Brescia, il paese caccia i profughi con un referendum

Brescia, il paese caccia i profughi con un referendum
20 Marzo Mar 2017 20 marzo 2017

Il sindaco di Treviso Bresciano indìce un referendum per decidere sull'accoglienza di sei profughi e gli abitanti dicono No agli stranieri

Hanno votato ed hanno detto no. Gli abitanti di Treviso Bresciano, piccolo Comune della Val Sebbia, in provincia di Brescia, hanno partecipato a un referendum sull'accoglienza di sei profughi. Decidendo di chiudere le porte agli stranieri.

Di fronte alla richiesta della Prefettura bresciana di aderire al sistema Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati, ndr), il sindaco Mauro Piccinelli ha deciso di indire una consultazione popolare a cui hanno partecipato 114 residenti sui 550 abitanti del borgo: "Volete voi che sul nostro territorio arrivino dei profughi?".

In 68 hanno detto No, mentre in 46 hanno detto Sì. Semplicemente, i profughi non arriveranno per volontà popolare. "Usiamo uno strumento messo a disposizione dallo statuto per le questioni che toccano da vicino la comunità ed è giusto che i cittadini possano pronunciarsi", spiega il primo cittadino.

L'adesione dei Comuni allo Sprar avviene su base volontaria, ma non è raro che alcune amministrazioni municipali contrarie all'accoglienza vedano arrivare sul proprio territorio pattuglie di profughi ospitate in strutture private. Nella zona di Treviso Bresciano, però, non sono pochi i sindaci "ribelli" che si oppongono alle richieste del governo: i paesi a guida leghista che si sono già opposti sono Agnosine, Gavardo, Vallio Terme e Vestone. Anche il presidente della comunità montana si è detto sfavorevole. Ma a nessuno, finora, era venuto in mente di legittimare questa linea politica ricorrendo a un referendum popolare.

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