Francia, tutti contro Macron nel duello tv per gli indecisi

Francia, tutti contro Macron nel duello tv per gli indecisi
21 Marzo Mar 2017 21 marzo 2017

Primo dibattito tra i cinque principali candidati alla presidenza. Le Pen sicura, ma Fillon si gioca tutto

A cinque settimane dal primo turno, il voto presidenziale si anima col faccia a faccia tv che potrebbe ribaltare i sondaggi della vigilia. I cinque principali candidati all'Eliseo ieri sera si sono ritrovati su Tf1 davanti a una Francia che ha ancora 4 indecisi su 10. Due ore e mezza in prima serata scandiscono la maratona elettorale che finora ha visto Emmanuel Macron testa a testa con Marine Le Pen per la vittoria finale del 7 maggio. Soprattutto è servito e vedremo i nuovi sondaggi a partire da oggi a definire meglio il nome del probabile secondo classificato al primo turno, a oggi Macron.

Proprio il leader di En Marche!, ieri è stato il bersaglio numero uno. Preso di mira da destra: col repubblicano François Fillon che lo rincorre e dice «sarò il presidente che libererà la Francia dalla burocrazia e proteggerà i francesi dalle violenze interne ed esterne affrontando il pericolo del fondamentalismo islamico», e Le Pen che parte in vantaggio ed è quasi certa del ballottaggio. «BleuMarine» ha cercato di far dimenticare le inchieste che la riguardano rilanciando l'idea della «sovranità nazionale» rinegoziando i trattati con l'Ue. Macron è attaccato anche da sinistra: da Benoit Hamon, a cui ha già sottratto voti e grandi elettori Ps, e da Jean-Luc Mélenchon. Tra i due esponenti della gauche frecciate utili più alla guerra interna, che non a disegnare un programma presidenziale.

Macron ha tenuto bene, rispondendo alle provocazioni: «Sono qui perché ho lavorato, non come uomo di partito, sono stato funzionario, banchiere, ministro e ho preso le mie responsabilità lasciando il governo Hollande per un movimento nuovo». Scandisce i concetti meglio delle prime uscite. Si è rivolto a uno specialista della voce dopo i pessimi inizi dal vivo in cui veniva bersagliato di parodie. Gli esercizi con un baritono lo stesso voluto da Sarkozy nel 2007 gli hanno insegnato a tenere la voce ferma ed è parso consapevole del formato: il faccia a faccia a lui inedito. Non ha primarie, né dibattiti alle spalle. Presto per dire se incarna la figura presidenziale.

Le Pen, abituata ai faccia a faccia, ha puntato sui social per fare eco ai suoi slogan: ai simpatizzanti del Fn ha chiesto di cambiare foto e immagine di copertina di Facebook in favore di quel «Voto Marine, in nome del popolo» che campeggia sui suoi manifesti. Ieri, nel dibattito, Twitter è stato invaso di hashtag #AvecMarine #DébatTF1 #AuNomDuPeuple. Selfie davanti alla tv. Ottimismo a go-go. La base ha risposto. Unica donna ad avere chance, è stata bersagliata da Hamon. Il socialista, fiero di aver annunciato una presidenza «femminista», chiede di aspettare per vedere una donna all'Eliseo. Altrimenti si avrebbe Le Pen e un «popolo bellicoso».

A dar coraggio a Marine, i sondaggi in vista del 23 aprile, che lascerà due candidati: Le Pen 26%, Macron 25%. Alla vigilia perdevano qualcosa entrambi in favore di un Fillon giunto al 18%, tutt'altro che fuori gioco, Hamon al 12,5% e Mélenchon con l'11,5%. Il dibattito sembra aver modificato qualcosa, con Mélenchon, della Francia ribelle, che le suona all'avversario socialista annunciando «la fine della monarchia presidenziale e l'uscita dal nucleare». Fillon recupera al centro sognando il secondo posto. Forgiato da giorni durissimi in cui la sua candidatura è stata messa in discussione dal suo stesso partito, a tutte le domande che riguardano l'inchiesta per appropriazione indebita di fondi pubblici «risponderà il mio avvocato, io sono qui per parlare delle mie proposte».

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