Missili Usa contro la Siria

Missili Usa contro la Siria
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7 Aprile Apr 2017 07 aprile 2017

Da due navi Usa di stanza nel Mediterraneo orientale sono stati lanciati 59 missili Tomahawk contro la base aerea siriana di Shayrat, da dove gli americani ritengono che sia partito l’attacco con il gas contro i civili

La rappresaglia è scattata. Gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco missilistico contro la Siria di Assad. Da due navi americane, di stanza nel Mediterraneo orientale, sono stati lanciati 59 missili Tomahawk contro la base siriana di Al Shayrat, da dove, secondo l’intelligence Usa, sarebbero partiti i caccia carichi di armi chimiche che martedì hanno colpito la città di Khan Shaykhun, a una settantina di km a sud di Idlib, uccidendo almeno 100 persone. In una nota il Pentagono ha definito la risposta americana "proporzionata" rispetto all’odiosa azione di Assad contro la propria gente. Il raid è scattato quando in Siria erano le 4.40 del mattino. "Dalle prime indicazioni - si legge nella nota - emerge che è stato severamente danneggiato o distrutto un aereo nonché infrastrutture ed equipaggiamenti di supporto". Secondo i media siriani le vittime del raid sono 15, di cui nove civili.

Donald Trump, dunque, ha voluto lanciare un avvertimento: "Questa notte chiedo a tutte le nazioni civilizzate di unirsi a noi per far cessare questo bagno di sangue e questi massacri in Siria e per porre fine al terrorismo di ogni tipo". Parlando ai giornalisti dal suo resort di Mar-a-Lago, in Florida, dove stava ricevendo il presidente cinese Xi Jinping, Trump ha detto che il governo siriano "ha ignorato le sollecitazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". "È di vitale interesse per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti prevenire e scoraggiare la diffusione e l'uso di armi chimiche letali".

Dura la reazione di Damasco. La tv di stato siriana ha parlato di "un’aggressione"."Quello che gli Usa hanno fatto - dicono dall’entourage di Assad - non è altro che un atto folle e irresponsabile che rivela la sua scarsa lungimiranza e la sua cecità politica e morale di fronte alla realtà". Pressoché identica la risposta di Mosca: "L'attacco americano è un'aggressione contro una nazione sovrana". L'attacco, sostiene il Cremlino, è stato sferrato sulla base di "un pretesto inventato". Quanto accaduto arrecherà "danni significativi alle relazioni Usa-Russia" e crea "un serio ostacolo" alla costituzione di una coalizione internazionale per sconfiggere l'Isis. Il presidente russo Vladimir Putin, prosegue il Cremlino, considera l'attacco un tentativo di sviare l'attenzione del mondo dalle vittime civili in Iraq, dove una serie di raid della coalizione a guida Usa il mese scorso ha provocato la morte di almeno 150 persone a Mosul.

Una fonte del Pentagono americano ha reso noto che l’attacco è un evento "one-off", una tantum. Non è prevista al momento un’escalation militare. Sempre che quanto accaduto non provochi un effetto a catena. Lo stesso Pentagono rivela che "le forze russe sono state informate in anticipo dell'attacco".

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