Rivoluzione Fintech, sfida al sistema finanziario

29 Marzo Mar 2017 29 marzo 2017

Punti di forza: comodità di operare a distanza, costi inferiori per i servizi di «private banking»

La rivoluzione Fintech (l'unione di finanza & tecnologia) continua a lanciare la sfida al settore bancario e assicurativo classico. Una recente conferma giunge dall'operatore fintech anglosassone Funding Circle che ha messo sotto esame il suo portafoglio in due scenari sfidanti: uno di questi rispecchiava la grande crisi del 2008-2009 mentre l'altro, più prudenziale, si basava sullo scenario 2016. Entrambi i test sono stati superati a pieni voti, mentre la banca Royal Bank of Scotland (a cui fanno capo circa un terzo del mercato dei prestiti alle Pmi britanniche) ha fallito il test prudenziale. Sempre in quest'ottica, è stata lanciata reFees, la start-up innovativa fintech (www.refees.it) che consente, in modo comodo e gratuito, a tutti gli investitori di comprendere con chiarezza quanto costano gli strumenti di investimento da essi detenuti, offrendo la possibilità inoltre di accrescere la propria competenza finanziaria attraverso una sezione educational. È sufficiente registrarsi e inserire il nome per esteso dei prodotti in portafoglio o l'Isin (il codice di 12 cifre che identifica ogni singolo strumento finanziario) e il controvalore investito, per conoscere immediatamente quanto si spende ogni anno in commissioni e costi amministrativi. Il sistema, inoltre, fornisce una indicazione di massima sui costi sostenuti: se appare l'indicazione «costo alto» significa che l'ammontare pagato ogni anno eccede quello che si può ottenere (di solito limitato all'1% annuo) con il medesimo portafoglio costituito da etf e non con fondi comuni e comparti di sicav estere. Un altro esempio è la Sim di gestione patrimoniale Euclidea che offre soluzioni di investimento personalizzate a costi dimezzati rispetto alle offerte di gestione patrimoniale tradizionali: soglia di investimento minima a partire da 10 mila euro con investimenti in etf e nei migliori fondi attivi.

A questa sfida le reti private italiane rispondono in modo differenziato. Allianz Bank Financial Advisors, per esempio continua a puntare sui consulenti private di alto livello: dopo gli oltre 120 reclutamenti effettuati nel 2016, da inizio anno sono già i sei i nuovi consulenti con questo standing in Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio che sono entrati a far parte della squadra di Allianz Bank Financial Advisors, la Banca Rete di Consulenti Finanziari del Gruppo Allianz in Italia guidata dall'Amministrator delegato Giacomo Campora. Altri gruppi, invece, preferiscono puntare anche sulla solidità finanziaria, un aspetto che è diventato sempre più importante per i clienti dopo la grande crisi economica 2007-2008. Tra questi, per esempio, Banca Mediolanum il cui capitale primario CET1 Ratio, Tier 1 Ratio e Total Capital Ratio coincidevano ed erano pari al 20,0% a fine dicembre 2016, un livello largamente superiore a quello richiesto dall'autorità di vigilanza e quasi triplo se si considera il solo CET1 Ratio. Non mancano, infine, le collaborazioni come la partenrship siglata tra Deutsche Bank e Nordea Asset Management, il principale gestore di investimenti nella regione Nordica con oltre 230 miliardi di asset. Grazie all'accordo, la rete di consulenti finanziari di F&F Banca, le filiali tradizionali e il private banking di DB arricchiscono il proprio portafoglio prodotti con i 77 comparti che compongono la Sicav Nordea 1.

EMo

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