"Il mio ex ha rubato mia figlia". I 500 minori rapiti in famiglia

Il mio ex ha rubato mia figlia. I 500 minori rapiti in famiglia
20 Marzo Mar 2017 3 giorni fa

Lo strazio di una madre che da due anni non abbraccia la sua bimba. Un diritto negato nel silenzio dei tribunali

Succede così, un giorno qualunque. Non c'è preavviso, motivazione, spiegazione. L'orologio che segna le ore, i giorni. Le settimane. È vuoto e silenzio, disperazione e pianti e urla contro un muro di gomma. È successo così anche a Giovanna, una domenica che toccava al padre. La figlia di undici anni che sarebbe dovuta tornare a casa e che invece non ha più suonato alla porta. Sparita, o meglio, sequestrata dall'altro genitore. Il padre che non risponde alle chiamate, le telefonate a consumarsi le dita, il cellulare non raggiungibile, il rischio di impazzire. I giorni che passano così, i tentativi di incontrare la bimba, lui che non apre la porta, la bambina chiusa in casa. Sembra paradossale ma è realtà. Possibile che nessuno intervenga? Eppure succede tutto in Italia, tra un paese dell'hinterland di Milano, e Desenzano del Garda in provincia di Brescia dove abita la mamma. Sulla carta ci sono gli accordi di divorzio consensuale da rispettare di pochi anni prima. La piccola affidata alla madre, e il padre con i giorni prestabiliti dal giudice. «Mai negati», assicura Giovanna. Lui che non paga gli alimenti da oltre due anni. I litigi tra la coppia, come da copione, in mezzo la bambina tirata dalla parte di uno o dell'altro. «Ogni fine settimana che la mia bambina stava col padre, tornava molto aggressiva, mi rinfacciava che chiedevo i soldi al padre che era in difficoltà, mi colpevolizzava di cose che lei non avrebbe neppure dovuto sapere». Quintali di cattiveria riversati addosso uno all'altro. Sotto, schiacciati dalle macerie della rabbia e della frustrazione i bambini, vere vittime di queste guerre di famiglia. Spettatori disarmati e insofferenti di vere e proprie guerre fredde.

La crociata di Giovanna per «liberare» la figlia inizia senza perdere tempo, in una corsa contro il tempo fatta di avvocati, perizie e sentenze. Ma si accorge subito di andare a sbattere contro muri di gomma. Scopre che la bambina il venerdì prima di partire con il padre aveva salutato i compagni dicendogli addio. Tutto premeditato? Successivamente parte una denuncia dal padre per presunti maltrattamenti sulla bambina da parte della madre. Lei risponde con richieste di perizie in cui emerge un quadro positivo della donna. Lei che in lacrime spiega: «la procura ad oggi continua a chiedere l'allontanamento di mia figlia dal contesto paterno per i gravi rischi psicologici a cui è esposta la bambina ma il tribunale dei minori di Brescia non ha ancora fatto niente». E intanto passano gli anni. Due per l'esattezza. Un'eternità per una madre a cui è stata sottratta ingiustamente una figlia. In mezzo ci sono mortificazioni e umiliazioni. Il Tribunale che stabilisce uno spazio privato di Milano a pagamento per poter effettuare incontri con la bambina. «Sorvegliati e a pagamento, 45 euro all'ora, si immagini che tristezza, vedere la mia bambina solo in uno spazio del genere, come se fossi una delinquente». E alla tragedia dell'ingiustizia si aggiunge anche la meschinità del denaro. Che diventa indispensabile per continuare a lottare. «In un anno e mezzo ho speso 15mila euro per riavere mia figlia. Ma conosco persone che hanno perso tutto. Un padre, un operaio ha speso 40mila euro e alla fine ha rinunciato a rivedere il figlio. Ci sono anche genitori che per il dolore non ce l'hanno fatta. Una donna si è tolta la vita. All'inizio pensavo che il mio era un caso isolato. Ho pianto per giorni, una cosa così ti rovina la vita. Poi ho guardato in rete, ho visto che ci sono casi come i miei, di altre donne disperate e nella stessa situazione. Le ho raggruppate tutte. Oggi sono in contatto con almeno 40 donne». Donne e padri che perdono i figli, sottratti ingiustamente dall'altro genitore. Una tragedia silenziosa di cui nessuno parla. «Sono più di 500 i casi in Italia, spiega l'avvocato Marcello Mazzola. Senza parlare dei casi sommersi. E non parliamo di genitori stranieri, ma di italiani. La giustizia è sorda rispetto alle esigenze di queste persone, i giudici si giustificano che piovono troppi fascicoli da leggere, le consulenze durano sei mesi invece di tre, altre volte c'è semplice negligenza. Milioni di persone coinvolte che soffrono. Per anni. Troppi e nessuno gli restituirà mai questo tempo».

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