Trump vuole aumentare il budget per il caccia di sesta generazione

Trump vuole aumentare il budget per il caccia di sesta generazione
18 Marzo Mar 2017 5 giorni fa

Trump vorrebbe portare il budget per la ricerca e sviluppo del programma Next Generation Air Dominance a 168 milioni di dollari rispetto agli attuali 21. Il punto sull'SR-72

La Casa Bianca, sotto forma di piano di bilancio supplementare, suggerisce di aumentare di otto volte il budget per la ricerca e sviluppo del futuro caccia di sesta generazione. L’attuale budget annuale del programma Next Generation Air Dominance è di 21 milioni di dollari. L’amministrazione Trump vorrebbe portare (si dovrebbero aggirare i limiti del Budget Control Act) tale somma a 168 milioni di dollari. Così come rilevato da Aviation Week, è improbabile che tale aumento possa concretizzarsi, ma testimonia la volontà della Casa Bianca nel destinare maggiori fondi allo sviluppo del caccia di sesta generazione che, a partire dal 2040, dovrà iniziare a sostituire gli F-22 Raptor il cui prototipo volo nel lontano 1987 e gli F-18E/F della Marina.

Le specifiche della piattaforma di sesta generazione sono coperte da segreto militare. Boeing, Lockheed Martin e Northrop Grumman hanno rilasciato dei disegni concettuali di quello che potrebbe essere il nuovo caccia da dominio aereo, in riferimento al Raptor che andrà a sostituire. L’F-22 Raptor è stato costruito in soli 186 esemplari sui 650 previsti, ma soltanto 123 sono stati convertiti al combattimento. Il resto dei caccia sono classificati come macchine di inventario, destinati ad attività di test o fuori servizio. Ad oggi, considerando le minacce attuale ed i contesti dove è necessaria la presenza di una piattaforma di quinta generazione, l’Air Force avrebbe bisogno di almeno 382 Raptor. La US Navy, invece, chiede principalmente asset che possano garantire la superiorità aerea ed una capacità di attacco in un contesto ostile.

Le possibili specifiche del caccia di sesta generazione

Velocità ipersonica, eccezionali capacità elusive, equipaggiato con sistemi integrati di difesa aerea, armi ad energia laser e con la capacità di sabotare i sistemi informatici nemici su una struttura autorigenerante. Queste alcune delle caratteristiche che i prossimi velivoli di sesta generazione potrebbero implementare. La capacità autorigenerante ad esempio. Questa caratteristica consentirebbe la permanenza del velivolo sui teatri operativi, anche dopo aver subito forti danni. L’idea di un sistema autorigenerante non è nuova. Nel 2008, gli ingegneri aerospaziali dell’Università di Bristol, svilupparono questa tecnologia prendendo ispirazione da piante e animali. Il rivestimento, collocato in alcune parti vulnerabili del velivolo, è composto da due resine: una epossidica ed una indurente. Colpendo l'area rivestita dal materiale, quest’ultimo fuoriesce dal foro di entrata del proiettile o della scheggia della testata esplosa. Le due resine, combinandosi tra di loro, sigillano la parte colpita, consentendo al velivolo di continuare la missione nonostante il danno subito.

Il Penetrating Counterair

Nella nuova strategia ufficiale dell’Aeronautica statunitense per i prossimi 15 anni, è prevista la sola entrata in servizio del Penetrating Counterair o PCA, piattaforma coperta da segreto militare. Nelle linee guida per garantire la superiorità aerea e contrastare le minacce reali che si prospettano fino al 2030, il Pentagono non prevede la realizzazione di un nuovo caccia. La flotta combattente degli Stati Uniti si baserà sulle attuali piattaforme aggiornate ed implementate da un crescente numero di F-35 e bombardieri B-21. L’Air Force ha una piano per sostituire i suoi caccia tradizionali, ma siamo ancora nella fasi esplorative, mentre le specifiche del caccia di sesta generazione sono ancora sulla carta, sebbene alcuni prototipi le stiano testando in parte. Trump, però, potrebbe anticipare i tempi. Quello che l’Air Force chiama family of capabilities nel documento strategico Air Superiority 2030 Flight Plan, include una serie di capacità integrate tra diverse piattaforme esistenti. Il Pentagono prevede, almeno fino al 2030, una forza aerea combattente di prima linea formata dagli F-22, supportati dagli F-15 2040C in ruolo arsenale volante come moltiplicatore di forze. Fino al 2035, la strategia proposta dell’Air Force prevede l’impiego massiccio di F-15 e F-16 per i compiti di fascia bassa, riservando agli F-22 le sole missioni di fascia alta. In merito al Penetrating Counterair, dovrà massimizzare una serie di compromessi tra autonomia, carico utile, sopravvivenza, letalità, accessibilità, e sostenibilità.

“Coerentemente con una mentalità di acquisizione agile progettata per l’entrata in servizio secondo i tempi richiesti, si richiede uno sviluppo rapido che possa rispondere alle minacce future”.

Il PCA sarà quasi certamente un drone a bassa osservabilità che sfrutterà il know how acquisito con le piattaforme testate pubblicamente e non. Potrebbe trattarsi dell’SR-72 con motore a ciclo combinato. A differenza delle limitazioni tradizionali (reattori, statoreattori e scramjet possono operare soltanto a diversi regimi di velocità), il nuovo sistema propulsivo mira a risolvere questo problema utilizzando un motore a turbina per la bassa-velocità ed uno scramjet a velocità elevate.

Del dimostratore della Lockheed conosciamo le dimensioni, le medesime del Raptor ed il costo, circa un miliardo di dollari per il primo prototipo operativo. Il Penetrating Counterair rispolvera il concetto della ricognizione persistente. Invisibile ai radar (a gran parte di essi), potrebbe volare in profondità nello spazio aereo nemico ed aggirerebbe il problema dei satelliti, confinati dalle loro orbite. Se armati, gli SR-72 potrebbero colpire qualsiasi bersaglio del pianeta in 90 minuti. Tuttavia, sarebbe più economico armare i sottomarini con missili ipersonici che finanziare una flotta SR-72. Nel documento strategico non si fa riferimento alcuno al presunto Programma Fenice che avrebbe dovuto riportare in vita l’F-22 Raptor, già ritenuto non-starter.

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