L'amministrazione Trump perde un pezzo: Flynn costretto a dimettersi

L'amministrazione Trump perde un pezzo: Flynn costretto a dimettersi
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14 Febbraio Feb 2017 14 febbraio 2017

Il consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, si è dimesso. Era accusato di aver mentito all’amministrazione, compreso il vice presidente Mike Pence, sulla natura delle sue conversazioni con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Sergey Kislyak, poco prima dell’insediamento di Trump

Colpito e affondato. Michael Flynn, consigliere per la Sicurezza nazionale, si è dimesso. Cade la prima testa dell'amministrazione Trump. L'ex generale è stato costretto a farsi da parte per aver mentito sui rapporti intrattenuti con la Russia - su un tema caldo, le sanzioni anti Mosca - prima dell'insediamento del nuovo presidente americano. Ed ha ammesso non solo di aver avuto tali rapporti ma pure di aver mentito alla Casa Bianca. "Sfortunatamente - scrive Flynn in un comunicato - a causa del ritmo degli eventi, ho inavvertitamente fornito al vice presidente e ad altri informazioni incomplete riguardanti le mie telefonate con l'ambasciatore russo a Washington. Rimetto il mio incarico, onorato di aver servito la nostra nazione ed il popolo americano in modo così illustre".

Il posto dell'ex generale 58enne è stato assunto ad interim da un altro generale, Keith Kellog, 72 anni, attualmente capo dello staff del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca. Ma per la successione Trump sta pensando a David Petraeus, ex direttore della Cia ed ex comandante delle forze americane in Iraq ed in Afghanistan, il cui nome per quell'incarico era già circolato nelle settimane scorse.

"Mi sono sinceramente scusato con il presidente e con il vice presidente, che hanno accettato le mie scuse", dichiara Flynn nella lettera, rivendicando come, "nei miei 33 anni di onorato servizio militare, e nella mia gestione come consigliere per la Sicurezza nazionale, ho sempre svolto il mio dovere con la massima integrità e onestà nei confronti di coloro i quali ho servito, incluso il presidente degli Stati Uniti". Flynn si dice quindi "estremamente onorato di aver servito il presidente Trump che, in appena tre settimane, ha reindirizzato la politica estera americana in un modo fondamentale per ripristinare la leadership americana nel mondo".

Ma di cosa avrebbe parlato Flynn con i funzionari russi? Secondo quanto ricostruito nei giorni scorsi dal Washington Post l'ex generale avrebbe discusso di una possibile revoca delle
sanzioni contro Mosca con l'ambasciatore russo a Washington, Sergey Kislyak. E lo avrebbe fatto il 29 dicembre scorso, lo stesso giorno in cui il presidente uscente Obama annunciava nuove misure restrittive per le interferenze russe nel voto di novembre.

Una legge che risale al 1799, il Logan Act, dichiara illegale per un privato cittadino negoziare con funzionari di governi stranieri che abbiano contenziosi aperti con gli Stati Uniti. E all'epoca dei fatti Flynn era ancora un privato cittadino. Ma l'aspetto considerato ancora più grave è un altro: ha negato di aver parlato di questo argomento, finendo poi con l'essere smentito da una fonte dell'amministrazione. Tra l'altro sulla vicenda si era esposto anche il vice presidente Pence, che il mese scorso, in un'intervista, aveva sostenuto che Flynn e Kislyak (l'ambasciatore russo, ndr) "non avevano parlato di nulla che avesse a che fare con la decisione degli Stati Uniti di espellere diplomatici o imporre censure contro la Russia".

L’allora ministra della Giustizia ad interim, Sally Q. Yates, il mese scorso aveva avvertito la Casa Bianca sul fatto che Flynn potesse "essere vulnerabile" rispetto a potenziali ricatti da parte dei russi. Lo ha rivelato il Washington Post, poco prima dell’annuncio delle dimissioni di Flynn.

La risposta di Mosca: "Affare interno"

Le dimissioni di Flynn sono "un affare interno degli americani e dell'amministrazione Trump, non ha niente a che fare con noi", afferma il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. "Abbiamo più volte commentato" la questione delle sanzioni, "quindi non abbiamo altro da dire", ha aggiunto Peskov, chiarendo che è ancora presto per discutere dei cambiamenti nelle relazioni Russia-Usa. Peskov ha aggiunto che si sta lavorando alla possibilità di un incontro tra Putin e Trump. "Non è ancora chiaro dove e quando potrà avvenire e non ci sono accordi su questo punto", ha detto, aggiungendo che "un incontro si terrà nel prossimo futuro tra il ministro degli Esteri russo e il segretario di Stato".

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