Il Pd va all'attacco delle Poste Caio si difende con i numeri

Il Pd va all'attacco delle Poste Caio si difende con i numeri
18 Marzo Mar 2017 18 marzo 2017

Mercato unanime per la conferma dell'ad, ma tra renziani è battaglia per portare Del Fante e mandare Irace a Terna

Ultime ore per le nomine ai vertici delle spa pubbliche. Il week end sarà decisivo perché lunedì è il termine fissato per il deposito della lista dell'Eni, insieme alla quale verranno scritte anche le altre: Enel, Terna, Poste e Leonardo (ex Finmeccanica). Secondo i rumors di ieri, tra i capi azienda rischia più di tutti Francesco Caio, l'ad delle Poste, che i renziani del Pd vorrebbero fuori per come non ha assecondato i desideri del Palazzo su determinati dossier, quali il risparmio gestito e forse anche Mps. Motivazioni manifestamente politiche, dunque. Che stridono invece rispetto ai risultati economici e finanziari di Poste, che dovrebbero essere l'unico punto di riferimento. E che, soprattutto dopo i dati di bilancio comunicati mercoledì, hanno ricevuto un generale assenso da parte degli investitori di mercato. Nell'ultimo mese le quotazioni sono salite dell'8% ai 6,42 euro di ieri e i conti hanno battuto le attese degli analisti.

Per Goldman Sachs i dati di redditività sono migliori del 5% rispetto alle stime e del 9% sul «consenso». Mentre una mancata conferma di Caio potrebbe creare «incertezza sulla continuità della direzione strategica». Banca Imi consiglia ai suoi clienti di aumentare la posizione in Poste con un target di 8,1 euro grazie ai risultati migliori delle attese soprattutto nelle attività assicurative. E sottolinea proprio che «le incertezze sulla governance potrebbero limitare il rialzo dell'azione nel breve periodo». Mentre Intermonte promuove gli obiettivi raggiunti nonostante le incertezze sulla governance.

La logica politica è però un'altra e, per questioni di equilibri di potere, arriva anche a cambiare le priorità. Così ieri sono state forti le pressioni mediatiche che vedono in Poste Matteo Del Fante, attuale ad di Terna, quindi un'altra delle società in attesa di nomine. Una scelta che permetterebbe a vari personaggi politici di sistemare anche altre caselle.

L'occupazione di quella che potrebbe essere liberata da Del Fante è, infatti, l'oggetto dello scontro tra il sottosegretario Maria Elena Boschi e il plenipotenziario renziano e ministro dello Sport, Luca Lotti, nella partita delle nomine. Boschi vorrebbe imporre - senza consultazioni con l'entourage dell'ex premier - l'ad di Acea, Alberto Irace, alla guida di Terna. Lotti, per contro, starebbe cercando di insediare il capo del Gse, Francesco Sperandini, alla guida dell'utility capitolina. Sperandini, che non ha alcuna esperienza in società quotate, sbarrerebbe la strada all'eventuale conferma di Irace o alla nomina di Valerio Camerano, ora in A2a.

Ma in spregio a ogni logica di mercato, fa ancora più clamore che il Pd abbia pensato di sostituire Mauro Moretti in Leonardo con Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit e Mps, banchiere targato Pd da sempre. E con risultati un po' discutibili alle spalle. Oltre ad essere ancora coinvolto nella vicenda giudiziaria dei derivati Mps.

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