C'è un altro generale nella squadra di Trump: McMaster alla Sicurezza nazionale

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21 Febbraio Feb 2017 21 febbraio 2017

Il generale McMaster alla Sicurezza Nazionale. Ha combattuto nella Guerra del golfo, in Iraq e Afghanistan. Viene soprannominato il "generale iconoclasta" per aver osato criticare le scelte politiche in ambito militare

C'è un altro generale nella squadra di Donald Trump: si tratta di Herbert Raymond McMaster, 54 anni, nominato consigliere per la Sicurezza nazionale al posto di Michael Flynn, dimessosi dopo lo scandalo per i suoi stretti legami con la Russia. Ad annunciare il nome di McMaster è stato lo stesso presidente dalla sua residenza di Mar-a-Lago (Florida): "È un uomo di grandissimo talento e di grandissima esperienza". Capo dello staff di McMaster sarà l'attuale consigliere per la sicurezza nazionale a interim, Keith Kellogg.

Considerato indipendente (a differenza di Flynn, che aveva lavorato come consulente nello staff di Trump) ed equilibrato, McMaster ha partecipato a diversi conflitti armati, dalla Guerra del Golfo a quelle in Afghanistan e Iraq. In quest'ultimo Paese nel 2005 pacificò la provincia di Tal Afar, sconvolta dalla ribellione dei sunniti. Questa positiva esperienza fu da esempio per le successive azioni promosse dal generale David Petraeus, che combinò l'uso della forza ad una maggiore attenzione nei confronti delle esigenze della popolazione locale.

McMaster vanta un dottorato dall'università in Storia e una laurea dall’Accademia militare di West Point. Direttore dell’Army Capabilities integration center, centro che studia le possibili minacce agli Usa e come reagire, McMaster sembra avere il know-how necessario a difendere il proprio Paese, come il ruolo appena affidatogli richiede. Gode di una stima trasversale nei palazzi della politica. Il soprannome con cui è noto è "generale iconoclasta". Infatti non ha peli sulla lingua e, in ambito militare, ha criticato alcune scelte dei politici (cosa un tempo impensabile per gli uomini in divisa). Nel 1997 ha scritto un libro ("Dereliction of Duty") in cui stronca le scelte americane del presidente Lyndon Johnson nella guerra in Vietnam. E in seguito ha molto criticato il conflitto in Iraq voluto da George W. Bush.

La poltrona di consigliere per la Sicurezza nazionale è molto delicata, specie per l'amministrazione Trump che, a livello internazionale, non vanta personalità di peso accanto al presidente.

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