Se le bombe chimiche di Idlib sono prodotte dai ribelli "moderati"

Se le bombe chimiche di Idlib sono prodotte dai ribelli moderati
5 Aprile Apr 2017 05 aprile 2017

Altro che bombardamenti col gas Sarin, l'aviazione siriana ha distrutto un magazzino di armi chimiche prodotte dai ribelli. Quelle armi avrebbero dovuto essere consegnate in Iraq

L'aviazione siriana ha distrutto un magazzino di armi chimiche prodotte e raccolte dai jihadisti nella provincia di Idlib. La notizia viene data dal Generale-Maggiore russo Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa russo, che conosce bene il territorio in questione considerata la sua costante presenza presso la base di Hmeymim, in Siria, da dove decollano i caccia bombardieri russi.

Il raid siriano partito nella giornata di martedì ha preso di mira un grande deposito nei pressi della cittadina di Khan Sheikhoun al cui interno venivano prodotte e conservate grosse bombe con gas tossico che dovevano poi essere consegnate in Iraq. Konashenkov ha tra l'altro ricordato che l’utilizzo di questa tipologia di armamenti da parte dei “ribelli” era già stato confermato sia dal governo iracheno che da alcune organizzazioni internazionali.

Si tratta del terzo attacco messo in atto dai ribelli, con armamenti chimici, nell’arco di due settimane; altri casi analoghi si erano verificati a fine ottobre e a novembre dello scorso anno mentre all'inizio della scorsa settimana esperti di una commissione russa sulle armi chimiche e biologiche avevano rinvenuto prove dell’utilizzo di bombe al cloro e al fosforo da parte dei jihadisti nella zona di Aleppo. Lo stesso tipo di munizioni era inoltre stato usato dai jihadisti nel 2016 sempre ad Aleppo, tanto che le vittime di Khan Sheikhoun presenterebbero gli stessi sintomi. Domenica 13 novembre 2016 infatti i jihadisti avevano preso di mira alcune postazioni dell’esercito regolare siriano nella zona di al-Nairab utilizzando armi chimiche tra cui le famigerate bombe al cloro. Ovviamente insieme ai militari erano stati intossicati anche numerosi civili.

Mesi prima era inoltre emerso che le medesime tipologie di armi erano state utilizzate dall’Isis in Iraq, nella zona di Tikrit, come affermato da fonti governative irachene e con tanto di immagini diffuse dalla Bbc.

Cominciano dunque a emergere nuovi elementi che indicherebbero una versione ben differente da quella immediatamente e frettolosamente riportata da molti media, secondo i quali "è stato Assad".

Se le armi chimiche venivano prodotte e immagazzinate da quei jihadisti che alcuni preferiscono definire “ribelli moderati”, allora è lecito chiedersi per quale motivo questi personaggi venivano lasciati liberi di operare in questo modo nei pressi di zone abitate.

Se la produzione e l’utilizzo di armi chimiche è vietata, allora per quale ragione nessuno si è preoccupato di impedirne la produzione ai “ribelli”? E’ plausibile che la Coalizione occidentale non sapesse nulla di quanto stava avvenendo nonostante i diversi casi segnalati sia in territorio siriano che iracheno?

Per quale ragione poi non vi era stata la medesima levata di scudi ad al-Nairab lo scorso ottobre quando erano stati i “ribelli moderati” a colpire con armi chimiche? Non dimentichiamo inoltre la componente narrativa e quella strategica, egregiamente esposte dal professor Marco Lombardi del centro studi sul terrorismo Itstime/Università Cattolica: "In un bombardamento a tappeto avremmo avuto un risultato più certo. La questione del "chimico" è comunicativa e percettiva – esattamente come quella dei bambini – ed ha il risultato di farci pensare che un’arma sia più etica di un’altra. Insomma: bambini e armi chimiche sono due emblemi narrativi che hanno il risultato di farci accettare la morte degli adulti e le armi non chimiche… Una strategia comunicativa strumentalmente usata da governi, istituzioni e associazioni, per i loro interessi che distoglie l'attenzione dal problema: la guerra".

Tornando al discorso iniziale, prima di accusare un governo di utilizzare armi di distruzione di massa è necessario fornire delle prove, altrimenti si rischia di ripercorrere precedenti come il caso delle armi di Saddam Hussein, mai trovate ma sufficienti a distruggere e destabilizzare un Paese condannandolo ad anni di guerra civile. Tra l’altro è di questa mattina la notizia, pubblicata dall’agenzia Tass, secondo cui l’Onu non sarebbe in grado di verificare e documentare l’utilizzo di tali armi da parte dell’aviazione siriana nell’attacco di ieri.

Di fatto c’è una sostanziale differenza tra la versione secondo cui "Assad ha utilizzato armi chimiche" e quella che indica la distruzione di fabbriche di armi chimiche prodotte dai "ribelli moderati" e distrutte dall’aviazione siriana.

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