Manovra e caos voucher. Le ultime grane del governo

Manovra e caos voucher. Le ultime grane del governo
21 Marzo Mar 2017 21 marzo 2017

Sulla correzione dei conti Padoan spera di limitare l'aumento delle accise. Lavoro saltuario senza norme

Improvvisazione, estemporaneità, confusione. Sinonimi della gestione politico-economica del Paese. Anche se lavoro e conti pubblici sono due materie differenti, l'Italia sta offrendo una pessima immagine a livello organizzativo in entrambi gli ambiti. Da una parte, la cancellazione dei voucher per decreto rischia di mettere in imbarazzo coloro che vogliono utilizzare fino al 31 dicembre i buoni già acquistati: è infatti scomparsa tutta la normativa di riferimento. Stesso discorso per la manovra correttiva da 3,4 miliardi richiesta dall'Unione europea: il governo, per bocca del ministro dell'Economia Padoan, ha confermato che sarà aspettato l'ultimo minuto utile per vararla, cioè dopo la presentazione del Def. Non sembra la mossa migliore per rassicurare i mercati, ma non vi sono molte alternative dovendo comporsi un puzzle complicato a base di tasse.

Partiamo dai voucher. La Fondazione studi dei Consulenti del lavoro ha rilevato come per i buoni lavoro acquistati sino al 17 marzo 2017 «ci si troverà di fronte alla necessità di gestire un rapporto di lavoro senza regola alcuna». L'abrogazione dei tre articoli sui voucher contenuti nel decreto legislativo sul lavoro accessorio emanato nel 2015 nell'ambito del Jobs Act ha cancellato con un colpo di spugna l'intera fattispecie. Attualmente esistono il lavoro subordinato e le collaborazioni coordinate e continuative. Dunque i voucher non solo non si possono attivare, ma non esistono più nemmeno le sanzioni per il loro utilizzo inappropriato. Ecco perché i consulenti del lavoro hanno chiesto al Parlamento di modificare il decreto. Il testo dovrebbe essere esaminato a partire da giovedì dalla commissione Lavoro della Camera. E non è un caso che ieri il sito dell'Inps sia andato in tilt: non era infatti possibile attivare nuovi voucher. Ma anche questo difetto dovrebbe essere corretto, pena lo sprofondare nel sommerso di tutta l'economia connessa ai buoni lavoro.

La situazione non migliora se si guarda alla correzione dei conti. «La manovra aggiuntiva sarà presentata parallelamente al Def: non è in quanto tale parte del Def, quindi sarà presentata attorno al Def, magari, forse, qualche giorno dopo», ha spiegato ieri Padoan prima di partecipare alla riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles. D'altronde, il titolare del Tesoro può approfittare dell'indirizzo «politico» europeo che non intende inasprire i conflitti con i Paesi meno disciplinati allo scopo di arginare le ondate populiste. «Non ho alcuna ragione, anzi il contrario, per credere che il governo italiano stia pensando di non mantenere gli impegni presi», ha commentato il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici che oggi incontrerà Padoan.

Al momento i tecnici di Via XX settembre stanno vagliando tutte le opzioni e quella che sembra riscontrare il maggior consenso è l'estensione della platea e la proroga al 2020 del regime di split payment dell'Iva. Se la misura, catalogabile come recupero di evasione, dovesse ricevere luce verde da Bruxelles si potrebbe dare il via a un intervento che consentirebbe il recupero di almeno un miliardo di euro riducendo, eventualmente, il progettato incremento delle accise. In questo modo si potrebbe venire incontro ai desiderata di Matteo Renzi che non vorrebbe aumentare il prelievo sui carburanti. Si valuta, infine, anche un taglio alle spese di funzionamento dei ministeri.

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