Si diffondono in Europa le malattie ad alta cronicità

26 Febbraio Feb 2017 26 febbraio 2017

Luisa Romagnoni

La cronicità è un'emergenza. Malattie come diabete, scompenso, insufficienza respiratoria o ipertensione, nel 2020 rappresenteranno l'80 per cento di tutte le patologie nel mondo. Già oggi a livello globale le affezioni ad andamento cronico, sono responsabili dell'86 per cento di tutti i decessi, con una spesa sanitaria di 700miliardi di euro. Cronicità che avanza e che apre sfide cruciali per i sistemi sanitari, sia in termini di organizzazione che di sostenibilità. Se n'è parlato al convegno «Il paziente al centro - La gestione integrata della cronicità», organizzato nell'ambito del progetto «Insiemeperilcuore», (con il contributo non condizionante di Msd) e dedicato al Piano nazionale della cronicità del ministero della salute. Fra le malattie croniche a più rapida crescita, vi è proprio il diabete: nel Paese, colpisce circa 3,6milioni di persone ed entro il 2035 sfiorerà in Europa il tetto dei 70milioni di pazienti, contro gli attuali 52milioni. In Italia solo 1 diabetico su 3, ha un adeguato controllo della malattia e di conseguenza le complicanze (cardiovascolari, renali, oculari), determinano un altissimo impatto economico per il Sistema sanitario, con costi complessivi diretti e indiretti, stimati in 20,3 miliardi di euro l'anno. «A differenza di quel che sta accadendo per le patologie oncologiche e per quella cardiovascolare, dove si registra un calo dei decessi, nel diabete la mortalità è in aumento»,, spiega Giorgio Sesti, presidente Società italiana diabetologia (Sid). «Il Piano nazionale diabete, che prevede la gestione integrata del paziente diabetico, è stato approvato da tutte le Regioni, ma solo alcune lo hanno effettivamente applicato: i dati disponibili dimostrano che laddove viene attivata la gestione integrata, coinvolgendo il Centro per la cura del diabete la sopravvivenza dei pazienti aumenta, in quanto il paziente non viene perso al follow-up». Ma in Italia permangono ostacoli. Il medico di medicina generale che, insieme al medico specialista, non può prescrivere le terapie innovative. «I nuovi farmaci pur essendo efficaci non vengono utilizzati», afferma Domenico Mannino, presidente Associazione medici diabetologi (Amd).

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