La Lega dei bossiani sogna il federalismo: non perdiamo il Nord

La Lega dei bossiani sogna il federalismo: non perdiamo il Nord
20 Marzo Mar 2017 20 marzo 2017

I fedelissimi del Senatùr si organizzano per rilanciare le battaglie storiche

Roma - Truppe del Senatùr in movimento. Sono diversi i segnali che arrivano dal profondo nord. La Lega di Bossi, quella fortemente regionalizzata, a vocazione nordista, legata al concetto di Padania con le grandi manifestazioni sul Po, poi marginalizzata dall'ascesa di Roberto Maroni e sostanzialmente superata con le velleità nazionali di Matteo Salvini, tenta di rialzare la testa. Sono giorni che circolano indiscrezioni sulla volontà di compiere una mossa politica. Le ultime voci vengono rilanciate da LoSpiffero.com che racconta come qualcosa, fra i nostalgici del Carroccio delle origini, si stia muovendo.

Il giornale on line cita un fedelissimo di Bossi, Oreste Rossi detto Tino, alessandrino, nell'84 primo segretario nella sua provincia del Moviment autonomista piemonteis che poi diventerà Lega Nord Piemont, deputato per tre legislature dal '92 al 2000, poi consigliere regionale e quindi nuovamente deputato a Strasburgo con oltre 14mila preferenze. «Già alle prossime politiche ci vorrebbe una nuova Lega. Basta che Umberto Bossi decida e si torna a quella vera». Il suo addio al Carroccio coincise con l'ascesa di Maroni. «Avevo capito che senza Bossi e con la piega presa da Maroni, la Lega che avevamo costruito, quella che aveva riempito le piazze e il cuore di tanti piemontesi, lombardi, veneti e liguri non sarebbe più stata la stessa. La Lega continua a non essere la vera Lega, anzi se n'è allontanata ancora di più».

La chiave, secondo Rossi, non è fare la battaglia dentro la Lega «perché Salvini ovviamente si è garantito una maggioranza, bensì dare vita a un nuovo movimento, ma se non si muove Bossi noi non ci muoviamo. Capisco anche Umberto che, da fondatore, non vuole rinunciare alla sua creatura e continua a dire che bisogna cambiarla dall'interno, ma la vedo durissima». Allo Spiffero l'esponente piemontese fa una previsione: «Oggi si punta tutto sulla protesta senza proposte. Finirà che Salvini prenderà voti nuovi, dividendoseli con Grillo, magari qualcuno al Sud, ma perdendo gran parte degli elettori storici e dei consensi qui al Nord». Da tempo nella Lega è aperto un confronto sulla direzione da prendere. E al di là del possibile lancio di un nuovo soggetto attorno alla figura del fondatore, la corrente di coloro che spingono per un ritorno alle origini, promuovendo il federalismo, riportando al centro le Regioni, lavorando per un'Europa a due velocità, esiste e lancia segnali. Questi settori del movimento, però, non sembrano molto interessati a creare una Lega bis e a ripartire dalle origini, quanto piuttosto a imporre una correzione di rotta al segretario.

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