 2017 12 febbraio 2017

Alfredo Podestà

La terapia di termoablazione percutanea dovrebbe essere nota quanto la chemioterapia e la chirurgia tradizionale. Adottata da più di vent'anni, oggi le apparecchiature per praticarla si sono evolute acquisendo precisione ed efficacia al punto che risulta necessaria una revisione a livello nazionale per migliorare la risposta del sistema sanitario nei confronti dei pazienti affetti da patologia tumorale. «La distruzione delle cellule tumorali - spiega il professor Giampaolo Carrafiello, ordinario di radioterapia e neuroradiologia dell'università di Milano e primario all'ospedale San Paolo - avviene attraverso il calore con l'esposizione a temperature superiori a 50 gradi. Si provoca così la denaturazione delle proteine intracellulari e la dissoluzione dei lipidi della membrana. La morte cellulare avviene in pochi secondi. Per ottenere la completa radiazione della massa tumorale è fondamentale che la stessa e l'area sana adiacente siano scaldate in modo omogeneo, così da creare, attorno al tumore una zona di sicurezza che garantisca la completa eliminazione di tutte le cellule malate riducendo i rischi di recidiva. Nel caso di tumori primitivi, l'area limitrofa interessata è di 5 mm, mentre nel trattamento delle metastasi è di 1 cm». La metodica di termoablazione più diffusa è quella ottenuta mediante radiofrequenza che genera calore inducendo una vibrazione nelle molecole cellulari. Dal 2000 è stata introdotta la tecnica che impiega le microonde: la temperatura aumenta per l'oscillazione delle molecole d'acqua contenute nelle cellule. Si è registrato un migliore controllo termico che ha permesso di trattare masse tumorali di maggiori dimensioni e quelle situate in prossimità di vasi sanguigni. Il dispositivo recentemente messo a punto da Medtronic amplia ulteriormente la zona di ablazione e rende il profilo convettivo circolare ed uniforme. «L'adozione di questa tecnica è complementare alla chirurgia tradizionale e non sostitutiva, spiega il dottor Giovanni Sgroi, direttore della chirurgia a Bergamo Ovest - Treviglio. La scelta della metodica di intervento più adatta per il paziente va ponderata con un approccio multidisciplinare».

Commenti

Commenta anche tu