Un quarto di Novecento fuori dalle correnti visto con occhi d'artista

Un quarto di Novecento fuori dalle correnti visto con occhi d'artista
26 Febbraio Feb 2017 26 febbraio 2017

Fra le opere della Collezione Iannaccone ci sono Sassu, Guttuso, Migneco e Pirandello

Li chiama «suoi artisti», e aggiunge che gli «pare di conoscerli tutti personalmente, questi artisti, né più né meno come conosco i miei amici». È Giuseppe Iannaccone, un singolare e sensibilissimo avvocato collezionista che ha costituito una preziosa raccolta di dipinti e sculture del Novecento e del nostro tempo. Delle sue raccolte si ammira il gusto infallibile nella scelta delle opere. E più precisa di una sezione di un museo è la raccolta di artisti italiani dal 1920 al 1945, proposta alla Triennale di Milano. Anche il sofisticato catalogo in tela chiara ci trasferisce in una storia consacrata e consolidata come nelle pubblicazioni di cataloghi e collezioni tra le due guerre. Ogni atto di Iannaccone è un atto d'amore, di commemorazione di un passato popolato di anime che ci parlano di una condizione di estrema fragilità o emotività.

Sovrapponendo sensibilità vive e rimpianti, Iannaccone si cala nella storia come se fosse il suo presente, e lo dice: «Non ho vissuto l'Italia tra le due guerre, né ho conosciuto personalmente la maggior parte degli artisti di questa mia collezione, fatta eccezione per Aligi Sassu e per Ernesto Treccani, eppure avrei potuto tranquillamente partecipare ai loro incontri, alle loro discussioni sull'arte, ai dibattiti che li animavano sul significato di verità della pittura o sull'uso del colore e comunque sull'urgenza di superare la cultura accademica ufficiale».

A respirare l'aria di queste sale, tra i pittori di Corrente, fra i quali spiccano l'umanissimo e patetico Arnaldo Badodi, morto a soli 30 anni, l'onirico e trasfigurato Renato Birolli, l'affocato Guttuso, con alcune splendenti nature morte, e con il dolente ritratto di Antonino Santangelo, sembra di averne evocate le anime, qui presenti, palpitanti, in un convegno amoroso, intenso e delicatissimo. In quei dipinti rivivono le passioni e i sogni dei loro autori, intensamente poetici, in una festa di colori filtrati come in un sogno. Tra i momenti più intensi, in parlanti paesaggi e nature morte, vi sono le opere dei pittori di via Cavour, a Roma, la cui spiritualità si incrocia, e non a un minor livello, con quella del più struggente e lirico dei pittori attivi in quegli anni a Parigi, Soutine, o del suo affine Chagall: sono Mario Mafai, Scipione e Antonietta Raphaël. È forse l'origine ebraica di quest'ultima a farne consuonare la sensibilità dolente con quella dei due grandi artisti ebrei a Parigi.

Ma non avevo mai avvertito così vicino quello spirito, come davanti a Strada con casa rossa e a Tramonto sul lungotevere di Mario Mafai, a Natura morta con chitarra e Veduta da una terrazza di via Cavour della Raphaël, o Un angolo di Collepardo e Natura morta con piuma di Scipione. Di quest'ultimo, l'autoritratto del 1930 è tra i più parlanti messaggi di vita di un uomo sul punto di morire. Dei dipinti che ha trovato e che ha scelto, Iannaccone ha intercettato l'anima, sottraendoli a un'epoca di gruppi e di correnti, di movimenti e di ideologie, tra Futurismo, Metafisica, Novecento, Valori plastici, Realismo magico: tendenze importanti e ben definite. Se osserviamo la scelta di artisti, cui la fortuna commerciale ha rubato verità e intensità, da Ernesto Treccani ad Aligi Sassu, a Giuseppe Migneco e allo stesso Guttuso, ci accorgiamo che Iannaccone li ha sottratti al loro stesso destino, cercando in loro qualcosa di sé, come fossero suoi autoritratti.

Il collezionista ha proceduto a un'impresa di identificazione: vediamo lui, nella sua pensosa adolescenza, nel Ritratto di giovane di Francesco Menzio; e, nei suoi momenti di tormento interiore, nell'Uomo dal dito fasciato di Giuseppe Migneco, questa immersione è pressoché unica nel mondo del collezionismo anche più appassionato. La si riscontra ancora in due artisti straordinari, e non ancora compiutamente riconosciuti: Fausto Pirandello, con La famiglia dell'artista e La lettera; e Alberto Ziveri, con Studio per la rissa e Il postribolo. Davanti a opere come queste si immagina un'altra storia dell'arte della prima metà del Novecento, diversa da quella che ci è stata raccontata anche per i maestri conosciuti. È questa la qualità della intuizione critica nelle scelte di Giuseppe Iannaccone, collezionista dell'intelligenza e del cuore.

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