Se lo spartito diventa un «quadro»

18 Marzo Mar 2017 18 marzo 2017

L'Archivio Ricordi scrigno di pagine del XX secolo. Aperta pure la mostra su Bussotti

Luca Pavanel

Dal «Raragramma» al «Prometeo» passando per il «Venetian Journal»: c'è una musica che è anche disegno, grafica, pittura. L'arte dei suoni che potrebbe finire alle pareti di un museo. Anzi c'è finita. Senza guardare a tempi remoti, sono le partiture e le notazioni del Ventesimo secolo, quando alcuni spezzoni dell'avanguardia hanno rivoluzionato anche il modo di scrivere (e ancora oggi qualcuno continua). Altro che pentagrammi, chiave di violino, note e pause. Con l'evoluzione nuovi modi di disporre il materiale, segni, grafismi, illustrazioni. Un'occasione per ammirare questo genere di lavori la si può cogliere al Made4Art, in zona Tortona, dove è stata appena inaugurata un'esposizione che resterà aperta fino al 30 marzo: un mostra dedicata all'artista e compositore Sylvano Bussotti. E ancora. Scrigno che conserva e mette a disposizione degli studiosi e degli appassionati questo genere di opere è l'Archivio storico Ricordi, che si trova in via Brera a Milano, presso la biblioteca Braidense (info http://www.ricordicompany.it/).

«L'Archivio Ricordi - spiega il direttore generale Pierluigi Ledda - ha un'estensione che va dall'800 al primi del '900, rispecchia l'attività dell'editore». Si va fino al secondo dopoguerra «con le avanguardie musicali che sono ampiamente storicizzate». Grazie alla figura di Luciana Pestalozza, responsabile della rassegna «Musica del nostro tempo», è rimasto aperto un ponte coi compositori che andavano ai corsi di Darmastadt a presentare i loro lavori. Così l'Archivio è arrivato a coprire anche il periodo tra gli anni '70 e '90. Dunque la conservazione di opere grafiche di personaggi come Berio, Nono, Maderna, Donatoni, Sciarrino (dopo) e appunto Bussotti. «Grazie a quest'ultimo maestro - spiega Ledda - le partiture segnano un'evoluzione della scrittura musicale, con l'integrazione di arti visive». Non si pensi a illustrazioni illeggibili per i musicisti. Quelle pagine, in realtà, danno disposizioni sull'uso degli strumenti, tradizionali e non, «chiedono delle competenze e parlano in maniera diversa a seconda di chi le legge», conclude.

«Nella musica elettronica - afferma la compositrice Rossella Spinosa - ci sono gli spettrogrammi, rappresentazioni che danno la possibilità di intuire quel che accade alla musica, al suono». Più in generale in questa modernità l'autore con la partitura dà una traccia del suo pensiero. E attraverso i segni l'esecutore ha la libertà di intervenire, con scelte personali, nell'interpretazione. Spinosa ha lavorato pure coi «grafismi musicali»: un brano per arpa e piano, «Nina Mala». «È una specie di quadro in cui c'è tutto quello che deve accadere, una visione del duello tra i due strumenti».

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