«Ora il Comune sgomberi quel cantiere abusivo»

17 Marzo Mar 2017 17 marzo 2017

Parcheggio a San Babila, le cause dei residenti Ma anche dopo la sentenza l'assessore si nega

Mimmo Di Marzio

All'indomani della sentenza del Consiglio di Stato che sconfessa il Comune di Milano e la famigerata società «Expo Borgogna Parking» dichiarando abusivo il cantiere-immondezzaio che da oltre un anno paralizza via Borgogna, a Palazzo Marino tutto tace. Peggio: il responsabile alla Mobilità e Ambiente Marco Granelli, sollecitato più volte dal Giornale, si nasconde e fa sapere attraverso il suo ufficio stampa che la faccenda non è affar suo neppure adesso. «Qual è il problema? Ci sarà un tavolo tecnico anche con i cosiddetti ricorrenti» è lo sbrigativo commento dell'impiegata comunale. Peccato che i «cosiddetti ricorrenti» (la società Bryan & Barry vincitrice del ricorso) hanno già apertamente dichiarato che non faranno sconti. E che, in assenza di uno sgombero immediato del cantiere che intralcia la pubblica viabilità, sono pronti a fare causa al Comune. «È paradossale la latitanza dell'assessore di fronte a un fatto così eclatante - afferma l'avvocato Sandro De Bruno, legale di B&B - speriamo soltanto che a nessuno a Palazzo Marino baleni la balzana idea di lasciare via Borgogna in questo stato in attesa che venga ripresentato un nuovo progetto sul parcheggio sotterraneo. Nella più rapida delle ipotesi passerebbe almeno un altro anno. E va da sè che a questo punto ci opporremmo con tutte le forze a qualsiasi nuovo progetto presentando nuovi ricorsi, questa volta con molte più argomentazioni di quello precedente». Il riferimento è alle questioni emerse in tutti questi mesi. La prima riguarda le anomalie di un piano che non rispetterebbe mai le normative già sancite da un'altra sentenza del Consiglio di Stato per un caso analogo a Napoli: ovvero la distanza degli scavi ad almeno due metri dalle fondamenta dei fabbricati. «L'impresa queste verifiche non le mai fatte - dice il legale - tanto che a cantiere già aperto chiese dati catastali agli amministratori degli immobili; ma una perizia ha dimostrato che le norme non erano rispettate dal progetto. Il secondo dato emerso è che il piano economico di Expo Borgogna Parking approvato dal Comune fa acqua da tutte le parti: asseverato dalla tristemente nota Banca Etruria, poggia le sue garanzie su una fidejussione inesistente». Il terzo dato riguarda il fatto che il parcheggio, nato come opera pubblica (470 posti auto di cui 333 pubblici e 141 privati), nel corso degli anni si è magicamente trasformato in opera privata (328 posti auto: 238 per privati e 90 a rotazione). Una storia che pare più uscita da una puntata di Montalbano che dalla Milano post-Expo. A ingarbugliarla ulteriormente ora c'è la questione risarcimenti, perchè Expo Borgogna Parking avrebbe già chiesto al Comune danni per 4 milioni di euro. «Ora mi domando, come potrebbe Palazzo Marino riaffidare l'incarico di un nuovo progetto a un'impresa con cui è in causa civile?» fa notare il legale. Ma il vero tema è: a chi giova questo inutile parcheggio, a parte l'impresa che a questo punto pare più interessata a un indennizzo economico che a realizzarlo? Perchè la giunta Sala si ostina a difendere un piano varato da Albertini vent'anni fa e che, alla luce di tutte le anomalie emerse, avrebbe il diritto e il dovere di rivedere in toto? «Il minimo che il Comune dovrebbe fare - dice De Bruno - è disporre nuove verifiche al piano, tenuto conto che, a fronte delle irregolarità dell'impresa, ha il sacrosanto diritto di rivalersi contro quest'ultima». Per il momento, però, ha il sacrosanto dovere di sgomberare un cantiere abusivo.

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