Comey (Fbi): "Indagine sui legami tra Mosca e Trump. Gli hacker russi non hanno alterato voto"

Comey (Fbi): Indagine sui legami tra Mosca e Trump. Gli hacker russi non hanno alterato voto
20 Marzo Mar 2017 20 marzo 2017

Audizione alla Camera del capo dell'Fbi, James Comey: aperta un'inchiesta sulle interferenze russe nelle ultime elezioni presidenziali americane. "Hacker russi non hanno alterato voto". E su Obama: "Non ha fatto spiare Trump"

C'era molta attesa per l'audizione al Congresso di James Comey, direttore dell'Fbi, e del numero uno dell'Nsa, Mike Rogers. Vediamo com'è andata. Il capo del bureau ha confermato l'esistenza di un'indagine sui presunti legami tra la campagna di Donald Trump e la Russia nel corso delle ultime elezioni. "Seguiremo i fatti ovunque ci porteranno", ha detto Comey davanti alla Commissione intelligence della Camera dei rappresentanti, assicurando la massima imparzialità dell'inchiesta. Quest'ultima svolgerà gli accertamenti "su eventuali legami tra persone della campagna di Trump e il governo russo e se vi fosse un coordinamento tra la campagna (del candidato alla presidenza, ndr) e le iniziative russe".

Un altro aspetto molto importante reso noto da Fbi e Nsa è questo: gli hacker russi non hanno alterato i risultati elettorali dei cosiddetti "swing states", gli stati chiave per la vittoria di Trump. Alla domanda posta dal repubblicano Devin Nunes, presidente della commissione, sia Comey che Rogers hanno risposto che non ci sono prove di interferenze russe nel conteggio dei voti in Michigan, Pennsylvania, Wisconsin, Florida, North Carolina e Ohio.

Obama non ha fatto spiare Trump

Per Comey non esiste alcuna informazione a sostegno dell'accusa di intercettazioni a suo danno lanciate da Trump nei confronti del suo predecessore Barack Obama. "Con tutto il rispetto per il presidente - ha affermato Comey - non ho alcuna informazione di in grado di supportare tali tweet (il presidente aveva formulato le proprie gravi accuse tramite Twitter, ndr)".

Le preferenze di Mosca

Comey ha aggiunto che nelle ultime elezioni la Russia aveva una "preferenza positiva" per Trump rispetto alla sua rivale Hillary Clinton. L’indagine dell’Fbi è partita lo scorso luglio dopo l’hackeraggio dei computer del Partito democratico. Comey ha spiegato che Putin, "detestando" la Clinton, ha favorito Trump cercando di danneggiare la rivale. Poi ha aggiunto che il presidente russo preferisce gli "uomini d'affari" perché "è più facile trattare con loro e sono più aperti al negoziato". Comey ha quindi citato come esempi i nomi dell'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e dell'ex premier italiano Silvio Berlusconi.

Democratici all'attacco su Flynn

L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Michael Flynn, dovrebbe essere indagato per aver accettato soldi dal governo russo. L'ha chiesto la deputata democratica Terri Sewell nel corso dell'audizione. Durante la quale è stato ricordato che Flynn, costretto alle dimissioni 24 giorni dopo la sua nomina perché erano emersi i suoi incontri con l'ambasciatore russo a Washington, nel 2015 accettò un pagamento di 35mila dollari per partecipare ad un evento dell'emittente russa RT, controllata dal Cremlino. E in un'intervista del luglio 2016 Flynn aveva negato di aver mai preso soldi dal governo russo.

Raffica di tweet del presidente

Poco prima dell'inizio dell'audizione Trump aveva sfornato alcuni tweet. In uno si legge che "i democratici si sono inventati ed hanno spinto la storia russa come scusa per aver fatto una terribile campagna: questa storia è fake news e tutti lo sanno". In un altro tweet ha lanciato la caccia alla gola profonda che fa trapelare le notizie riservate: "La storia vera su cui Congresso, Fbi ed altri dovrebbero indagare sono le fughe di notizie di informazioni classificate. Bisogna trovare subito il responsabile!". In un terzo tweet Trump ha rilanciato quanto dichiarato dall'ex capo del National Intelligence, che in un'intervista tv aveva detto di non essere a conoscenza di alcuna prova che colleghi Trump o la sua squadra alla Russia: "James Clapper ed altri hanno affermato che non ci sono prove che Potus (l'acronimo che indica il presidente degli Stati Uniti, ndr) abbia avuto relazioni con la Russia".

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