Il segreto per lavorare meglio? Semplice, giocare con le emozioni

Il segreto per lavorare meglio? Semplice, giocare con le emozioni
16 Marzo Mar 2017 10 giorni fa

L'ex coreografo e art director Michele Massimo Casula ci racconta un'alternativa giocosa ai soliti team building, per vivere al meglio l'ambiente lavorativo, ma non solo.

Per quanti di voi il posto di lavoro è un ambiente ostile e stressante? A volte probabilmente pensate che le cose non possano cambiare. Invece è possibile, e potrebbe anche rivelarsi divertente! Il t.GAME, presentato da Michele Massimo Casula, si propone come il metodo vincente per trasformare l'ufficio in un ambiente positivo e stimolante. Una ricetta a base di musica, ballo, giochi e risate. Noi l'abbiamo provato, e vi assicuriamo che è tutto da gustare, ma lasciamo la parola proprio a lui, a Michele.

Questo t.GAME non assomiglia affatto alle solite attività di team building, potrebbe spiegarci cos'è e come funziona?
In effetti il t.GAME – dove t sta per total, o per team – vuole proprio essere un'alternativa ai team building. Negli ultimi 15 anni ho lavorato a stretto contatto con le aziende, organizzando anche attività di team building, e ho capito che queste tendono a creare competizione, che però dovrebbe essere esterna all'azienda, non all'interno, altrimenti è come litigare in famiglia. La necessità è invece quella di portare armonia e benessere fra persone che sono costrette a condividere la maggior parte della giornata. È una convivenza forzata e se non funziona ne risente la qualità delle persone e del lavoro. Il t.GAME nasce come un momento ludico e formativo per gruppi di lavoro e come introduzione per le consulenze in azienda. Al suo interno c'è il corpo, rappresentato da Monica Merafina, esperta posturale, la mente, curata dall'antropologo della mente Alessandro Bertirotti, e le emozioni, delle quali mi occupo io. Io cerco di insegnare a gestire e riconoscere le emozioni, a non litigare con quelle cattive, ma piuttosto a farci amicizia, in modo che possano divenire delle alleate. Per fare questo ho deciso di giocare sul movimento, e di abbinarlo alla musica, così che si leghi alla memoria e possa diventare quella che Jung definisce un'ancora, uno strumento per fermarsi ed evitare di affogare.

Da dove è nata questa idea?
Nasce da 15 anni di studi. Io sono stato coreografo e art director, e ho lavorato con nomi nazionali e internazionali. Poi ho avuto una specie di tumore al cervello e ho perso la memoria. In quella difficile situazione però ho scoperto che potevo essere utile anche in un'altra forma. Così ho creato il metodo emotional moving, che è un lavoro legato alla danza come vita e alla coreografia come schema della società. Lo scopo è star bene in qualunque posizione. Come dico sempre, tutti vogliono essere primi ballerini, ma i posti sono limitati, quindi bisogna riuscire ad essere felici anche facendo parte di un corpo di ballo e collaborando all'obiettivo del gruppo. Ho capito che individuo e gruppo sono inscindibili. Ogni nostra idea diventa un' emozione, che noi ascoltiamo nel nostro corpo, ma che trasmettiamo anche all'esterno come su una specie di frequenza. Quando andiamo in giro ci sono persone che sentono questa frequenza, e se essa trasmette dolore il dolore si diffonderà agli altri, facendo calare il piacere di stare insieme e rendendo difficile ricoprire il proprio ruolo e raggiungere i propri obiettivi personali.

Quindi non si tratta solo di lavoro, questo meccanismo vale per ogni situazione della vita?
Esattamente, ed è quindi fondamentale assumersi le proprie responsabilità. Un tempo famiglia, Chiesa e scuola ci davano delle regole forti, ci insegnavano a comportarci, oggi ci sono Facebook o Maria De Filippi, ed è tutto proiettato verso l'esterno, la responsabilità è sempre degli altri. Invece conoscere tutte le parti di sé, ricercare e condividere la felicità, è un dovere morale. Bisogna chiedersi “Cosa posso fare io?”, e se non posso fare niente allora bisogna semplicemente accettare che le cose accadano, perché la natura è sempre più forte dell'uomo. Con Alssandro Bertirotti abbiamo creato il movimento NoTude, pensato per aiutare tutte quelle persone che vogliono lasciarsi alle spalle le proprie cattive abitudini e fare qualcosa di concreto per la comunità, e abbiamo anche un'associazione che si chiama Art's Up, che promuove l'arte terapeutica non per curare ma per risvegliare le persone. Ci piacerebbe che il benessere diventasse una moda, perché siamo stanchi di sentire la gente che si lamenta. Quindi, senza giudizio, vogliamo aprire una nuova possibilità, perché se io decido di essere felice posso. Si dice sempre che il corpo è una macchina perfetta, ecco noi vorremmo rilasciare una specie di patente per comprendere e guidare al meglio questa macchina.

E lei? Riesce a seguire questa filosofia di vita o a volte le riesce difficile?
Io ho imparato che tutto quello che è negativo fa perdere tempo. Ho avuto la sfortuna di avere una vita non facile, ma anche la fortuna di essermi saputo risollevare e di aver ritrovato la gioia. Proust diceva “Guarda la vita con altri occhi”, e io nel mio piccolo guardo alla vita ricercando sempre la gioia. Mi capita di avere delle brutte giornate e di decidere di non uscire di casa, ma se vado fuori trovo sempre un motivo, la voglia di condividere la felicità, perché credo fermamente che siamo tutti diversi nell'affrontare il dolore, ma siamo tutti uguali e uniti nella gioia.

Non c'è altro da aggiungere. Ora non vi resta che mettervi in gioco.

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