Spalletti&Sarri la raffinatezza del pensiero

Spalletti&Sarri la raffinatezza del pensiero
20 Marzo Mar 2017 3 giorni fa

C'è una cosa che accomuna Maurizio Sarri e Luciano Spalletti: l'eleganza, o meglio, la raffinatezza del pensiero e della parola. Vengono dalla terra di Dante, del Petrarca e del Boccaccio, anche se all'anagrafe uno dei due è registrato nel comune di Napoli, ma l'accento, la dizione sono toscanamente chiare. Ogni giorno risciacquano i panni in Arno e il loro eloquio, accompagnato alla ricerca dell'affabulazione, conferma che ci troviamo di fronte a due autentici fenomeni della comunicazione moderna, una sintesi tra Galeazzo Florimonte e Sigmund Freud (si badi bene, nessuno dei due giocò mai a football).

A Maurizio Sarri fa schifo giocare a mezzogiorno e mezzo. Gary Cooper avrebbe detto più gentilmente «Il mezzogiorno di fuoco non mi garba». Ma Sarri non è mica Will Kane, lo sceriffo del film western. Lui è un uomo diverso, dai modi spicci, lucida la stella sul petto dando del frocio a Mancini o annunciando di voler fare «girare i coglioni» al Real Madrid. Per solidarietà di categoria, anche Montella e Pioli dovrebbero dire, fin da oggi, che giocare il derby di Milano, di sabato pre pasquale, a mezzogiorno e mezzo, non soltanto fa schifo ma è roba da perversi, chissenefrega dei cinesi e dei loro diritti televisivi, qui siamo in Italia e nuotiamo nell'oro, debiti a parte.

A confermare la comunanza con Spalletti, lo stesso Sarri ha detto che l'eliminazione dall'Europa League della Roma non è colpa dei gol del Lione ma della Lega calcio che, con questo calendario folle, non tutela le squadre italiane. Forse ci vorrebbe l'Ogino Knaus per evitare guai. Segnalo a Sarri che anche Mourinho prima ha attaccato il sistema inglese che non protegge i club, poi, però, ha passato comunque il turno di coppa, eliminando il Rostov.

Spalletti non ha bisogno dell'assistenza del collega. Sabato si è esibito in una kafkiana esternazione di concetti tesi a offendere il cronista che gli aveva posto la domanda, rispondendogli sulla fortuna dell'essere e dell'esistere, sul reddito proprio ben differente dal misero patrimonio altrui, di uno sfigato. Sono segnali interessanti, non di un disturbo psichico, perché questa sarebbe un'offesa grave ma, piuttosto, di una maleducazione miserabile, nuovo distintivo di personaggi cafoni che non conoscono il rispetto se non del denaro, sono docenti di tattica ma nulla sanno della sintassi, né paratattica, né ipotattica. Ma mi rendo conto che tutto questo potrebbe fare schifo o essere incomprensibile. Alexandre Dumas padre diceva che c'è una differenza tra i cattivi e gli ignoranti: i cattivi ogni tanto si riposano.

PS: anche Dumas non giocò mai a calcio.

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