Fini, Elisabetta e il riciclaggio: "Coinvolti in fatti seriali"

Fini, Elisabetta e il riciclaggio: Coinvolti in fatti seriali
21 Marzo Mar 2017 21 marzo 2017

Per il gip sono responsabili quanto Giancarlo Tulliani. Incontro con Corallo alla Camera per la casa monegasca

Due verbali inchiodano Gianfranco Fini. Che emerge come personaggio centrale nell'inchiesta per riciclaggio che gira intorno allo «strano» rapporto tra Francesco Corallo e i Tullianos, la famiglia della compagna dell'ex leader di An, Elisabetta. Così centrale che il gip gli cuce addosso lo stesso abito confezionato per compagna e cognato, tutti «coinvolti in fatti seriali, di identica, gravissima lesività, che hanno ricoperto un lungo arco temporale», «reati che avrebbero connotato un'intera fase politica, toccando in profondità l'ordinamento economico dello Stato».

IL PENTITO DEI CASALESI

Dei due verbali scottanti per Fini, il primo è quello di un pentito legato al boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, Luigi Cassandra. Questi, raccontando di un pranzo romano da «Fortunato al Pantheon» legato al passaggio della gestione del gioco d'azzardo (fonte di guadagno per il clan) da una famiglia finita dietro le sbarre a un'altra, riferisce di aver incontrato a pranzo Corallo e Laboccetta insieme all'ex senatore (An e Pdl) Gennaro Coronella. «Prima dell'incontro Coronella - dice Cassandra - mi spiegò che le sue conoscenze politiche presso Laboccetta, Corallo, il cognato di Fini e Fini avrebbero pesato su Tancredi (altro imprenditore del gioco, ndr) e l'avrebbero convinto perché tutto girava intorno a Fini». E ancora, il pentito affonda: «Mi spiegò quindi meglio, che Laboccetta, Corallo, il cognato di Fini erano addentrati e uniti nel mondo dei giochi e che dietro di loro c'era l'onorevole Fini come massimo riferimento politico».

IL NIDO A MONTECARLO

È Laboccetta, invece, a raccontare la sua versione della genesi dell'affaire monegasco, con un prologo alla cessione della casa donata ad An. Nel 2008, racconta l'ex parlamentare (che riferisce anche di «un tentativo di Fini di reclutare parlamentari per far cadere il governo Berlusconi», nonché di come l'ex leader di An si sarebbe vantato con Corallo della sua amicizia col direttore dei Monopoli, Giorgio Tino), «nel corso di un pranzo Giancarlo Tulliani, anche a nome di sua sorella Elisabetta e di Fini, informò Corallo e me che doveva aiutarli a comprare una casa a Montecarlo». Naturalmente Corallo, che «teneva» al rapporto con Fini, spiega al cognato del presidente della Camera che «una cosa del genere gliela dovevano chiedere direttamente gli interessati». E così accade: «Tulliani telefonò a Fini - mette nero su bianco Laboccetta - e dopo poco andammo negli appartamenti della Camera: eravamo Tulliani Giancarlo, Elisabetta, Fini, Corallo e io. Fini disse che lui e Elisabetta desideravano una casa proprio a Montecarlo e aggiunse testualmente siamo certi che vorrai aiutarci a esaudire questo nostro desiderio. E Corallo si dichiarò disponibile».

SHOPPING MONEGASCO

A quel punto, racconta ancora Laboccetta, non restava che cercarla, così «dopo la primavera del 2008, Fini chiese a Corallo di accompagnare il cognato nella trasferta monegasca e Corallo mi chiese di accompagnarli». Volo privato da Ciampino e stanze all'Hermitage: a pagare il conto provvede l'uomo di Atlantis. Ma le case proposte dalle agenzie sono troppo care. Corallo non è convinto. Per fortuna salterà fuori la casa donata dalla contessa Colleoni. E Corallo finanzierà l'operazione. Nonostante Laboccetta dica di averlo messo in guardia da quei «parenti» di Fini: «Gli spiegavo che i due fratelli Tulliani erano arroganti e invadenti», ma Corallo «manteneva i rapporti con i Tulliani perché aveva compreso che erano in grado di condizionare pesantemente le scelte e le valutazioni del Presidente della Camera», e avere «il favore di Fini» gli era «utile a tutela dei suoi interessi imprenditoriali».

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